sabato 3 settembre 2016

L'UCCISIONE DELL'OPPRESSORE NON È ASSASSINIO


#linee

(la rubrica del sabato di #AnalysisAndForecasting)

Molto spesso, ci si riempie la bocca con parole di lode per i protagonisti della storia proprio perché non si è costretti a imitarne le gesta, cosicché l'encomio solenne o la descrizione accademica diventano modelli di compensazione, formule di distanza da ciò che non si è in grado di compiere. Si volga lo sguardo a Joshua ben-Joseph, il Cristo, l'uomo 'più chiacchierato' della storia: quale che ne sia l'interpretazione, nel suo nome gli uomini hanno sempre cantato peana ed epicedio, eppure pochi valorosi ebbero e hanno il coraggio di entrare in un tempio a cacciare i mercanti! Socrate, altro idolo delle 'intelligenze', poco prima di morire, rammentò al proprio allievo di restituire un gallo ad Asclepio, verso il quale erano in debito. Chi lo avrebbe mai fatto? Chi, invece, sarebbe andato incontro a morte sicura, pur di consentire all'esercito di conquistare l'indipendenza? Lo fecero gli studenti delle facoltà di Siena e Pisa, nel 1948, armati di pietre contro l'imponente macchina da guerra di Radetzky. Si fecero massacrare affinché Carlo Alberto avesse il  tempo per effettuare un'inversione tattica. Una sorte simile toccò ad Attilio ed Emilio Bandiera, giustiziati dal regime borbonico per aver tentato di far insorgere la popolazione del Regno delle due Sicilie. Talora, questi  nomi da calendario subiscono pure l'onta dell'assurda condanna sociale; la qual cosa, è vero, genera il paradosso, tuttavia, se la fama non li investe in tempo e se non appartengono alla dimensione della cultura dominante, essi vengono automaticamente squalificati dal giudizio popolare. Gli algerini, per esempio, lottarono selvaggiamente contro la tirannide francese, al solo scopo di riappropriarsi della propria terra e della propria identità; le vessazioni subite furono tali da trasformarli in mostri famelici e sanguinari: non erano delinquenti e assassini, ma per ricuperare la propria dignità non potevano fare altro che calpestare il cadavere del proprio nemico. Nel frammento che segue, estratto da La Sanfelice, Dumas, del cui valore letterario non si può certo dubitare, ci invita ad accettare una condizione esistenziale in cui l'unica possibilità di sopravvivenza è l'azione, che, nostro malgrado, si muta in violenza, una violenza che non potrà mai essere soggetta alle misure della morale.  

<<Signor Cavaliere, noi sappiamo che, nel Consiglio di Sua Maestà il re di Sardegna, diversi Ministri circospetti, per non dire pavidi, fremono all'idea di commettere spergiuro e assassinio, come se l'ultimo trattato di alleanza tra la Francia e la Sardegna fosse un atto politico tale da essere rispettato! Esso non è forse dettato dalla forza oppressiva del vincitore? Non è stato forse accettato sotto la spinta della necessità? Simili trattati altro non sono che iniquità del più forte nei confronti dell'oppresso, il quale, violandoli, se ne libera alla prima occasione offertagli dalla fortuna propizia. Come! In presenza del vostro re prigioniero nella sua capitale, accerchiato da baionette nemiche, voi chiamereste spergiuro il non mantenere le promesse strappate dalla necessità, disapprovate dalla  coscienza? Chiamereste assassinio lo sterminio dei vostri tiranni? La debolezza degli oppressi non potrà dunque mai sperare in alcun soccorso legittimo contro la forza che li opprime? I battaglioni francesi, pieni di fiducia nella pace, sono sparsi qua e là in Piemonte; stimolate il patriottismo del popolo fino all'entusiasmo e al furore, in modo che ogni piemontese aspiri all'onore di abbattere il nemico della patria; queste uccisioni individuali saranno per il Piemonte più proficue delle vittorie riportate sul campo di battaglia, e mai dei posteri imparziali daranno il nome di tradimento alle azioni di forza di tutto un popolo che passa sul cadavere dei suoi oppressori per riconquistare la libertà (...)>>. 


DUMAS, A., 1864, La San Felice, trad. it. di F. Ascari, G. Cillario, P.  Ferrero, 1999, La Sanfelice, Adelphi Edizioni, Milano.

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