mercoledì 16 novembre 2016

IL BUSINESS PLAN

#errorieparole #legami

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Ciò che è passato alla storia recente dell’economia mondiale col termine crisi non è solo la conseguenza di un elevato livello di tossicità finanziaria creata ad arte dalle lobby, ma è anche lo scotto naturale pagato da chi portava avanti la propria impresa con vecchi modelli gestionali e privi di autentica pianificazione. Forse, ci esponiamo al rischio di linciaggio, nel sostenere che il fallimento seriale di numerose PMI è stato generato da mediocre competenza, ma non si può trascurare che queste PMI, specie nel meridione, nascono per lo più senza un progetto, uno studio di fallibilità, un’analisi della concorrenza e una previsione economica.


Molto spesso, il Business Plan è richiesto all’imprenditore solo in occasione della ricerca di liquidità all’interno di canali di finanziamento diversi da quelli standard, cioè nel momento in cui s’intercetta qualche finanziatore estero, dal momento che in Italia è molto difficile che una banca possa finanziare l’idea. A quel punto, viene allertato in fretta e furia il commercialista di turno, il quale, a propria volta, scarica da internet un modello preesistente, sostituisce qualche parametro e qualche nome e chiude la partita. Dal nostro punto di vista, si tratta di un errore madornale perché il Business Plan dovrebbe costituire anzitutto un punto di riferimento costante per la gestione d’impresa, un modello da seguire, da consultare, ridefinire e aggiornare. Esso, infatti, oltre a riportare le misure di fattibilità e vendibilità dell’azienda, deve contenere punti di forza e debolezza, proiezioni e obiettivi, valutazione della concorrenza e del contesto in cui si opera. Come se ne può fare a meno?

In genere, un Business Plan che si rispetti è uno sviluppo programmatico del triennio a venire e non può affatto mancare di un conto economico di pertinenza. Bisognerebbe mettere da parte l’insana idea secondo la quale un piano aziendale serve solo a completare la lista dei documenti necessari al raggiungimento dell’obiettivo ‘finanziamento’. Purtroppo, molti siti e troppi consulenti, anche per esigenze di definizione, continuano a posizionarlo in quest’area, ossia quella dell’istruttoria del credito.


Si è pensato a lungo e, tuttora, si continua a pensare, per esempio, che il marketing sia una via d’uscita da potere imboccare all’ultimo istante, come una svolta improvvisa durante una guida spericolata, tanto che si sono moltiplicate le figure di sedicenti marketing manager che, gettandosi a capofitto nel web e ricorrendo a tool d’ogni genere e specie, ritengono di fare cosa buona e giusta. Tuttavia, allo scopo di fare la prova del nove bisognerebbe chiedersi se essi associno la propria opera con gl’indici di redditività, coi fattori patrimoniali e con i parametri di solvibilità. Si badi che ciò non implica che gli esperti di web marketing debbano essere anche esperti di economia aziendale! Per converso, è per lo meno necessario che ne conoscano i principi e che agiscano in team. Non possono né devono operare da soli: anche questo aspetto, quello del management, dev’essere trattato all’interno del Business Plan.


Parecchi amministratori di start-up si lasciano ingannare da un’errata interpretazione del flusso di cassa, che non dovrebbe essere usato, specialmente nella fase previsionale, come garanzia economica della pianificazione aziendale, laddove occorrerebbe affidarsi alla gestione di un capitale di debito. Con una corretta opera di programmazione, infatti, l’imprenditore può facilmente costruire il cosiddetto diagramma della redditività, che consiste nel rappresentare graficamente il rapporto tra costi totali e ricavi totali: in questo modo, è possibile conoscere il Break Even Point o punto di pareggio, in cui la retta dei costi incontra quella dei ricavi e grazie al quale l’impresa può rilanciarsi sul mercato. Una volta affrontate le spese per immobili, impianti, macchinari, risorse umane et cetera, spese che conducono alla produzione e alla vendita, a nostro avviso, è necessario pervenire al punto di pareggio, prima di poter anche solo pensare di mettere le mani dentro la cassa. Un buon Business Plan dovrebbe servire anche e soprattutto a questo.

3 commenti:

  1. Ottimo Francesco. Mi hai sentito parlare con gli amici? L'altro giorno dicevo più o meno le stesse cose all'interno di una discussione sulle ragioni della crisi.
    Due esempi:
    Ho un amico che deve costituire una piccola società che si dovrà occupare di impiantistica, riparazione e assistenza. In questo momento lavora presso un'altra piccola azienda, in cui il titolare è per lo più un buon commerciale (prendi tutto con le molle, perché se dovessi fare una analisi seria dovrei sentire tutte le campane, seguirli per valutare i processi, vedere i bilanci, i procedimenti di assegnazione delle commesse...). Chiacchierando del su per giù, e del più per diviso, mi si dice che è da anni che si deve fare questa società nuova. Uno degli attori, il socio di maggioranza, è sull'onda del domani e posticipa sempre. A questo punto dico al mio amico: "Inchiodatelo sulle tempistiche, fate una programmazione seria sui tempi di realizzazione!"
    Allo sguardo perplesso rispondo: "Scusate, ma lo avete fatto il Business Plan?"
    Sento ancora il tonfo sordo di chi è caduto completamente dalle nuvole!
    Gli ho mandato del materiale informativo, dei link, e dei "prontuari".
    Non dico di avere chiaro il concetto di mission e vision per un BP vincente... Ma non sapere nemmeno cosa è...

    Secondo esempio:

    L'altro giorno ero in lavanderia con il mio bel portatile, una Self service.
    Il titolare era presente, stava facendo il bucato: tanti asciugamani.
    Mi ha anche offerto il caffè e ci siamo fatti due chiacchiere. Scopro che hanno fatto delle convenzioni con palestre e strutture ricettive. Aveva ben chiaro quali fossero i punti di forza e di debolezza dell'attività, mi ha spiegato perché avevano scelto lo stabile dove avviare la lavanderia...
    Il ragazzo aveva una comunicazione efficace, una cordialità e un modo di fare professionale. Pareva un manager, ma gestiva tutti i clienti in modo puntuale chiedendo riscontri senza essere invadente. Mentre io mi informavo curioso, lui mi faceva provare la macchina sanitizzante all'ozono , spiegandomi gli effetti benefici, mostrandomi il materiale informativo...
    Si è parlato anche con lui di BP. Lui e i soci a quanto pare avevano fatto le cose per bene.

    Diciamo che lui è una macchia bianca in mezzo ad un contesto approssimativo.

    Lavoravo, tempo addietro, in amministrazione. Un breve periodo che mi è servito per constatare la differenza tra teorie e pratica. Il titolare andava a braccio e a istinto. Gestione informatica? Avevamo i PC con un gestionale, ma lo utilizzavamo solo per fare fatture e bolle di accompagnamento. Gli ordini erano slegati dal magazzino, e non venivano convertiti in fattura. Mancava la distinta base, e dovevi farti i calcoli "a mano"(finite le cinque dita eri spacciato). Quando ti arrivava un ordine dovevi andare in magazzino e controllare se c'era il pezzo. Scusa la confusione del discorso, ma era confuso anche il posto di lavoro.

    Insomma, altro che mancanza di BP...

    Scusa Francesco, mi son dilungato un pochetto!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mio carissimo compagno di ventura 'informatica', la situazione è disastrosa; non trovo altro aggettivo per definirla. Il piano aziendale - tanto per usare un po' d'italiano - dovrebbe precedere sempre ogni iniziativa imprenditoriale e non seguirla o accompagnarla, allo stesso modo in cui un cattolico si confessa, prima di prendere l'eucaristia (...è pur vero che, molto probabilmente, alcuni parrocchiani potrebbero pensare di farne a meno! Io non sono cattolico, mi condanno e mi assolvo da solo!). Il guaio serio è il seguente: le piccole imprese del meridione sono quelle che risentono maggiormente d'incultura e presunzione, laddove dovrebbero essere quelle più attente al fenomeno in questione. Io, pur non essendo cattolico, ho grande rispetto per il ministero sacerdotale con cui si concede l'eucaristia, come, parimenti, ho grande rispetto per la specializzazione e le competenze. Non ci si può lamentare della mancanza di liquidità o di un mercato difficile, se si fonda una s.r.l. fittizia al solo scopo di copertura giuridica e non si sa cos'è un conto economico. L'esempio dei tuoi amici, purtroppo, appartiene alla moltitudine. Il piccolo imprenditore pretende il profitto immediato e si ritrova presto pienamente indebitato.

      Elimina
    2. Carissimo Francesco, io non posso dire se son cattolico o meno. Forse tergiverso, per passare il tempo intanto che Dio mi attende battendo il piede a terra(nuvole o altro, non saprei), e il dito sull'orologio.
      Mi ripeto che per l'eternità c'è tempo.
      Nello stesso modo mi ritengo un non professionista. Preferisco il caldo e rassicurante limbo. Ammiro i professionisti e le persone che sanno mettere la passione giusta nelle cose. Mi rendo conto che il mercato è strano, gli attori spesso giocano a Risiko senza conoscerne il regolamento. Magari pensano di giocare a monopoli, poi, quando non riescono a comprare Parco della Vittoria, ma gli si invade l'Ucraina e l'Azerbaigian ci rimangono male e gridano al complotto.
      Non conosco la vostra realtà, da noi la crisi è supportata da consuetudini e da mentalità che non hanno niente a che fare con termini economici e sociali. La colpa diventa il primo motore immobile di tutto.

      Elimina