mercoledì 14 settembre 2016

IL QUANTITATIVE EASING

#legami

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

La nuova generazione di studenti di economia o di giovani lettori appassionati è abituata alla presenza di una banca centrale e sovranazionale, quella europea, che ha il potere di stampare moneta, così da guidare l’andamento dei prezzi e dei mercati. I meno giovani sanno bene, non solo per averlo studiato, che questa funzione di politica monetaria, un tempo, spettava, alle banche centrali nazionali, le quali esercitavano nel proprio territorio il ruolo di arbitri dell’economia politica. In sostanza, le banconote fino a poco più di quindici anni fa recavano la firma del governatore della Banca d’Italia, laddove oggi sono siglate dal governatore della BCE.

Di là dalle fughe nostalgiche verso l’epoca della 'sovranità', la recente storia dell’economia mondiale e, in particolare, di quella europea ci ha fatto conoscere, anche indirettamente, una serie di iniziative il cui obiettivo è stato quello di riportare la competitività delle imprese e la vita delle famiglie su livelli di ‘equilibrio globale’. L’espressione ‘equilibrio globale’ può apparire incerta e ampia, ma, in un contesto di mercato comune, essa risulta pertinente perché è essenziale creare delle condizioni di interscambio e confronto continuo, altrimenti il rischio di ‘spaccature’ tra una componente e l’altra del sistema genera pericolosamente un altro rischio, molto più grave del primo, ovverosia la crisi sistemica.


Prima di entrare nel campo del Quantitative Easing, proviamoci a indagare sui vantaggi della similitudine del buon padre di famiglia, di una famiglia del sud dell’Europa, immaginando che egli abbia due figli con modesta differenza d’età, tutti e due giovani adulti e disoccupati; condizione, questa, che purtroppo non si allontana molto dalla realtà. In queste ‘pesanti’ circostanze, ‘papà’ è costretto, in qualche modo, a dare loro, di tanto in tanto, delle sommette che servano alla elementare sopravvivenza al di fuori delle mura domestiche. I figli hanno indubbiamente esigenze diverse l’uno dall’altro; per la qual cosa uno di loro potrebbe trovarsi spesso al verde, mentre l’altro, al contrario, parsimonioso e cauto, potrebbe disporre sempre di un minimo di risparmi accantonati con lo stile della formichina. Il fratello incauto allora potrebbe rivolgersi a quello virtuoso per chiedere dei prestiti. Tutto sommato, l’intreccio non rivela alcunché di sorprendente: ordinaria amministrazione, per così dire. Ipotizzando che il padre, ogni settimana, consegni a entrambi una paghetta, le scene possibili sono due: o il figlio ‘banchiere’ finisce coll’accumulare risparmi e crediti oppure il figlio spendaccione, non restituendo il denaro al fratello, ne determina il disagio economico. A questo punto, l’unica opportunità di ‘salvezza’ è legata a un nuovo intervento del padre, il quale o decide di introdurre nuova moneta nelle tasche dei figli o sceglie di abbandonarli al loro destino, accettandone il malumore. A ogni modo, ammettendo che l’introduzione di moneta sia la soluzione paterna, il figlio ‘banchiere’, a questo punto, molto probabilmente, si rifiuterebbe di prestare nuovamente denaro al fratello, memore delle disavventure precedenti. Ne conseguirebbero, comunque, nonostante i sacrifici del padre, una ‘spaccatura’ insanabile tra i fratelli e una serie di ostacoli all’armonia della vita famigliare.

Con il Quantitative Easing le banche centrali non fanno altro che stampare nuova moneta non già per introdurla direttamente nei mercati, bensì per acquisire titoli di stato. La manovra ha, in teoria, delle finalità precise: agevolare il credito da parte delle banche nei confronti di famiglie e imprese, far aumentare l’inflazione, che dalla gente è percepita come un fenomeno negativo, ma che è utile alla sopravvivenza delle imprese, favorire le esportazioni in virtù della svalutazione della moneta. Se a ogni causa corrispondesse, tuttavia, un effetto lineare e programmato, allora nessun operatore economico-finanziario, ma neppure nessun padre di famiglia, dovrebbe preoccuparsi dei cosiddetti rischi d’impresa. In effetti, tutti sanno che i fatti non sono l’immagine speculare delle teorie. S’è detto, in precedenza, che i titoli di stato, un tempo erano considerati dai risparmiatori degli investimenti-cassaforte; oggi, molto di frequente, essi, dopo essere stati acquistati, sono rivenduti sia per evitare di perdere l’investimento, che alla scadenza potrebbe rivelarsi nullo, sia per tentare di guadagnare qualcosa. Quando la Banca Centrale Europea interviene col Quantitative Easing, essa preleva dalle banche una certa quantità di titoli di stato, ma dev’essere chiaro che le banche non sono costrette a riattivare le linee di credito-debito. Infatti, potrebbe verificarsi la ‘spaccatura’ già rilevata tra i due fratelli. A quel punto, tuttavia, il problema si farebbe serio perché l’economia europea, al contrario di quella americana, è incentrata sulle piccole e medie imprese, le quali contano molto sul meccanismo dei finanziamenti bancari e molto poco sul reperimento di fonti all’interno dei mercati finanziari. Nello stesso tempo, la riduzione del potere d’acquisto della moneta potrebbe generare un effetto boomerang. Resterebbe soltanto l’indubbio vantaggio sulle esportazioni e sul conseguente aumento del PIL. La svalutazione dell’euro consentirebbe, infatti, agli acquirenti al di fuori dell’eurozona di comprare prodotti europei e gli stessi tassi di cambio sarebbero molto più convenienti che nel passato, ma...


…Il dilemma del ‘buon’ padre di famiglia resterebbe e potrebbe trasformarsi in angoscia. Qual è la sorte dei figli ‘meno virtuosi’? E inoltre: i figli ‘meno virtuosi’ sono davvero ‘meno virtuosi’ o sono solamente risucchiati nella spirale del debito? 

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