sabato 5 novembre 2016

MUOIONO PER UNA PATRIA CHE NON C'È

#linee #errorieparole

(la rubrica del sabato di #AnalysisAndForecasting)

La consapevolezza e la memoria dei processi storici costituiscono l’unica vera opportunità d’interpretazione della maggior parte degli avvenimenti socio-politici e finanziari del presente e, nello stesso tempo, generano la consequenziale previsioni di ciò che potrebbe verificarsi nei giorni a venire.

Nell’Europa della Restaurazione, per esempio, si possono già descrivere alcune posizioni politico-finanziarie talmente significative che trarne un parallelismo con quelle attuali non è molto difficile. La Germania, già nel 1828, fu in grado di concepire e realizzare un importantissimo progetto di unione doganale, lo Zollverein, che consisteva nella creazione di tre zone di libero scambio commerciale: la Lega del Nord, la Lega degli Stati Centrali, la Lega del Sud. Sebbene questa iniziativa fosse ancora priva di organi esecutivi e legislativi, essa, oltre a determinare l’abolizione di barriere doganali per 18 stati, gettò le basi per nascita del parlamento confederale di Francoforte, il Bundestag.  

La situazione dell’Inghilterra era sicuramente diversa perché, in seguito alla tregua sancita a Vienna col Congresso, le sue esportazioni diminuirono, soprattutto quelle del grano, ma non si può trascurare che la Gran Bretagna provvide subito a promulgare le corn laws, tassando le importazioni; la qual cosa favorì immediatamente i produttori inglesi. E inoltre l’unione territoriale, a quei tempi, era già abbastanza solida e ben sperimentata. 

La Russia di Alessandro I non era di certo liberista, ma la sua politica interna, quantunque discutibile, era irreprensibile e inattaccabile. Spagna e Portogallo, in quel periodo, non brillavano di luce propria, tuttavia non erano esposte al rischio di disfacimento geopolitico. E così pure la Francia, abile a reinventare il proprio ruolo nell’Europa centrale grazie al proprio ministro degli esteri, Charles Maurice de Talleyrand. L’Italia, invece, era divisa in almeno nove aree territoriali, tra ducati e principati, la maggior parte delle quali erano guidate da potenze straniere.

La storia, dunque, non è una vera e propria 'disciplina dei tempi trascorsi', non è fatta di argomenti e periodi o evi, come comunemente si dichiara per esigenze di classificazione; essa assomiglia più alla fisica descrittiva che a qualsiasi altro impegno scientifico perché fatti ed eventi, una volta scoperti e documentati, si ripetono quali condizioni di esistenza della materia viva. Gli esempi scelti sono solamente alcuni tra i tanti che avremmo potuto mettere per iscritto al fine di sostenere l'idea secondo cui la storia autentica è una bio-logia funzionale incontrovertibile. L'Europa confederale, non a caso, è un insieme caotico di tentativi esasperanti e contrapposizioni interne fin dai giorni delle prime aspirazioni imperiali, entro la cui dimensione Francia e Inghilterra, che avrebbero dovuto essere i punti di forza, sono sempre state avversarie - o in campo aperto o nelle retrovie e per contrasto burocratico - pure di uno straccio di carta costituzionale. Oggi, l'ente che si proclama sovrano in fatto di politica monetaria, la Banca Centrale Europea, che è sovrana perché dovrebbe farsi garante del debito delle varie banche dell'eurozona, appartiene a un territorio che non ha mai avuto una sovranità. 

La cosiddetta storia d'italia, diversamente, ma non del tutto, è allora racchiusa, a nostro avviso, in un episodio tragico-romantico della prima guerra d'indipendenza: gli studenti delle università di Siena e Pisa si fecero massacrare dagli austriaci, facendo scudo coi propri corpi, pur di concedere all'esercito di Carlo Alberto, che era stato aggirato da una manovra di Radetzky, il tempo d'un'inversione tattica. Quella fu una vittoria temporanea e occasionale, dopo la quale l'Italia ricominciò a soccombere.

L'Europa è in perenne restaurazione, l'Italia in costante strategia difensiva.


Un dì, s'io non andrò sempre fuggendo / 
di gente in gente, mi vedrai seduto / 
su la tua pietra, o fratel mio, gemendo / 
Il fior de' tuoi gentili anni caduto: 

La madre or sol, suo dì tardo traendo, / 
parla di me col tuo cenere muto: / 
ma io deluse a voi le palme tendo; / 
e se da lunge i miei tetti saluto, /

sento gli avversi Numi, e le secrete / 
cure che al viver tuo furon tempesta; / 
e prego anch'io nel tuo porto quiete:

Questo di tanta speme oggi mi resta! / 
Straniere genti, l'ossa mie rendete / 
allora al petto della madre mesta.    



FOSCOLO, U., 1803, In morte del fratello Giovanni

4 commenti:

  1. Molto interessante e assolutamente condivisibile, anche se non lascia sperare molto bene per il futuro dell'Europa. Leggerò i tuoi testi qui sopra. Grazie!

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  2. Molto interessante e assolutamente condivisibile, anche se non lascia sperare molto bene per il futuro dell'Europa. Leggerò i tuoi testi qui sopra. Grazie!

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    1. Monica, ti ringrazio per le belle parole, che ravvivano in me lo spirito di ricerca e di studio. In quanto al futuro dell'Europa, a mio avviso, la speranza viene meno, se - e solo se - ci si priva della coscienza storica o non la si vuole acquisire. Fintantoché si continuerà a trascurare il ruolo di ciascuna civiltà come fenomeno originario, forzandone e snaturandone l'identità politico-economica, allora sarà impossibile auspicare l'armonia geopolitica. L'Europa confederale non esiste; non è mai esistita e, dal mio punto di vista, non potrà esistere. Agire contro la sua biologia funzionale è pericoloso e letale, come lo è stato tutte volte in cui è maturato un tentativo unitario.

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  3. L'Unione Europea ha, a mio avviso e contrariamente alle evidenti rappresentazioni e narrazioni diffuse dai media, molti più nemici fuori che dentto il suo territorio. Anche la nascita e la crescita di movimenti anti UE e anti € appaiono fomentate da paure che traggono origine e vengono alimentate da fattori esterni e che, solo marginalmente, si riferiscono ai naturali rapporti di forza geopolitica interni "squilibrati". La supremazia della Finanza sulla Politica é uno dei mali del nostro tempo, in quanto capace di dirigere lo sviluppo o la crisi di singoli Paesi, fuori da ogni logica e/o regola. Penso che uno dei "problemi" dell'UE sia, quindi, la contrapposizione rispetto a interessi economi internazionali che temono un "mercato" ricco e capace, in grado, se veramente unito e comunitario, di dettare "offerte" competitive, tali da mettere in difficoltà gli altri "produttori" mondiali. Se questa tesi fosse, anche solo in parte, fondata, ne conseguirebbe che le guerre intestine all'UE, l'odio verso i Paesi al suo interno più ricchi e organizzati, le spinte centrifughe, vedrebbero esultare principalmente i competitors esterni e la Grande Finanza Mondiale che da questi fattori traggono immediato vantaggio. Il superamento delle divisioni interne e la "conciliazione" fra diverse "civiltà" costituiscono al contempo una condizione e un obiettivo per l'UE. Il ruolo politico dell'Italia - che come da te sottolineato ha una grande "esperienza" storica in fatto di divisioni e di "culture" differenti coesistenti (basti pensare al Nord e al Sud della nostra penisola) - dovrebbe consistere proprio nella capacità di offrire agli altri una lettura condivisibile di tali problematiche, per cercare e trovare insieme i percorsi da intraprendere per le "giuste" soluzioni e non incorrere nuovamente negli errori già commessi che la Storia può documentare doviziosamente. Dunque, il problema non pare tanto l'ambizione del progetto, quanto l'incapacità di uomini adatti (classe politica e classe dirigente) a perseguirlo. L'idea di morire per un ideale, probabilmente utopistico, rappresenta per l'uomo una spinta a fare qualcosa. Se sostituiamo al concetto obsoleto e divisivo di Patria quello di UE o, meglio, di Globo terrestre, l'equazione non cambia. ... "Abbiamo fatto (!?!) l'Europa, ora dobbiamo fare gli europei!" ...

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