venerdì 4 novembre 2016

LA BANCAROTTA

#legami #errorieparole

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Nel terzo libro dell’Eneide, a causa della cupidigia, si consuma una delle più note tragedie della letteratura latina: l’omicidio di Polidoro, figlio di Priamo ed Ecuba, per mano di Polimestore, re dei Traci. Il movente, non a caso, è costituito da un tesoro, che la vittima reca con sé e di cui l’omicida vuole impossessarsi. Ne nasce il famoso verso ‘auri sacra fames’, che, per esteso, è un’amara constatazione: quid non mortalia pectora cogis, auri sacra fames, ovverosia a cosa non conduci i petti mortali, sacra cupidigia dell’oro. Ed è evidente l’uso retorico e stridente dell’aggettivo ‘sacra’.

Dove s’insinua la cupidigia a stregare i mortali, in teoria, giunge anche il codice penale a punire e condannare coloro che non sanno resistere alla tentazione. Gli espedienti per il conseguimento illecito del profitto e le contromosse di giudici e pubblici ministeri catturano a tal punto l’attenzione del grande pubblico che non passa giorno in cui le emittenti televisive non trasmettano telefilm con detective geniali, avvocati vincenti e criminali spietati nel ruolo di protagonisti e deuteragonisti. Non solo la letteratura classica, dunque, giunge a saziare la curiosità popolare, ma anche la cinematografia. Per lo più, si tende a riconoscere a narratori e sceneggiatori un primato in termini di fantasia, ma, quando i crimini riguardano il denaro, la fantasia supera di gran lunga la realtà. In questo caso, vale il principio generativo e trasformazionale della linguistica chomoskyana, secondo cui ciascuno di noi, pur disponendo di un set finito di elementi, è in grado di elaborarne una quantità di combinazioni infinite.

La bancarotta, di certo, non fa impallidire alcun investigatore per originalità; e inoltre se ne sente parlare molto di frequente; tuttavia i modi con cui un imprenditore, una volta fallito, può giungere al reato di bancarotta sono parecchi e variano a seconda delle strategie scelte dal reo. La pena si traduce in un periodo di reclusione che va da un minimo di sei mesi a un massimo di dieci anni, secondo che la bancarotta sia semplice o fraudolenta.

La prima considerazione va fatta sul fallimento, che non costituisce affatto un reato e che rappresenta una condizione di insolvenza talmente grave e costante da condurre Tribunale o creditori a farne istanza. In seguito alla procedura fallimentare, beni mobili e immobili dell’imprenditore fallito vengono requisiti a scopo di risarcimento del debito. Accade tuttavia che l’imprenditore dichiarato fallito faccia di tutto per occultare il proprio patrimonio: può, per esempio, esportare di nascosto i capitali, servirsi di figure fiduciarie per riciclare denaro contante, danneggiare parte dei beni strumentali et cetera. In questo caso, la bancarotta è definita propria patrimoniale. Se invece l’atto criminoso è basato sulla produzione di documenti falsi o l’eliminazione di prove documentali, allora la bancarotta si trasforma o in propria documentale o in frode nelle scritture contabili.


I temi appena trattati non rientrano nel focus autentico di questo scritto perché sconfinano ampiamente nella disciplina e negli istituti giuridici che li regolano, ma è doveroso trattarli anche in modo superficiale perché, a causa di questi reati, molto più spesso di quanto si immagini gli scambi economici e finanziari vengono irrimediabilmente manipolati. Un esempio concreto può essere preso dal mondo del lavoro. Ipotizziamo che l’azienda X debba aprire 20 negozi d’abbigliamento su tutto il territorio nazionale e si rivolga all’azienda Y per l’arredo.  L’azienda X chiede naturalmente un deposito cauzionale o una fideiussione all’azienda Y, che riesce a dare riscontro positivo. Quest’ultima, tuttavia, ha omesso di dichiarare il proprio stato d’insolvenza cronico e la propria situazione patrimoniale. Ne consegue che non riesce a ottenere, qualche settimana dopo, l’approvvigionamento di legname necessario. È vero che perde immediatamente il proprio deposito cauzionale, ma è altrettanto vero che il deposito non risarcirà X per il danno subito in fatto di ritardi nell’apertura e alterazione dell’intero business plan.

Non c’è dubbio che, presto, molto probabilmente, l’azienda X andrà a ingrossare le fila dei creditori, ma difficilmente i creditori saranno pagati in modo soddisfacente, specie se l’imprenditore in bancarotta ha occultato o distratto i capitali o li ha spesi per sé e famiglia (bancarotta semplice), senza preoccuparsi affatto dei propri debiti, o, com s’è detto, ha prodotto documenti falsi d’ogni genere e specie.


Non ci si deve limitare alla carcerazione e al danno per i creditori, ma bisogna capire che le conseguenze di ogni evento del genere possono generare un vero e proprio effetto domino, soprattutto se la bancarotta colpisce una grossa S.p.A. quotata: dall’immediato problema disoccupazione alle ripercussioni sui mercati finanziari, curatori fallimentari e avvocati avrebbero un gran daffare.

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