venerdì 18 novembre 2016

IL FACTORING

#legami #errorieparole

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Il factoring è uno strumento dell’economia d’impresa avvolto da luci e ombre: non perché comporti una certa problematicità né per la burocrazia che lo caratterizza, che, anzi, in Italia è piuttosto ‘leggera’, ma perché, di fatto, può rappresentare o un particolare e pressante bisogno di liquidità delle aziende o, diversamente, una modalità di gestione del credito.


L’opera si compie attraverso una vera e propria triangolazione economica: l’azienda che vanta dei crediti nei confronti di taluni clienti può rivolgersi a un factor, cioè a una società di factoring regolarmente iscritta presso l’albo della Banca d’Italia, per ottenere immediatamente la corrispondente liquidità. In genere, le più note tra le figure negoziali sono le banche, le quali assumono su di sé, una volta avvenuta la cessione del credito, oneri e onori, gestione, amministrazione e riscossione, a fronte del pagamento di una commissione. Il loro profitto non è limitato soltanto alla suddetta commissione, ma proviene anche dalla trattenuta di una quota percentuale sull’importo da riscuotere, una specie di provvigione.

Le luci di questa operazione sono fin troppo evidenti, soprattutto se si considera che possono avvantaggiarsene tutte quelle aziende che lavorano con le Pubbliche Amministrazioni e sono costrette ad attendere i tempi della rendicontazione, tempi che non si conciliano affatto coi bisogni di cassa. Le ombre, invece, potrebbero essere il segno della denuncia di uno stato di difficoltà dell’imprenditore che ricorre al factoring sia per il probabile stato di emergenza dell’impresa che cede il credito, essendo disposta a rinunciare a parte dei guadagni, sia perché i debitori dilatano in modo esasperante i tempi di pagamento.


A nostro avviso, è appropriato far rientrare in questo stesso spazio di scrittura anche la descrizione di un altro strumento della gestione economica dell'impresa, ossia il general contractor. Si tratta di una figura imprenditoriale che, in qualche modo, anche se non del tutto e in modo non del tutto pertinente, ribalta le condizioni del caso precedente. L'azienda che è in grado di fungere da contractor, infatti, una volta ricevuto l'incarico per la costruzione di un'opera, da un albergo, per esempio, a un impianto sportivo, diventa capocommessa e si qualifica come interlocutore unico del committente, nonché come responsabile dell'avanzamento e della realizzazione dei lavori. Sarà compito suo coinvolgere tutte quelle figure professionali con cui agire al fine di raggiungere l'obiettivo strutturale. Anche il budget per la gestione dei vari stadi di avanzamento dei lavori è gestito per lo più dal general contractor, che deve avere competenze gestionali e solidità aziendale un po' al di sopra della media, visto il carico di responsabilità cui va incontro.


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