lunedì 7 novembre 2016

LE BOLLE SPECULATIVE

#legami #errorieparole

(la rubrica del lun, mer e venerdì di AnalysisAndForecasting)

L’espressione bolla speculativa appartiene per titolo genetico alla categoria dei grandi fraintendimenti. La cultura massimediologica ha fatto sì che, in poco tempo, se ne associasse il semplice effetto sonoro con ‘crimine’, ‘reato’, ‘associazione a delinquere’, ma l’errore che ne consegue è oltremodo grossolano. 


Se, per esempio, in una città costiera, poco prima dell’inizio dell’estate, viene aperto un risto-pub alla moda, ben arredato e gestito con piani di marketing e advertising evoluti, molto probabilmente, nell’interland, tanta gente si precipiterà a trascorrervi le serate. In poche settimane, i gestori del locale non faranno altro che ottenere risultati di cassa molto soddisfacenti e, siccome ogni frequentatore ne attira un altro, la cosa andrà avanti per un po’. I proprietari, a questo punto, decideranno di fare altri investimenti per ampliare la struttura e migliorare l’accoglienza. Non è escluso neppure che qualche investitore, fiutando l’affare, voglia metterci del proprio. Tuttavia, alcuni elementi ‘naturali’ potrebbero intervenire a guastare la festa dei fortunati – ma, forse, anche incauti – imprenditori. Anzitutto, osservando la curva della soddisfazione dei bisogni e, in generale, la curva della domanda, ci rendiamo conto che esiste sempre un punto oltre il quale la domanda comincia a ridursi e, talora, ciò accade anche in modo drastico. In secondo luogo, può accadere che altri imprenditori, a pochi chilometri di distanza lungo la stessa costa, decidano di avviare un’attività simile. La concorrenza significherebbe, almeno nel primo periodo, una riduzione del fatturato dei primi imprenditori. E inoltre, può verificarsi che una tempesta marina si abbatta sulla battigia distruggendo parte della struttura. Non siamo qui per fare i profeti di sventura, ma sappiamo per certo che in un solido piano SWOT dobbiamo far rientrare anche queste ipotesi.

Qual è il legame tra il risto-pub e la bolla speculativa? Apparentemente non c’è, ma la fenomenologia è quasi uguale e non ci sembra che fino a ora si sia configurato un qualche crimine o un tentativo di frode. La bolla nasce e si sviluppa, ogni qual volta in cui un elevato numero di investitori si precipita all’acquisto di un determinato prodotto finanziario, dalle azioni ai derivati, facendone lievitare in modo sproporzionato e imprevisto il prezzo. Il comportamento criminoso potrebbe ravvisarsi, semmai, nei meccanismi coi quali s’inducono tanti operatori a puntare su un determinato asset, anziché su un altro, ma la bolla, da sé, non costituisce prova di reato. È universalmente risaputo che le bolle speculative sono pericolose. In genere, tutti coloro che partecipano alla folle corsa sono persuasi di potere rivendere a un prezzo superiore ciò che hanno acquistato. Di conseguenza, prima o poi, qualcuno deve pur vendere per monetizzare; la qual cosa potrebbe sancire lo scoppio della bolla. Non si trova alcunché di ingiusto nel contenuto di una bolla; forse, essa stessa è insana per costituzione.


Nella storia delle frodi finanziarie, i colpevoli sono stati in grado di generare nascita e scoppio della bolla facendo fluire e defluire da essa grandi quantità di denaro all’improvviso. Immaginiamo che, un bel giorno, un magnate della finanza decida di comprare svariati milioni di euro di azioni della Guadagnifacili Inc., azienda della quale, fino a qualche giorno prima, nessuno si dava pensiero. L’investimento inaspettato non tarda a scatenare curiosità e interesse nell’ambiente finanziario e, nel giro di poche ore, numerosi investitori seguono le indicazioni indirette del magnate. Non si fa fatica a capire che adesso le azioni della Guadagnifacili Inc. valgono molto di più e sono in netta fase rialzista. Arriverà, tuttavia, il momento in cui il magnate, ormai soddisfatto, venderà tutto, incasserà e abbandonerà la partita, senza preavviso. Chi riesce a vendere in tempo guadagna qualcosa; tutti gli altri potranno solo prendere atto del disastro, specie se sono piccoli investitori, che molto di rado dispongono di notizie asimmetriche.

La prima tra le bolle speculative risale addirittura al XVII secolo e si consumò in Olanda a causa della febbre dei bulbi di tulipano. In pratica, la smania fu talmente frenetica che i produttori non si limitarono a vendere i bulbi già piantumati, ma cominciarono a vendere ciò che avrebbero dovuto ancora piantumare. Ne conseguì che il prezzo dei bulbi crebbe in modo vertiginoso e, per certi aspetti, anche insensato. Dopo che, a un certo punto, il divario tra il commercio diretto e il commercio speculativo, cioè quello allo scoperto (bulbi che ancora non si possiedono), fu diventato eccessivo, allora chi poté vendere fece una fortuna, mentre gli altri andarono incontro a fallimenti terribili. Il prezzo di un bulbo, tra le altre cose, era diventato talmente alto che gli operatori cominciarono a temere che presto la domanda sarebbe crollata. Questo stesso timore fu sufficiente a devastare l’intero mercato, che crollò portando parecchi alla rovina.


Una tragicommedia non dissimile s’è svolta tra il 1999 e il 2001 a causa di quella che è passata alla storia come la bolla delle dot-com, le attività del settore informatico, tra le quali erano coinvolti anche nomi illustri come Amazon, Netscape, Yahoo et cetera. Dato che questa vicenda è sicuramente molto più famosa di quella precedente, è il caso di ricordare soltanto che, in questo caso, cupidigia e superficialità hanno avuto la meglio sugli analisti, i quali hanno inspiegabilmente trascurato alcuni parametri vitali delle aziende, come, per esempio, il rapporto tra prezzo dell’azione, che in caso di bolla schizza sempre verso l’alto, e l’utile di riferimento: il cosiddetto price earnings.


Non ci mancano di certo gli esempi validi, ma ciò che occorre ribadire a chiusura d’argomento è l’importanza della separazione tra il fenomeno bolla, che può anche costituirsi naturalmente, e la frode. Non sono la stessa cosa.  Se poi il meccanismo che sta alla base dei mercati finanziari non piace, beh… questo, come si suol dire, è un altro paio di maniche.

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