mercoledì 12 ottobre 2016

LA VOLATILITÀ

#legami #errorieparole

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Volatilità è il termine che più d’ogni altro esprime la variazione del prezzo e – inevitabilmente – del rendimento d’un’attività finanziaria. Di là da ciò che appare nell’area semantica di questo sostantivo desueto e inscritto di forza nel metalinguaggio della finanza e del trading, l’espressione ‘variazione di prezzo’ può risultare ingannevole. Perché? Economia, finanza e trading si fondano, di fatto, sulla semantica laterale. Vediamo nella pratica che cosa vuol dire!


Un fumatore che si rechi ogni giorno dal tabaccaio per l’acquisto di un pacchetto di sigarette sa bene che il prodotto è periodicamente soggetto ad aumenti di prezzo. Se ne lamenta, ma non smette di fumare per 10 o venti centesimi di euro. Ne accusa il colpo il primo giorno; forse anche il secondo; dal terzo giorno in poi comincia a considerare il nuovo costo come un valore standard del pacchetto. Per lui, a ogni modo, s’è verificata una variazione del prezzo del prodotto, un movimento verso l’alto, dal momento che non s’è mai sentito parlare di una riduzione del prezzo delle sigarette. Pertanto, a questo punto, si può essere indotti ad associare la definizione basilare di volatilità con il movimento verso l’alto o verso il basso del prezzo. Invece, non è così.  C’è qualcosa in più, a latere, per così dire. La volatilità è, sì, una misura del prezzo, un suo indicatore, ma non bastano l’aumento o la diminuzione del prezzo perché ne sia giustificato l’uso. Oltre al significato percepito, in economia e in finanza, esiste il significato da dedurre.


In modo corretto, diremo allora che la volatilità è una misura percentuale dell’ampiezza di variazione di prezzo e rendimento tra una performance troppo elevata e una performance troppo deludente dello strumento finanziario. Per semplificare, ci avvaliamo ancora una volta d’un esempio. Se il prezzo d’un’azione dell’azienda X è fissato in € 30,00 e il suo andamento è quasi sempre racchiuso tra la quotazione di € 20,00 e quella di € 40,00, l’oscillazione per gli analisti è costituita a una deviazione standard: o € 10,00 al di sopra del valore o € 10,00 al di sotto; si ha una deviazione di di € 20,00. Se, tuttavia, inaspettatamente, il valore dell’azione sale a € 50,00/60,00 o scende a € 10,00/20,00, allora si può cominciare a parlare di volatilità. Si può cominciare a farlo, ma non in modo definitivo, giacché abbiamo appena detto che il fenomeno in questione indica una misura percentuale dell’ampiezza di variazione. Di conseguenza, l’analista dovrà registrare la percentuale di oscillazione in un determinato arco di tempo, prendendo come riferimenti gli estremi della variazione, che, nel nostro caso, sono costituiti da € 10,00 e € 60,00 nell’ambito di una deviazione non-standard. È chiaro che lo stesso ragionamento dovrebbe essere fatto, qualora il prezzo cominciasse a oscillare improvvisamente tra € 50,00 e € 70,00 o, viceversa, tra € 5,00 e € 10,00.

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