giovedì 18 gennaio 2018

MUSCOLI SCOLPITI E PROMESSE ELETTORALI


Linguaggio e (In-)comprensione

Quando parliamo, non ci capiamo del tutto, anzi, non ci capiamo affatto. L’idea secondo cui il nostro discorso è compreso adeguatamente da chi ci ascolta è piuttosto bislacca e, forse, anche illusoria; proviene, molto probabilmente, dalla storica presunzione del primato ‘scientifico’ della specie. Possedere tale primato neurobiologico tuttavia, cioè saper usare la parola, non significa comprenderne tutte le combinazioni, specie quando siamo destinatari di un messaggio. 

Ipotizziamo, allora, fin dalle prime battute, che il fenomeno della presunta comprensione non sia altro che una sorta di adesione o partecipazione a una funzione biologica collettiva, cosicché il sistema della lingua si configurerebbe come la risposta dell’aggregazione antropologica alle esigenze della specie. 

“Prova il nostro metodo per scolpire i tuoi muscoli in dodici settimane”: tutti noi abbiamo visto scorrere parecchie volte sulla nostra timeline uno slogan di questo tipo associato con le foto di un tizio che, tre mesi prima, era ossuto e aveva un addome cascante, e tre mesi dopo, per l’appunto, è diventato, ai nostri occhi, un Bronzo di Riace. Se queste forme di propaganda hanno successo – e purtroppo ne hanno! –, allora è evidente che il meccanismo di comprensione dei significati tra di noi è disfunzionale, fuorché vogliamo credere alla cicogna che porta i bambini o… agli anabolizzanti, che comunque non ci condurrebbero a certi risultati in così poco tempo. 


Proviamo ad analizzare il contenuto dello spot per scoprire com’è fatto e perché riesce a far breccia nella nostra percezione. Anzitutto, in posizione enfatica, si rileva un atto linguistico direttivo (‘call to action’ nel gergo del web marketing), cioè una formula con cui l’autore vuole che il destinatario compia una certa azione. Non a caso, il verbo è imperativo-esortativo. In secondo luogo, quest’azione è interamente finalizzata al raggiungimento del messaggio della subordinata. L’azione richiesta, da sé, non produrrebbe alcuna curiosità. Il costrutto, dunque, è ipotattico, anche se si articola in un solo livello. In genere, in pubblicità non è comune né efficace ricorrere alla sintassi complessa, ma, in questo caso, la scelta è giustificata dal rafforzamento che ne deriva. La “prova” che il fruitore deve fare è necessaria allo scopo: ‘chi non risica non rosica’ potrebbe essere la morale. A questo punto, intervengono principalmente due specifiche funzioni del linguaggio: la funzione conativa, che è contenuta nella frase “Prova il nostro metodo”, e la funzione poetica, che invece è veicolata dall’intero discorso. Con la prima, l’attenzione è rivolta al destinatario perché si tenta di persuaderlo ad agire; mediante la seconda, si punta all’effetto retorico ed estetico-esornativo del costrutto. Quest’ultima è l’autentica premessa all’inganno permanente, giacché le emozioni suscitate nel fruitore sono prive di un vero e proprio contesto, non hanno referenza, ma possono solo essere rinviate a un futuro d’immaginazione e intangibilità. 

Qual è la precondizione che ci permette di utilizzare l’immaginazione e l’intangibilità, a dispetto dell’apparente inconsistenza semantica? Le presupposizioni e le implicature, termini adottati dai linguisti per descrivere questi meccanismi, costituiscono la base su cui si poggia buona parte della comunicazione, in specie quella persuasivo-propagandistica. La presupposizione è qualcosa che, pur non essendo dichiarato apertamente nel discorso, è dato per scontato, una verità assunta a priori. Nelle circostanze che riguardano lo spot, l’enunciato da assumere come vero è: ‘esiste un metodo’; la qual cosa, se negata, annullerebbe l’effetto del messaggio. Quando il politico dice “aboliremo 400 leggi inutili”, la presupposizione che istruisce il discorso è “esistono 400 leggi inutili”. Nessun elettore sa se queste leggi siano davvero inutili né un programma elettorale può contenere per esteso 400 leggi apparentemente inutili, tuttavia il messaggio guadagna credito in quanto fondato sulla forza illusoria di ciò che non è dimostrabile ed è privo di contesto. 


Si badi che la quasi totalità delle nostre conversazioni si articolano grazie ai legami di assenza, che noi sosteniamo con le presupposizioni e le implicature. Quest’ultime, diversamente, sono delle vere e proprie deduzioni tacite e che noi ci consentiamo ‘indirettamente e inconsapevolmente’ per far parte del gruppo sociale in modo intimo e gratificante. Se mi lascio incantare da “Prova il nostro metodo per scolpire i tuoi muscoli in 12 settimane”, una delle implicature conversazionale può essere la seguente: ci si aspetta che per raggiungere la forma fisica ci voglia più tempo, ma… Se vogliamo rivedere la situazione del politico con riferimento alle implicature, l’implicatura è “400 leggi sono troppe”. 

Il linguaggio è una preziosa opportunità di adesione, ma bisogna stare molto attenti a ciò che si è convinti di aver capito. Se qualcuno ci dice “Il tuo naso è rosso”, il rossore del naso può significare tante cose, dall’ironia di chi parla al timore di una malattia, senza che si trascuri la bugia indefinita e senza preciso scopo. Se sentiamo dire “Antonio e Luisa si sono sposati”, ciò non significa che si sono sposati l’uno con l’altra. Può darsi che ognuno abbia un proprio partner e le coppie siano due. Bisogna sempre verificare il rapporto col mondo, in assenza del quale deve prevalere il dubbio scettico su tutto. Il motivo per cui le fake news diventano subito popolari e virali è tutto racchiuso nell’uso criminale di alcuni artifici del linguaggio, che ormai sono abbastanza naturali nelle trame dell’inganno. Quando i populisti dichiarano, a furor di popolo, di voler uscire dall’euro, a meno di doversi grottescamente ricredere poco dopo, non fanno alcun riferimento al contesto: cambio valutario, bilancia dei pagamenti, rischio di svalutazione della nuova moneta, perdita di competitività et similia. Sia chiaro: questa non è una presa di posizione politica a favore dell’euro, su cui, tra le altre cose, i dubbi sono legittimi! L’uscita dall’euro, nostro malgrado, ha lo stesso aspetto dei ‘muscoli scolpiti’ e fa leva sulle stesse precondizioni semantiche. 

Tutti noi abbiamo bisogno di partecipare al dialogo della comunità e lo facciamo non tenendo conto dei rischi, esponendoci alla tirannia del linguaggio e sancendo la nostra subalternità psicologica. 

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