mercoledì 2 novembre 2016

LE BACK UP FACILITIES

#legmi #errorieparole

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Mai come in questo caso, vale la sana teoria popolare secondo la quale chi possiede del denaro ottiene trattamenti di favore da parte delle banche. Nel tempo, purtroppo, s’è commesso l’errore di immaginare che le banche fossero partecipi delle vicende sociali e costituissero il perfetto intermediario tra l’utente e i suoi bisogni; ciò è accaduto perché il marketing bancario, checché se ne dica, è stato efficace o per lo meno superiore per incisività alle contestazioni dei detrattori. Bisogna capire che le banche sono attività commerciali che, fatta eccezione per qualche istituto nato con un preciso know-how e un’altrettanto precisa mission, rappresentano al meglio la tesi di Adam Smith, secondo la quale l’egoismo che regola i mercati è produttivo. Di fatto, quindi, non si può pretendere che rinuncino al profitto estremo, almeno in questo sistema economico-politico. È inutile perdersi in discorsi di astratta morale; occorre badare ai fatti.


Parlare di back up facilities significa allora entrare subito in una dimensione elitaria del prestito, laddove si abbia il buon senso di usare con cautela il termine prestito. Si tratta, infatti, di una linea di credito cui possono accedere aziende che godano di discreta salute economico-finanziaria e siano sul punto di introdurre titoli mobiliari sul mercato. In pratica, devono avere un bel rating, come si suol dire. S’è già detto, in altri capitoli, che le aziende quotate in borsa, per esigenze di liquidità, spesso ricorrono al piazzamento di azioni e obbligazioni sul mercato. In questi casi, le banche che ne rilevino la natura virtuosa possono agevolare e sostenere l’iniziativa di emissione concedendo i fondi necessari, sebbene ci siano delle condizioni d’accesso piuttosto severe: l’emissione non deve essere inferiore a 50 milioni di euro, mentre il piano di rientro non deve essere superiore a 5 anni; la merchant bank scelta funge pienamente da intermediario per il collocamento dei titoli e incassa una commissione; il tasso di emissione deve corrispondere a quello interbancario, cui si aggiunge uno spread di plusvalore secondo il merito dell’emittente. Anche gli acquirenti appartengono all’élite della finanza: si tratta, per lo più, di assicurazioni, fondi e altre banche.

Le back up facilities, tuttavia, non sono automatiche perché si tratta di garanzie di copertura che vengono applicate nel caso in cui la domanda non sia sufficiente a coprire l’offerta dell’emittente a tutela dell’azienda.


Il concetto e la pratica delle facilitazioni non si esauriscono in poche righe; per completarne la parabola occorrerebbe entrare nel merito dei processi di fidelizzazione tra imprese e banche e in un intricatissimo apparato di equilibri finanziari che ci condurrebbero molto oltre l’obiettivo di questi contributi.  

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