lunedì 26 settembre 2016

LE COMMODITIES

#legami #errorieparole

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Quando un bene, quali che siano l’origine e il produttore, mantiene, in un mercato, sempre la stessa qualità, allora si dice che esso è fungibile. Petrolio, frumento, rame et similia sono esempi di beni fungibili. Se, oltre a essere fungibili, questi beni sono anche negoziabili e immagazzinabili, non c’è più dubbio: si tratta di commodities, ovverosia di materie prime. Ne parliamo solo adesso perché la loro importanza nei sistemi economici, specie se scegliamo oro e petrolio, è tale da potere sconvolgere i piani dei governi e, non di rado, provocare delle guerre. Di conseguenza, abbiamo preferito definire alcuni concetti di base, prima di entrare nel merito di questo argomento. Nello stesso tempo, mentre è facile immaginare che il petrolio sia al centro degli interessi dei grandi operatori finanziari, non tutti sanno che pure la pancetta di maiale, il mais, il succo d’arancia e l’avena sono delle commodities, il cui prezzo è stabilito quotidianamente dalle negoziazioni nei cosiddetti mercati spot.


Insomma, il numero delle commodities è leggermente più elevato di quanto si pensi. In generale, codice d’identificazione, periodo di scadenza e unità di misura per lo scambio ne completano il quadro di negoziazione.

Qualcosa che si deve conoscere e che rientra nel campo delle curiosità è il fixing, un processo di quotazione mediante il quale, alle 10:30 e alle 15:00 inglesi di ogni giorno, si stabilisce il prezzo dell’oro. Barclays Capital, Deutsche Bank, Scotiabank, HSBC e Société Générale sono gli operatori che intervengono, nel London Gold Market Fixing, a determinare il valore della commodity in questione, cui si fa riferimento in tutto il mondo. Il metodo che essi utilizzano, nato nel 1919 per volontà di Rotschild, è quello della contrattazione, durante la quale ciascun membro dell’LBMA dichiara quantità e prezzo d’acquisto o vendita: in seguito a questo confronto ‘collegiale’, si ricava la media. Considerando che l’oro è il bene rifugio per eccellenza, tanto da essere utilizzato dai governi e dai grandi gestori di fondi e patrimoni come riserva, si può comprendere facilmente che la quantità di oro di cui si dispone talora può influenzare notevolmente addirittura il valore della moneta, benché questa non sia più l’epoca del golden standard.


Altrettanto importante per le sorti della geopolitica mondiale è il petrolio, la cui estrazione e il cui ‘approvvigionamento’, molto di frequente, scatenano, nel mondo, incidenti diplomatici, frodi storiche e conflitti a fuoco. In materia di idrocarburi, si deve fare una differenza tra riserve e risorse, prima di definire i metodi di formulazione del suo valore, che si stabilisce sempre in dollari per barile. Le riserve sono costituite dal petrolio estraibile secondo piani economici e geologici accettabili e che rientrano nelle attività in corso. Le risorse, invece, proverrebbero da giacimenti non ancora trattati e non di facile lavorazione. Si badi che si tratta non già d’una semplice definizione di scuola, ma di qualcosa che fa oscillare parecchio le quotazione. Infatti, se un paese produttore dichiara, tramite appositi indicatori, la scoperta di nuove risorse o l’esaurimento di una riserva o, ancora, la volontà di ridurre l’attività di estrazione, le conseguenze si avvertono immediatamente in ogni angolo della terra in termini economici e finanziari. Capita a tutti noi di passare davanti al rifornimento e dare un’occhiata al prezzo della benzina o del gasolio, ma, nel farlo, magari non teniamo conto di un evento atmosferico, un uragano, per esempio, che, imperversando nel Golfo del Messico, ha stravolto l’attività di estrazione, allo stesso modo in cui possiamo non curarci di un atto di rappresaglia terroristica in Nigeria finalizzato esclusivamente a paralizzare un oleodotto. I fattori che determinano il prezzo del petrolio sono numerosi, forse troppi perché se ne possa fare un elenco completo. La famosa teoria della domanda e dell’offerta, in questo caso, non è sufficiente a saziare la nostra curiosità umana e intellettuale. Anche se noi siamo abituati a leggere i dati di quotazione circa il WTI, West Texas Intermediate, e il BRENT, proveniente dal Mare del Nord, il primato mondiale in termini di produzione e fonti spetta ai paesi dell’OPEC, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio che, fatta eccezione per l’Arabia Saudita, che ne è membro naturalmente, include, non a caso, alcuni tra i paesi più devastati del mondo a causa delle guerre: Libia, Angola, Nigeria, Iraq, Kwait, Algeria et cetera.


Non si commetta l’errore, dunque, di pensare che il mercato delle commodities sia perfettamente caratterizzato dalla legge di causa ed effetto! Per quanto sia difficile immaginare che il caffè e il cacao o lo zucchero siano, di ora in ora, soggetti a scambi e variazioni, si deve, al contrario, fare lo sforzo di associare le materie prime con i derivati. Il petrolio, per esempio, è fortemente legato ai futures, di cui s’è parlato in precedenza. Ma le altre materie prime non sono da meno. Per ciascuno di noi, acquistare una confezione di caffè o di cacao in polvere significa entrare in possesso del bene da consumare, laddove per gli operatori finanziari il significato di possesso è completamente diverso. Facendo trading, in pratica e per dirla in soldoni, si può ‘acquistare' caffè o cacao o qualsiasi altra commodity, senza entrarne in possesso’ perché acquistare, spesso, nei mercati finanziari è sinonimo di investire o speculare.


Chi mai, nell’accingersi ad acquistare un chilo di pane, s’è chiesto quale fosse la quotazione del frumento? È una colpa non chiederselo? Non lo è, tuttavia, il peggiore dei guai della finanza è la sua presenza spettrale e silenziosa nella quotidianità: c’è, ci condiziona, ma non si vede né si sente.  

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