venerdì 30 settembre 2016

LE SOCIETÀ OFF-SHORE

#legami #errorieparole

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

I confini di uno Stato – fuor di retorica – segnano non solo l’appartenenza e la storia di un popolo, ma anche e soprattutto la sua identificazione economico-finanziaria e fiscale; alla qual cosa bisogna prestare più attenzione di quanto per lo più si sia disposti a concederne perché, mentre in materia di scambi commerciali e monetari si registra sempre di più una politica confederale, in fatto di imposte, al contrario, ognuno sembra andare per la propria strada. A tal proposito, infatti, l’unico accorgimento che venga imposto dall’alto – per dirla in soldoni e senza infingimenti – è espresso da debito e deficit, per la cui riduzione si ricorre principalmente alle cosiddette ‘tasse’. L’Italia, purtroppo, è sempre in cima alla speciale classifica del ‘campionato delle aliquote’.


Non c’è dubbio: pagare le tasse è giusto, oltre che obbligatorio, giacché si tratta di una misura di partecipazione diretta alla cosa pubblica. Se si decide di aderire alle iniziative di un’associazione o, molto più semplicemente, di partecipare a una grigliata con gli amici, non si fa altro che versare il proprio contributo di partecipazione. Non c’è da meravigliarsi, allora, se questo stesso meccanismo sia adottato per la gestione della società civile. Nostro malgrado, la storia della tassazione non è benevola, tanto che i cittadini, fin dai tempi della pòlis, sono stati costretti a ‘contribuire’ in modo sproporzionato al funzionamento dell’apparato consociativo. Parecchi governi e non pochi sovrani ne hanno pure pagato le spese, crollando e abdicando a favore di presunti statisti illuminati, ma non si può negare che questo sia sempre stato il tallone d’Achille di quasi tutti gli ‘amministratori pubblici’.

Uno degli espedienti adottati dagli imprenditori per sottrarsi alla pressione fiscale consiste nell’oltrepassare i suddetti confini territoriali per collocare la sede legale della propria azienda in un luogo le cui imposte siano inferiori a quelle del paese di residenza. Le società off-shore sono questo e non altro. Le società off-shore non costituiscono un reato, come si vuole far credere attraverso il linguaggio scandalistico. L’illegalità si materializza, diversamente, nella mancata trasparenza, nell’occultamento o nella distrazione dei capitali e, in definitiva, nell’azione fraudolenta di quella S.p.A. che controlli sotto mentite spoglie tante altre piccole società in paesi la cui legislazione è opportunamente inconsistente. In pratica, se un imprenditore italiano riesce ad accumulare denaro presso le isole tropicali, in Panama, in Liberia o in qualsivoglia altra giurisdizione simile e non informa l’Agenzia delle Entrate, egli, nella maggior parte dei casi, incontra notevoli difficoltà a gestire questo denaro in casa propria. Il rischio, infatti, è quello di essere accusati di riciclaggio, se si immette in Italia denaro non tassato con formule alternative a quella della dichiarazione del reddito.


Il limite legislativo, in realtà, è davvero sottile. Se è vero che guadagnare soldi all’estero non è un crimine, è altrettanto vero che gli organismi sovranazionali hanno stilato già da tempo una lista nera dei paesi entro i cui confini è per lo meno sconveniente o sconsigliabile avere un conto corrente. L’erario italiano, a dire il vero, se l’è vista brutta a lungo, strizzata dall’interno e dall’esterno per la contiguità con Svizzera, San Marino e Vaticano, tre realtà bancarie che di certo non hanno mai fatto mistero della propria ‘gentilezza fiscale’ e della propria disponibilità ad accogliere capitali d’ambigua provenienza. Negli ultimi anni, molti governi hanno varato misure di tolleranza per consentire il rientro dei capitali accumulati nei paradisi fiscali e non tassati: con il Voluntary Disclosure, per esempio, l’evasore o presunto tale può denunciarsi al fisco, senza incorrere nelle sanzioni ordinarie e ottenendo uno sconto significativo.  

6 commenti:

  1. Buongiorno Francesco, scusa se rimango sul sobrio andante, ma il mio personal brender mi dice che non devo esagerare confondendo contenuti e relazioni.
    Condividere con discrezione...
    Perciò non dirlo a nessuno.
    P. S. : sto scrivendo a bassa voce.
    Per l'articolo. ..
    Come al solito mi è piaciuto

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    1. Mio stimatissimo, lo stile plautino con cui m'intrattieni mi piaci più d'ogni altra cosa. Prima o poi, dovremo trovarci davanti a un calice di buon vino. Naturalmente, saremo costretti a escludere il tuo personal brander, dal momento che contenuto e discrezione saranno per meno 'relativi'.

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    2. Grazie il paragone mi onora.
      Mi diverte scrivere, anche se sto alla scrittura, come chi canta sotto la doccia alla musica.
      Ps:anche in quel caso, i vicini si lamentano spesso.
      Bacco, senza tabacco.
      Veneri meglio di no, che mia moglie mi ucciderebbe.
      Il personal brander l'ho licenziato, che tanto non lo potevo pagare.
      Mi voleva convincere, che per mandare avanti il contenuto, dovevo creare relazioni.
      "Il contenuto si vende,-diceva- se si creano relazioni significative."
      Tutti diventan clienti.
      Ma, sotto questa logica, il contenuto viene modificato, indirizzato e piegato verso la relaziome.
      Guardando i tuoi contenuti,leggendo ció che scrivi, mi rendo conto che rimani fedele al contenuto.
      Spero di essermi spiegato, che spesso mi sembra di essere, nello scrivere, come una tovaglia piegata, o forse, più che altro, ammucchiata,appena tolta dal tavolo, con tutte le briciole
      ...
      Ora mi chiamano...
      Buona giornata mio caro Francesco

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    3. Grazie il paragone mi onora.
      Mi diverte scrivere, anche se sto alla scrittura, come chi canta sotto la doccia alla musica.
      Ps:anche in quel caso, i vicini si lamentano spesso.
      Bacco, senza tabacco.
      Veneri meglio di no, che mia moglie mi ucciderebbe.
      Il personal brander l'ho licenziato, che tanto non lo potevo pagare.
      Mi voleva convincere, che per mandare avanti il contenuto, dovevo creare relazioni.
      "Il contenuto si vende,-diceva- se si creano relazioni significative."
      Tutti diventan clienti.
      Ma, sotto questa logica, il contenuto viene modificato, indirizzato e piegato verso la relaziome.
      Guardando i tuoi contenuti,leggendo ció che scrivi, mi rendo conto che rimani fedele al contenuto.
      Spero di essermi spiegato, che spesso mi sembra di essere, nello scrivere, come una tovaglia piegata, o forse, più che altro, ammucchiata,appena tolta dal tavolo, con tutte le briciole
      ...
      Ora mi chiamano...
      Buona giornata mio caro Francesco

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  2. Buongiorno Francesco, scusa se rimango sul sobrio andante, ma il mio personal brender mi dice che non devo esagerare confondendo contenuti e relazioni.
    Condividere con discrezione...
    Perciò non dirlo a nessuno.
    P. S. : sto scrivendo a bassa voce.
    Per l'articolo. ..
    Come al solito mi è piaciuto

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  3. Le società off-shore tornano di moda con la cancellazione della black-list operata dal governo italiano. Ma se ci rifacessimo all'antico testamento (Ezechiele mi ha fatto comprendere che le imposte sono a carico del "principe") e al passo del Vangelo in cui Gesù chiede a Pietro se i figli (del re) sono soggetti ai tributi (in repubblica i figli possono essere equiparati ai cittadini) le imposte sono da detestare. La soluzione a questo assunto religioso sono riuscito a trovarla e poi mi sono convinto che stavo nel vero quando ho letto le tesi del prof. Giacinto Auriti sul valore indotto della moneta. Per il funzionamento dello Stato non occorre tartassare i cittadini.

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