mercoledì 25 gennaio 2017

ALCUNI COSTI VESSATORI PER IL CORRENTISTA

#errorieparole #legami

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

A ciascuno di noi capita, prima o poi, di rivolgersi al vicino di casa per chiedere qualcosa in prestito; in genere, si tratta di qualche ingrediente che dimentichiamo di acquistare e, sapendo di non avere più tempo a disposizione per una corsa verso il supermercato, bussiamo alla porta accanto, senza pensarci due volte. La scena rientra facilmente nella consuetudine, cosicché non ci costa particolare fatica utilizzarla come similitudine. Con un piccolo sforzo, possiamo immaginare di avere bisogno di tre limoni, che ci vengono dati senza alcun problema. Ipotizziamo che questo accada intorno alle 19:00. C’impegniamo a restituirli, sebbene il donatore non ne faccia richiesta, e tutto sembra sistemato. Mezz’ora dopo, tuttavia, decidiamo di tornare dal vicino per restituire un limone inutilizzato. Pensiamo che sia corretto e procediamo a testa bassa. L’espressione del vicino di casa, questa volta, non è tanto rassicurante quanto lo era in precedenza. Capiamo di esserci imbattuti nella persona sbagliata, quando il nostro prestatore di limoni, con una smorfia indecifrabile, ma preoccupante, stampata sul viso, ci chiede a titolo di risarcimento almeno un limone in più a fronte dei tre da noi ottenuti in prestito. La consuetudine, di colpo, è annientata.


Se, fino a poco fa, potevamo considerare queste immagini come ordinarie e naturali, adesso siamo certi di doverle classificare come ‘aliene’ o, per lo meno, ‘vessatorie’.

Fino al 2009, in banca, il rapporto di fido era istruito sulla base della regola vessatoria dei sei limoni. La sorpresa sarebbe massima e agghiacciante, sia per l’unicità della richiesta sia per l’illegittimità, se la persona della porta accanto pretendesse, con cadenza periodica, tanti altri limoni in più rispetto a quelli prestati; eppure, per anni, in banca la contabilità del correntista all’interno di un fido, che, già da sé, ha un costo, era ulteriormente gravata della cosiddetta commissione di massimo scoperto, applicata ogni tre mesi. In altri termini e per capirci meglio: tizio chiedeva e otteneva un fido di 20.000,00; entro il primo mese ne utilizzava solamente una piccola parte; poco dopo, giungeva alla metà; prima della chiusura del trimestre, finiva con l’utilizzarne € 14.000,00. Ebbene? La banca applicava un ulteriore interesse che veniva calcolato sulla base dello scoperto massimo raggiunto dal correntista: nel caso del nostro esempio, quattordicimila euro. Dunque: gli interessi passivi per il cliente aumentavano e seguivano due direttrici o due modalità di sviluppo.

L’uso dell’imperfetto indicativo è giustificato da un cambiamento voluto dal legislatore: la commissione di massimo scoperto è stata abolita perché è stata giudicata illegittima e vessatoria. Correva l’anno 2009, come s’è già detto.


Nel 2011, tuttavia, la commissione di massimo scoperto è riapparsa sotto mentite spoglie e ha preso il nome di commissione d’istruttoria veloce. In sostanza, che cosa è successo? Nell’ambito delle procedure di istruttoria dei fidi, la banca che permetta al correntista di sconfinare, per così dire, è autorizzata dal Testo Unico Bancario a imporre un costo aggiuntivo per pagare le spese d’indagine necessarie al regolare espletamento della pratica. Per intenderci, se una madre chiede al figlio di andare a fare la spesa, questi può aver bisogno dei soldi per la benzina. La madre non esiterà a darglieli e nessuno penserà che il gesto sia sbagliato. Se tuttavia il ragazzo pensa pure di guadagnare qualcos’altro, facendo la cresta alla madre sul costo della spesa, allora la santa donna si vedrà costretta a pagare una commissione d’istruttoria veloce.


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