lunedì 10 ottobre 2016

GLI  ETF

#legami #errorieparole

(la rubrica del lun, mer e ven di AnalysisAndForecasting)

Bassi costi di commissioni, riduzione dei rischi d’investimento e rapidità delle operazioni anche all’interno della stessa giornata sono le caratteristiche peculiari degli ETF, un altro acronimo del trading e, più in generale, della finanza che sta a indicare Exchange Traded Fund, vale a dire un prodotto finanziario che non facciamo fatica a definire ‘plastico’. I motivi dell’uso di questo insolito aggettivo traspariranno molto presto.


Anzitutto, ci preme fare una precisazione importante. Capita di leggere, soprattutto sul web, che gli ETF sono SICAV, identificazione, questa, che genera un errore di linguaggio, una formula deviante, una sineddoche – si direbbe in retorica – che sicuramente ostacola i processi di comprensione. Le SICAV, infatti, sono Società a  Capitale Variabile e appartengono al gruppo degli Organismi di Investimento Collettivo e del Risparmio. È pur vero che il loro esercizio professionale accoglie perfettamente le modalità d’investimento tramite ETF, ma non è il caso di fare sostituzioni improprie.

Un contributo pertinente e prezioso che ci giunge da parecchi documenti pubblicati sull’argomento è quello della duttilità. L’ETF si può gestire come un vero e proprio investimento azionario, pur se non comporta la classica adesione al rischio della singola società quotata perché esso è direttamente legato a un indice. In altri termini, per esempio, il nostro investimento in ETF non può essere espresso solo da Telecom o Eni o qualsivoglia altra società, ma dalla quota con cui le società rientrano nell’indice o nel paniere di riferimento, essendo in esso rappresentate.

Emerge subito qui la duplice natura di questo strumento: quella che lo rende simile a un fondo e quella che lo assimila alle azioni: diversificazione e compravendita diretta. Il suo valore replica dunque quello dell’indice. A questo punto, tuttavia, per avere un’idea minima del possibile rendimento bisogna fare il rapporto tra la somma dei valori delle attività di un paniere e il numero delle quote ‘vendute’ o ‘circolanti’. Se ne ottiene il Net Asset Value, che costituisce il punto di riferimento prettamente economico per l’investitore. Prezzo di mercato e NAV, infatti, non sono la stessa cosa; un eccesso di divergenza tra questi due indicatori, in assenza di meccanismi di correzione, potrebbe causare delle perdite significative, sebbene le società autorizzate operino costantemente per il riallineamento.


Si comprende, attraverso le componenti finora introdotte, che con gli ETF possiamo operare ora su indice azionario ora su un indice obbligazionario oppure su un paniere di commodities.

Dato che il mondo non è tutto rose e fiori - e meno che mai trading e finanza -, può accadere che, nel rapporto tra la somma dei valori delle attività e il numero delle quote in circolazione, il numeratore sia di molto inferiore al denominatore; la qual cosa determina uno scompenso notevole in termini di redditività. In questi casi, tramite l'intervento diretto delle AP (Authorised Participant), si configura il fenomeno del Kind Creation Redemption, mediante cui si riproduce l'operatività dell'arbitraggio, cedendo ETF a una banca depositaria in cambio di azioni, le quali vengono poi vendute sul mercato allo scopo di guadagnare sul flusso differenziale. Di certo, non è il più semplice dei meccanismi, ma è impossibile, purtroppo, nel contesto in cui ci moviamo pretendere una 'personificazione' della semplicità.




Nessun commento:

Posta un commento