lunedì 17 ottobre 2016

IL PRESTITO

#legami #errorieparole

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Facile, ma non troppo: è ciò che bisogna dire per dovere morale, quando si parla di passaggio di denaro da una banca a un cliente con obbligo di restituzione e applicazione di un tasso d’interessi alle rate di rimborso. Facile perché chiunque, fin dalla prima età adulta, ha avuto a che fare con una banca o una finanziaria o per puro bisogno di liquidità o per l’acquisto di un bene; non troppo perché il prestito e il debito che ne consegue sono i primi anelli di una catena che avvolge, stringe e, spesso, soffoca l’intero pianeta terra. Nell’accingerci a tracciare i confini essenziali di questo percorso, ci sia lecito dire che, prima di mettere piede in una banca o in una finanziaria, se non si hanno conoscenze adeguate, è opportuno rivolgersi a un consulente esperto! Vediamo adesso il motivo di questo consiglio.


Anzitutto, è appena il caso di dire che ciò che pensiamo ci venga prestato, in realtà, ci viene venduto. Per le banche il denaro è un bene, un bene fungibile, per carità, ma resta sempre un prodotto sulla cui vendita si può più o meno legittimamente lucrare. Il giudizio d’integrità e correttezza del sistema del debito, che indubbiamente presenta delle lacune, specie in considerazione dei disastri del 2008, è da rinviare ad altra sede e, soprattutto, alla volontà di approfondimento del lettore. L’argomento che stiamo trattando è facile ma non troppo anche perché, come abbiamo visto, gli accordi internazionali, le decisioni delle banche centrali e le anomalie dei mercati ne stravolgono completamente la natura commerciale.

Il candidato ideale per il ruolo di ‘debitore’ è colui che s’è sempre distinto per puntualità nei pagamenti, possiede almeno un immobile di medio-alto valore e ha un reddito mensile garantito. In pratica, banche e finanziarie prestano soldi a chi li possiede già; la qual cosa potrebbe sembrare una grossolana contraddizione, dato che la richiesta di un prestito, in genere, proviene da chi ha un certo bisogno di liquidità. A tal proposito, occorre fare qualche precisazione. Il meccanismo di cessione del denaro è esclusivamente centrato su due elementi ineliminabili: il profitto, che riguarda la banca, e le garanzie, che interessano il richiedente.  Se mancano questi presupposti, mancano le condizioni di operatività; per la qual cosa il concetto di ‘bisogno’ non è affatto contemplato in quest’area del mercato, fuorché per ‘bisogno’ s’intenda solo la metafora di quel breve lasso di tempo entro il quale il soggetto è in grado di mostrare virtù economiche.

Le forme di propaganda che circolano ormai dappertutto, molto spesso, contengono allettanti opportunità anche per i cosiddetti cattivi pagatori: ‘prestiti anche a protestati’, ‘prestiti senza garanzie’ et cetera sono alcuni degli slogan più in uso, ma si tratta di pubblicità ingannevole o parzialmente ingannevole. Perché? Cominciamo col dire che le somme che si possono ottenere in questi casi sono talmente basse che l’unica conseguenza consiste nel farsi carico di una rata cui, di solito, vengono applicati interessi troppo elevati. In secondo luogo, anche se non si possiede un immobile e si è noti al sistema per un assegno protestato, è necessario dimostrare un qualche reddito e, il più delle volte, portarsi appresso un garante. C’è da aggiungere che, nell’ultimo decennio, il valore degli immobili è sceso di molto rispetto al decennio precedente, pertanto le banche non riconoscono mai un finanziamento che corrisponda al valore della perizia, sebbene questa sia un’altra storia.


Una tra le più diffuse e note tipologie di finanziamento è il prestito alla persona, che rientra nella categoria del credito al consumo non finalizzato, così definito perché non è necessario indicare nel contratto il motivo per cui il denaro viene richiesto. Di fatto, tuttavia, durante l’istruzione della pratica, una giustificazione deve sempre saltar fuori perché conviene a entrambe le parti. Quest’ultima affermazione non è del tutto elegante e scolastica, ma è valida nell’esperienza. La somma che si può ottenere, in questo caso, è inferiore a € 31.000,00 e, di solito, il tasso d’interesse è abbastanza alto: si va da un tasso medio del 10% a un tasso soglia del 17/18%, almeno nel periodo di elaborazione di questo scritto. Le garanzie servono in ogni caso; è inutile farsi strane idee.

Il prestito per consolidamento del debito si colloca in un’area intermedia dei finanziamenti. Si tratta sempre di credito al consumo, ma il consumo è, per così dire, retroattivo perché la somma erogata sarà finalizzata direttamente all’estinzione di debiti contratti in precedenza. In genere, lo si richiede per ottenere una sola rata mensile in cambio delle 3 o 4 cui si deve far fronte per varie esigenze: una rata per il mutuo della casa, una per un prestito alla persona e una per l’acquisto di una macchina fotografica, per esempio, possono essere racchiuse in una rata unica più bassa.

Quando, invece, vogliamo acquistare un’automobile e ricorriamo alla finanziaria propostaci dal venditore stesso, come per lo più accade, la categoria di finanziamento è quella del prestito finalizzato, naturalmente al consumo. La somma che la società erogante mette a disposizione dell’acquirente, tuttavia, finisce direttamente nelle casse della concessionaria, com’è giusto che sia. Qui, ci permettiamo di suggerire una scelta diversa da quella del classico acquirente: è più conveniente scegliere da sé la società finanziaria o la banca per questa tipologia di prestito che accettare supinamente quella indicataci dal rivenditore. La libertà di scelta si trasforma presto in flessibilità e vantaggio economico. Nel recente passato s’è assistito, infatti, al successo di pubblicità di rottura sulla scia dell’arcinoto “acquisti ora e cominci a pagare l’anno prossimo”. S’è forse pensato che si trattasse d’un invito a rilassarsi o di un omaggio?


Un’altra modalità di prestito finalizzato è costituita dalla carta di credito revolving, uno strumento simile alla carta di credito, ma che comporta vantaggi e svantaggi di gran lunga superiori. Mediante una carta revolving possiamo effettuare degli acquisti, evitando l’immediato addebito sul conto corrente della somma spesa, ma impegnandoci a pagare una rata mensile per ricostruire il fido che la banca ci concede all’atto della sottoscrizione del contratto. In sostanza, per contratto, sappiamo, per esempio, di poter usufruire di € 10.000,00. Ne spendiamo 8, acquistando una moto con la carta revolving, e paghiamo mensilmente le rate aggiungendo un tasso d’interesse. È vero che nessuno tocca il nostro deposito in conto corrente, ma bisogna sapere, nello stesso, che il tasso medio d’interesse per questo genere di prodotto finanziario corrisponde a circa il 16%: altino, a dire il vero. Infatti, è ben sponsorizzato dalle banche.

Dal secondo dopoguerra in poi, in Italia, s’è consacrata una tipologia di prestito alla persona che non ha mai conosciuto flessioni e insuccessi: la cessione del quinto dello stipendio, il cui meccanismo è abbastanza semplice. La categoria di ‘beneficiari’ per eccellenza è quella dei lavoratori dipendenti statali e parastatali, anche se negli anni s’è ammessa una certa apertura nei confronti dei dipendenti delle aziende private, una volta fatte le debite valutazioni di garanzia. Le variabili, in questo tipo di prestito sono limitate e le garanzie per l’istituto erogante sono solide, dal momento che il 20% dello stipendio mensile viene trattenuto direttamente dalla busta paga fino a totale risarcimento. In pratica, il rischio d’insolvenza è pari quasi a zero. Lo stesso trattamento è stato esteso ai pensionati, benché si adottino precise misure di ‘sicurezza’ per i rischi di vita. In ogni caso, la sottoscrizione di un contratto assicurativo è obbligatoria per tutelare la società erogante dall’eventuale interruzione del rapporto di lavoro o dal decesso del cliente. L’assicurazione, a propria volta, può avvalersi del TFR per recuperare il denaro ceduto a copertura del rischio.

Un po’ di incertezza, mista a euforia ingiustificata, si manifesta tutte le volte in cui si parla di prestito chirografario. Ciò si verifica perché il richiedente, giovandosi della struttura di questo finanziamento, in base al quale è sufficiente solo una firma di garanzia e, di rado, anche quella di un garante, crede, molto probabilmente, che i rischi siano bassi. Non è così. L’istituto di credito, infatti, in caso di inadempienza del cliente, può aggredire i suoi beni col metodo del pignoramento, specie se il firmatario è un imprenditore. E inoltre, il tasso d’interesse è abbastanza alto anche per questo prodotto finanziario, come d’altronde nella maggior parte delle azioni di vendita di denaro dal ‘produttore al consumatore’. La banca non concede comunque un chirografario a chicchessia: la valutazione del reddito e del ‘curriculum da pagatore’ sono premesse inamovibili. Ultima nota: se si vuole chiedere un chirografario, si tenga d’occhio l’andamento dell’Euribor!


Nell’ambito dei finanziamenti, il più contenuto tra i tassi d’interesse è sicuramente quello che caratterizza i mutui: fondiari o ipotecari; per quelli a tasso fisso l’interesse oscilla dal 3% a poco oltre il 7%, mentre per quelli a tasso variabile l’oscillazione è racchiusa tra il 2% e il 7%. Stiamo parlando del tasso medio, indicato dalla cifra più bassa, e del tasso soglia, indicato da quella più alta. A ogni modo, attestandosi sul 3,5%/4%, in genere, si ottiene un mutuo a condizioni di mercato. Di solito, si ha paura di questa modalità di prestito perché si pensa alla casa e non la si vuole perdere, ma si dimentica che in qualsiasi altra forma di finanziamento, in seguito a insolvenza da parte del debitore, la banca può procedere ugualmente al pignoramento dei beni e all’esecuzione immobiliare. Quindi, bando agli equivoci e ai luoghi comuni! Il mutuo implica che la casa di proprietà costituisca la prima e la più importante delle garanzie, unitamente al reddito dimostrabile, senza il quale difficilmente si può ottenere una qualsivoglia forma di prestito. È bene sapere che, ogni qual volta in cui ci si reca in banca a chiedere un mutuo per liquidità o mutuo cash e si giustifica la richiesta con la necessità di affrontare debiti in sofferenza, si fa il classico buco nell’acqua. Non si capisce infatti perché la banca dovrebbe lasciarsi commuovere da chi ha bisogni impellenti e farsi carico di un soggetto che ha già difficoltà di pagamento. Le banche non danno soldi a chi non ha soldi: questo è un postulato della relazione tra banca e cliente e, come tale, è indiscutibile. Gli svantaggi dei mutui sono tutti legati ai tempi di attesa per l’accettazione e l’erogazione e ai costi di istruzione della pratica di finanziamento: perizia, atto notarile, assicurazione et cetera. In quanto al resto: lunghi piani di ammortamento, cifre elevate che si possono ottenere e bassi tassi d’interesse determinano indubbiamente la massima convenienza. Un tempo, le banche erogavano anche l’80% del valore dell’immobile portato a garanzia e da sottoporre a ipoteca; oggi, queste quote, purtroppo, a causa della crisi globale, del crollo del mercato immobiliare e della conseguente stretta del credito si sono ridotte notevolmente e il 60% è da considerarsi già un buon risultato. Il mutuo fondiario va distinto dal mutuo cash/ipotecario perché, pur basandosi sempre sull’ipoteca dell’immobile, è finalizzato unicamente all’acquisto della prima casa e si struttura su alcuni specifici vantaggi come spese notarili ridotte, detrazioni sugli interessi passivi e tassi d’interesse ancora più vantaggiosi, anche se queste caratteristiche di differenza non vengono quasi mai prese in considerazione.

Le ‘opportunità’ non finiscono qui; lo spazio di questo compendio non è sufficiente a contenerne un’elencazione completa, soprattutto se volgiamo lo sguardo al mondo dell’impresa e, in particolare, a quello delle società quotate in borsa, le quali, a certi livelli di forza economico-finanziaria, sono pure in grado di invertire i ruoli, diventando ‘mutuanti’ e trasformando le banche in ‘mutuatari’ – per dirla in metafore gergali –.


Dedichiamo delle brevissime note di chiusura ad alcuni fenomeni del breve e medio termine. Il leasing è una via di mezzo tra il prestito e il noleggio di un bene. L’accordo contrattuale tra le parti, società di leasing e utilizzatore, prevede, infatti, che quest’ultimo si serva del bene, un immobile o un macchinario, pagando alla società di leasing un canone mensile, riservandosi la possibilità di riscattare il bene alla scadenza del contratto. L’anticipo fatture, invece, consiste nella cessione del credito d’impresa a una banca sulla base delle fatture emesse a fronte della vendita di beni e servizi non ancora pagati. Se l’imprenditore ha un credito di € 50.000,00 nei confronti di tre clienti e ha bisogno d’incassare il più rapidamente possibile, egli può chiedere che questa somma gli sia messa a disposizione dalla banca, che comunque non darà mai al cliente il 100% del valore delle fatture e applicherà, com’è naturale, una quota d’interesse. Concludiamo questo excursus con lo scoperto di conto corrente. Chi ne ottiene la concessione dall’istituto di credito dispone di una somma in prestito costante, ma non è tenuto a pagare una rata mensile, che è propria invece del prestito ordinario. L’affidamento può essere effettuato con revoca, cioè con una scadenza entro la quale il correntista deve rientrare pienamente, oppure in modo permanente, se le condizioni lo permettono. L’apparente fluidità dell’operazione, tuttavia, non è priva di costi significativi, che, in questo caso, sono diretti e indiretti, giacché, oltre agli interessi sullo scoperto, occorre mettere nel conto le spese di conto e di commissione.


Insomma, in materia di debiti, si può proprio dire Chi più ne ha più ne metta!, dato che si potrebbe arricchire ancora la rassegna.

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