lunedì 31 ottobre 2016

L’ACCELERATED BOOKBUILDING

#legami #errorieparole

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Ruminante, spossante e invadente: sono gli aggettivi con cui può essere definito l’autore di questo scritto, ogni qual volta in cui ricorre alle metafore della famiglia e della spesa alimentare per spiegare quei fenomeni dell’economia e della finanza che, talora, appaiono inspiegabili. Eppure, l’onta della condanna sociale rientra nel cosiddetto rischio d’impresa, giacché ogni essere umano è caratterizzato da istinti psicoantropologici inequivocabili: sopravvivenza, riproduzione, aggregazione et cetera. Anche in questo caso, come in tanti altri precedenti, seguiamo un normale lavoratore autonomo che varchi la soglia di una banca per chiedere un mutuo e ipotizziamo subito che egli non sia segnalato in centrale rischi, sia il rappresentante di una famiglia monoreddito e abbia un immobile di proprietà. Per sgomberare subito il campo da fantasie insostenibili bisogna dire che un padre di famiglia con questi requisiti patrimoniali difficilmente otterrà il mutuo nell’epoca del default sistemico (…o dell’apparente default sistemico, che ha avuto inizio nel 2008).


Qualcuno potrebbe chiedersi per quale motivo un uomo ‘giusto e di rigida morale’ non abbia diritto al mutuo… Sembra che qualcuno voglia fargli un torto. Non è così. Il sistema dei parametri accoglie di buon grado solo coloro con un reddito elevato e che possano permettersi di destinare almeno il 35% dello stipendio all’eventuale rata. Con un balzo di generosità, ammettiamo che il lavoratore autonomo riesca a ottenere il mutuo. A quel punto, sarà necessario ‘caricare la pratica’, cioè informatizzarla e sottoporla al vaglio del responsabile mutui; solo dopo la pratica potrà considerarsi ufficialmente istruita; successivamente, occorrerà coinvolgere un notaio e attendere che la banca gli dia l’incarico… Insomma, quanto tempo passa, prima che sia erogata la liquidità? Nella migliore delle ipotesi, 30/40 giorni. È pur vero che siamo nell’epoca del default sistemico, ma è altrettanto vero che questa stessa epoca è quella del denaro elettronico e del click. Com’è possibile che i tempi d’attesa siano così lunghi? Burocrazia. Solo burocrazia. Nient’altro che burocrazia. Per € 150.000,00 una banca è anche gin rado di lasciar trascorrere due mesi.

Sulla scorta della servante attesa, riusciamo ad accettare che per il trasferimento d’una notevole quantità di azioni, il cui valore è quasi sempre fissato in miliardi di euro, siano sufficienti ventiquattro ore o, al massimo, quarantotto? È difficile ad accettarsi, ma accade. Dobbiamo precisare che, dal punto di vista accademico, gli esperti della materia potrebbero coprirci d’insulti e improperi per un paragone infelice e impertinente. L’accelerated bookbuilding consiste, infatti, nella cessione di un consistente pacchetto azionario a un investitore istituzionale, la qual cosa si svolge, com’è stato preannunciato, in non più di due giorni e addirittura senza alcuna iniziativa pubblicitaria. I più famosi tra i casi italiani sono quelli di Banca Generali e TOD’S, che, nel 2013 e nel 2010, hanno ceduto, rispettivamente, il 12%, che corrisponde a circa duecento milioni di euro d’incasso, e il 10%, che corrisponde a circa duecentocinquanta milioni d’incasso.  


I dettagli di queste colossali operazioni, in genere, sfuggono ai più perché pensare che si possano far transitare parecchi miliardi di euro ‘da una tasca all’altra’, in così breve lasso di tempo, per la gente comune, che spesso impiega un mese di lavoro per racimolare il denaro necessario a pagare una rata d’un qualsivoglia debito, equivale a dire “Domani andremo a fare un picnic sulla luna; non aspettateci per pranzo! Faremo tardi…”. Allora, sì, siamo ruminanti, spossanti e invadenti perché non possiamo essere altro, apparteniamo alla categoria di coloro domani non andranno a fare il picnic sulla luna.

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