lunedì 28 novembre 2016

LA BANCA D’ITALIA

#errorieparole #legami

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Sembra che le origini della Banca d’Italia siano controverse: non perché non fosse necessario coordinare le attività bancarie in sede istituzionale e secondo uniformità dei metodi, ma perché, dal 1893 in poi e per circa trent’anni, la logica che istruì la fondazione – neanche a farlo a posta – fu generata dal problema nazionale dell’emissione di moneta e da una serie di crisi e scandali finanziari. Tra le altre cose, all’epoca, la nostra banca centrale era una società per azioni di diritto privato e bisognerà attendere il 1936 perché si trasformi in istituto di diritto pubblico. Nel 1998, invece, com'è noto, entra a far parte del SEBC. Se vi è già capitato d’incappare in questo acronimo, non temete che sia una malattia infettiva! SEBC si esplicita in Sistema Europeo delle Banche Centrali.


A ogni modo, la storia dei salvataggi italiani non è affatto recente; il fenomeno ha attraversato interamente il ventesimo secolo.

Di là dal potere di emettere moneta, la Banca d’Italia ha il ‘dovere’ di vigilare sull’opera delle altre banche presenti sul territorio italiano, essendo responsabile degli equilibri dell’intero sistema creditizio e sorvegliante della concorrenza. Ha perduto invece il primato in materia di politica monetaria a vantaggio della Banca Centrale Europea, in recepimento delle normative comunitarie. Una valida visione d’insieme può essere acquisita ricorrendo al Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (D.Lgs. n. 378/1993) e al Testo Unico delle leggi in materia di intermediazione finanziaria (D.Lgs. n. 58/1998). Nell’ambito dell’attività di vigilanza, la Banca d’Italia adempie i propri compiti istituzionali assieme al CICR, il Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio, ente che agisce in seno al Ministero dell’Economia e delle Finanze e da cui provengono le direttive.

Si può dire che la banca centrale della Repubblica Italiana non ha una storia lunga e solida, specie se teniamo conto di due aspetti fondamentali: l’irregolare e accidentato consolidamento del ruolo istituzionale e, per così dire, il processo di europeizzazione che ha ricollocato, dallo SME in poi e attraverso Maastricht, le sue funzioni nell’area della sussidiarietà.

Si deve ricordare che, pure in questo caso, dobbiamo pensare di avere a che fare con un’azienda a tutti gli effetti, la quale è composta da un’assemblea degli azionisti e deve redigere un regolare bilancio, oltre ad avere lo scopo di determinare taluni risultati commerciali. È chiaro che certi obiettivi sono definiti non solo dalle esigenze economiche, ma anche da quelle politiche, ma ciò non deve far sorgere dubbi sulla natura dell’organismo.


È altrettanto evidente, ma non fa male ribadirlo, che a essa non può accedere un normale correntista per ottenere la concessione di un prestito. Solamente altre banche possono svolgere attività di deposito e sconto presso la Banca d'Italia. È doveroso, da ultimo, spendere qualche parole sull'Unità d'Informazione Finanziaria (UIF), che è nata nel 2008 in seguito alla soppressione dell'Ufficio Italiano Cambi e, operando presso la Banca d'Italia, da cui dipende, ha specifici compiti di antiriciclaggio e antiterrorismo.


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