lunedì 24 ottobre 2016

ROI, ROE, ROS, CURRENT RATIO ET CETERA

#legami #errorieparole

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Acronimi e latinismi potrebbero fuorviare finanche il lettore diligente e volenteroso nell’approccio alla disciplina, come se si costruissero continuamente delle barriere linguistiche. L’uso del metalinguaggio, in finanza e in economia, non appartiene tuttavia alla velleità d’un qualche signorotto raffinato; si tratta piuttosto dell’esigenza di adottare un linguaggio comune e basato su delle convenzioni internazionali. La lingua inglese, com’è noto, prevale su tutte le altre nell’esercizio dell’arte. Il caso italiano è problematico per difetto di cultura e di scuola. Si dice dappertutto che la cultura sia il nostro fiore all’occhiello, ma siamo uno dei pochi paesi sviluppati che non abbia la doppia lingua e non possediamo una didattica che avvicini lo studente alla realtà economica, il più delle volte isolata dalle esigenze della quotidianità, laddove è fin troppo evidente che pure l’ultima scelta di un piazzista di New York, in asta di chiusura, è legata a ciò che noi facciamo durante il giorno.


ROI è un acronimo, non si fa fatica a capirlo: Return on Investment, vale a dire indice di reddittività del capitale investito e rientra nella gestione caratteristica del bilancio in qualità di vero e proprio indicatore. In modo spassionato e sommario, potremmo dire che serve a misurare il profitto in relazione alla somma che abbiamo investito. D’altronde, a ben vedere, si tratta di un autentico flusso, non di un parametro statico e da concepire come riferimento. In genere, lo si indica con il rapporto tra il risultato operativo e il capitale netto investito, ma col risultato economico che ne deriva non siamo in grado di valutare adeguatamente la salute dell’azienda perché, in questo computo, mancano due componenti essenziali: l’inflazione e il costo del denaro, cose che, di primo acchito, sembrerebbero non interessare l’imprenditore che deve far cassa, ma che, di fatto, ne alterano la redditività.

In materia di flussi economici e rendimento, non si può fare a meno di analizzare in parallelo il ROS, che, in quanto Return on Sales, che esprime il valore netto dei ricavi. È noto infatti che il ricavo – per dirla con parole fumettistiche – non è tutto, cioè non rappresenta quello che l’imprenditore può ‘mettere in tasca’, per così dire, essendo una grandezza variabile che contiene anche il fatturato. Questo indice di redditività delle vendite è misurato dal rapporto tra il risultato operativo e i ricavi netti moltiplicato per 100.

Se si divide l’utile netto per il capitale proprio, si ottiene Il Return on Equity (ROE), un indicatore utile alla valutazione del rendimento del capitale investito o capitale di rischio. Definire il capitale proprio come capitale di rischio fa capire il motivo per il quale esso, in bilancio, appartiene alla voce passività.  In questo caso, abbiamo a che fare con un criterio finanziario, valido esclusivamente per aziende quotate in borsa o che, per lo meno, si possano permettere d’investire in bond, perché per capire in che modo sia stato gestito il capitale di rischio si considera anche il cosiddetto free-risk, che consiste nel piano d’investimenti in titoli a basso rischio. Il configurarsi di quest’altra forma di rendimento, unitamente a quella descritta poc'anzi, determina la completezza dell’indicatore in questione.


Nel mondo delle imprese, obblighi e debiti costituiscono un impegno costante degli imprenditori, specie se si sceglie il breve termine come riferimento temporale. Un fornitore che porti al gestore di supermercato un carico di prodotti da frigo non accetterà di certo d’essere pagato in dieci anni. Bisognerà saldare la posizione aperta in un tempo relativamente breve. Il debito nei confronti del fornitore fa parte delle passività correnti, come ne fanno parte i ratei passivi e i prestiti da risarcire a breve termine. La current ratio indica la capacità di un’azienda di far fronte agli obblighi costituiti da debiti, ratei e prestiti. Dividendo le attività correnti per le passività correnti, si ottiene la current ratio. Cosa sono le attività correnti? Crediti e varie attività liquide, capitale di magazzino inventariato et cetera.

Un’espressione che ha fatto il giro dei media in tempi molto sospetti è acid test, meno noto come quick ratio e che sta a indicare un altro importante indicatore della solidità aziendale. Current ratio e acid test servono a determinare il grado di solvibilità dell’impresa. Quest’ultimo, in particolare, ci dà la misura della liquidità primaria perché è determinato dalle attività correnti al netto delle passività correnti e delle scorte. È un po’ più utile e significativo della current ratio, dato che le scorte non si trasformano in liquidità rapidamente, ma sono già da includersi tra i costi all’atto della valutazione; di conseguenza, ci permette di capire con quale tempestività o con quale regolarità l’azienda è in grado di pagare i propri debiti.


Come sempre ripetiamo, i quadri delineati non sono definitivi né potranno mai essere del tutto circostanziati. Dal nostro punto di vista ognuno dei capitoli di questo lavoro potrebbe costituire un singolo volume d’approfondimento nell’ipotesi della realizzazione di un’enciclopedia dell’economia e della finanza. I nostri interventi sono da considerarsi come tentativi di divulgazione e avvicinamento linguistico.

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