mercoledì 4 gennaio 2017

L’ASSEGNO, IL PROTESTO E LA CAMBIALE

#errorieparole #legami 

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Quasi tutti ne hanno fatto uso o l’hanno avuto tra le mani; tutti, senza eccezioni, ne hanno sentito parlare; molti lo temono e lo reputano minaccioso, molti altri se ne servono in modo produttivo o, diversamente, senza scrupoli: stiamo parlando dell’assegno, che può essere definito sia come titolo di credito sia come ordine di pagamento. Da un po’ di tempo, su di esso circola una bufala mastodontica, vale a dire la teoria secondo la quale gli assegni siano emessi tutti con la clausola “non trasferibile”. Non è così. L’adozione della clausola “non trasferibile”, che ormai si trova, in effetti, su tutti gli assegni in circolazione, è solo la conseguenza della volontà del legislatore di contrastare aspramente il riciclaggio di denaro sporco, come si suol dire. Nella sostanza, tuttavia, la non-trasferibilità vale esclusivamente per gli assegni d’importo pari o superiore a € 1.000,00. Per cifre inferiori, invece, il correntista potrebbe richiedere alla propria banca un carnet privo della suddetta dicitura, pagando solamente € 1,50 per ciascun assegno circolare o bancario, come si legge inequivocabilmente nel testo redatto e pubblicato dalla Banca d’Italia.


Abbiamo iniziato la trattazione di questo argomento in modo anomalo proprio perché l’anomalia, in questo caso, domina la scena. Un altro equivoco grossolano, per esempio, riguarda la terminologia adottata: in parecchie circostanze, si sente dire che il traente è colui che riceve l’assegno, laddove è vero l’esatto contrario. Il traente è il titolare del conto dal quale l’assegno è emesso a vantaggio di un beneficiario, mentre la banca che riceve l’ordine di pagamento prende il nome di trattario. Se è vero che l’errato uso di un lemma del linguaggio tecnico non causa danni, nella maggior parte dei casi, è altrettanto vero che una conoscenza lacunosa dei metodi di gestione di un carnet può determinare illeciti amministrativi o, addirittura penali. È molto diffusa, per esempio, la pratica della post-datazione di un assegno, con la quale il traente indica una data successiva a quella entro la quale il titolo dovrebbe essere messo all’incasso. Si comprende bene che, il più delle volte, non si tratta di cattive intenzioni del debitore, tant’è che negli scambi commerciali si ricorre molto di frequente a questa prassi, tuttavia non bisogna mai dimenticare che la post-datazione non è affatto consentita dalla legge, come, di tanto in tanto e per faciloneria, si sente dire. La consegna del titolo al creditore, titolo che spesso è privo di provvista, cioè di fondi, sembra costituire emissione di garanzia, ma la frequenza con cui si verifica il fenomeno non è ancora stata accolta e disciplinata dalla legge. Non di rado, infatti, s’incorre in sanzioni pecuniarie, revoche di sistema, protesti e, nel peggiore dei casi, nella reclusione. La sanzione pecuniaria si può evitare tramite un pagamento tardivo. Talora, ciò che non può essere evitato è il meccanismo della già citata sospensione tardiva, con cui al correntista è vietata l’emissione di assegni bancari per sei mesi ed è imposta la restituzione di quelli in suo possesso, pur se non utilizzati. All’eventuale compilazione di un assegno in mancanza di autorizzazione farebbe seguito la segnalazione alla Centrale di Allarme Interbancaria (CAI).

I guai arrivano col protesto, che rappresenta un’azione giudiziaria bell’e buona mediante la quale il beneficiario o creditore può ricorrere a un pubblico ufficiale, qual è, per esempio, il notaio, per entrare in possesso delle somme che gli spettano, ma di cui il conto corrente dell’emittente risulta privo. I tempi d’incasso sono fissati in otto giorni per gli assegni di piazza, cioè all’interno dello stesso comune, e in quindici giorni per quelli fuori piazza. Di conseguenza, è implicito che il protesto tragga origine in questo arco temporale. La disciplina del protesto continua a provocare ancora un certo caos sia tra coloro che s’imbattono in questa disavventura sia tra coloro, professionisti o sedicenti professionisti, che approfittano dell’inconsapevolezza del cliente per spillargli denaro. Il protesto non si può cancellare per avvenuto pagamento: è impossibile; bisogna toglierselo dalla testa. L’iscrizione nel Registro Informatico dei Protesti è diretta e incontrovertibile. La riabilitazione può essere richiesta al Tribunale di pertinenza dopo un anno dalla levata del protesto, sebbene l’istanza di cancellazione debba essere inoltrata alla Camera di Commercio. In generale, la cancellazione dal Registro avviene dopo cinque anni. Pertanto, bisogna prestare particolare attenzione a chi promette di mettersi in sella al cavallo alato per portarvi sulla luna. Le eccezioni, come sempre, confermano la regola.

Se l’assegno provoca l’insorgenza di remore di varia natura nel beneficiario, la cambiale non è affatto da meno, anzi il ricorso a essa peggiora pure lo stato d’animo sia dell’emittente sia del destinatario. È considerata dai più uno strumento di pagamento spaventoso; la qual cosa, oltre a costituire un grave errore d’interpretazione, ne altera irrimediabilmente l’uso, che potrebbe rendere agevoli molti scambi. Si tratta, infatti, di un titolo di credito all’ordine, completo ed esecutivo.


Alcune delle sue caratteristiche sono simili a quelle dell’assegno: un traente può ordinare a un debitore il pagamento, tramite la sottoscrizione del titolo in questione. In questo caso, il titolo di credito prende il nome di cambiale tratta. Un esempio concreto può esserci molto utile: se un tizio, dopo un determinato periodo di insolvenza nei confronti di un intermediario finanziario, raggiunge l’accordo di ‘cambializzazione’ del debito, egli, di mese in mese, si recherà presso una banca a pagare la cambiale sottoscritta e proposta dal creditore. Il traente, nell’ambito di questa relazione, è anche il creditore. Se, invece, l’azione è promossa dal debitore stesso, sempre attraverso la sottoscrizione della promessa di pagamento, il mezzo utilizzato diventa il vaglia cambiario. È universalmente noto, nello stesso tempo, che la cambiale, a differenza dell’assegno, non è legata a un rapporto di conto corrente tra l’ordinante e la banca.

Condizione fondamentale per la validità esecutiva di una cambiale è il pagamento di un’imposta di bollo, senza il cui adempimento il creditore non può seguire la via giudiziaria per ottenere eventuali somme non pagate. 


Resta che la cambiale è un mezzo di convenzione di pagamento molto comodo e di cui ci si può servire con rapidità perché può essere acquistata preso qualsiasi rivenditore di valori bollati. In pratica, recandosi in una normale tabaccheria si può anche effettuare il pagamento dell’imposta che rende effettivo il titolo. 

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