mercoledì 5 ottobre 2016

L’ARBITRAGGIO

#legami #errorieparole

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Una tra le più discutibili caratteristiche della finanza è la ‘contraddizione efficiente’: in pratica, si condanna come illecita una certa operazione che, con diverse modalità e in un altrettanto diverso contesto, invece, è considerata lecita e svolta secondo un programma ordinario. Per iperbole esemplificativa, possiamo dire che, se un utente qualunque utilizza i risparmi altrui per fare degl’investimenti, il reato è bell’e configurato; tuttavia, se ciò accade per mano dei banchieri, allora non si può interpellare la magistratura. Ciò che appare conflittuale è il sistema dei due pesi e delle due misure, non già il fine delle azioni. Altro esempio può essere quello delle multe comminate alle banche che hanno alterato alcuni valori azionari o aziendali per anni, così da ottenere profitti a scapito dei risparmiatori. Esse, pur essendo colpevoli di aggiotaggio, nella maggior parte dei casi, hanno ricevuto multe più o meno ‘salate’, ma, a ben riflettere, queste multe non sono state altro che degl’inviti a continuare lungo la strada della frode. Se, infatti, incasso 20 miliardi di dollari e devo pagare 1 miliardo di dollari di multa, il mio business è garantito, quasi fosse il frutto d’un’efficiente programmazione.


Come sempre accade, a fare la differenza nei mercati è la capacità di acquisire e gestire notizie che altri non possiedono o che non sanno gestire, una specie di equilibrismo informativo, a tal punto che il confine tra la rettitudine e la disonestà spesso sembra non esistere o non esiste affatto. Un broker esperto si avvale comunque d’un osservatorio amplissimo, dal momento che è impensabile ottenere profitti fissando il proprio sguardo unicamente su Milano, per esempio, e trascurando Tokyo o Parigi. Con il termine arbitraggio, si documenta effettivamente l’abilità nel cogliere le differenze di prezzo di un prodotto finanziario tra un mercato e l’altro al fine di acquistare qualcosa dove il prezzo è basso e rivendere altrove, dove il prezzo è alto. Le possibilità di realizzazione del business sono due: o l’attività finanziaria è identica in ambedue i mercati oppure ha lo stesso payout, ovverosia lo stesso indice di distribuzione dei dividendi. Dunque, non ci si lasci ingannare dall’apparente semplicità del meccanismo che sembra riproporre quello che si verifica tutti i giorni durante il passaggio dalla vendita all’ingrosso a quella al dettaglio! È vero, un’attività contrattata su due mercati diversi si traduce in lapalissiana opportunità di sfruttamento dei prezzi, ma la parte più consistente di arbitraggio si svolge sui derivati e grazie a formule matematiche, non a colpo d’occhio; per la qual cosa basta lavorare d’inclusione e deduzione per capire che l’apparenza della compravendita implica sia la relazione tra il derivato stesso e il sottostante sia tutto ciò che può influenzarne l’andamento. Ecco perché ne parliamo solo adesso! Insomma: bisogna mettere assieme ormai tutte le tessere del puzzle.


È necessario fare adesso un piccolo sforzo combinatorio affinché si possa trarre dall’esempio un modello d’apprendimento. Decidiamo quindi di acquistare per € 10.000,00 le azioni di una certa azienda quotata a Milano perché sappiamo che sono caratterizzate da un payout pari a quello d’un’altra azienda quotata a Parigi. Nello stesso tempo, procediamo con la vendita dei futures relativi alle azioni in questione. La nostra tratta economico-finanziaria è dunque Milano-Parigi e ritorno, in questo caso. All’inizio, per così dire, vista la metafora del viaggio, operiamo con acquisto (sottostante, azioni) – vendita (derivati, futures); alla fine, invece, facciamo l’esatto contrario: acquistiamo futures e vendiamo azioni. Perché? Anzitutto, occorre ricordare che investire in futures vuol dire credere in un mercato rialzista. Di conseguenza, se, nella fase finale di questo viaggio, acquistiamo futures, evidentemente, con riferimento all’arbitraggio, abbiamo già venduto azioni a un prezzo più alto di quello al quale le abbiamo acquistate e stiamo già operando in termini di profitto.      

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