sabato 17 settembre 2016

GLI AMANTI E IL LEADER

L'EROS DELL'INCONTRO E DELLA POLITICA

#linee

(la rubrica del sabato di #AnalysisAndForecasting)

Ogni autentica storia di coesistenza o compartecipazione comincia, senza mai cominciare del tutto, è una fuga da ciò che ardentemente si desidera e si attende, una ricerca di qualcosa che ci catturi e ci sorprenda con una forza tale che ogni nostro tentativo di opposizione sarebbe nullo. Quell'uomo che faccia fatica a reinventare il desiderio e l'attesa del desiderio con l'estenuante pratica del linguaggio finisce col ritrovarsi protagonista di qualche rituale collettivo, lasciandosi uccidere affinché di lui si abbia memoria. Non si conosce il suo atto di adesione al movimento sociale, tranne che si accetti l'interminabile apprendistato come inizio ciclico e morboso. Lasciarsi uccidere equivale a partecipare ed essere riconosciuti come membri perché, se esiste una speranza di resurrezione, questa è direttamente legata al numero dei morti dei giorni a venire: tanto prima moriamo, quanto meglio rinasciamo. Si tratta d'un istinto antropologico innegabile, com'è innegabile il bisogno di rivalsa.


L'incontro tra un uomo e una donna sul web, tramite chat, è segnato, racchiuso nello schema: la componente erotica è tangibile; entrambi stanno attenti però a non violare le formule linguistiche dell'attesa e del desiderio e, quando lo fanno, ciò accade mediante accorgimenti, riduzioni ed emendamenti perché, qualora si scegliesse la parola essenziale, la donna dovrebbe opporre anzitutto lo schema della fuga: "(...)  sono sposata (...)", "(...) è troppo presto per (...)" e così via, laddove l'uomo dovrebbe iniziare l'inseguimento e la lotta fantasmagorica. Non importa quale ne sia l'esito. Ella non misura la scelta secondo la spinta dell'Io voglio o Io non voglio, ma cerca l'alleanza del dogma o del tempo. Egli si scopre privo di competenze specifiche o inefficiente. L'uno e l'altra sono consci di poter trarre benessere dalla relazione, ma è necessario che l'omicidio sia compiuto dal gruppo. Il rifiuto schematico e l'inseguimento diventano una sorta di quota associativa.


La comparsa sulla scena politica d'un presunto leader è caratterizzata dal fervore erotico di chi lo sostiene e dalla negligenza di chi, al contrario, non sa ancora come attaccarlo, insultarlo e screditarlo. Il primo periodo, di fatto, è quasi sempre trionfale, fatto di acclamazioni e successi, elogi e calorose strette di mano. Egli non ha ancora quel ruolo cui tanti ambiscono, pertanto è avvolto in quella stessa cautela linguistica che domina il dialogo tra gli amanti virtuali: equidistanti dagli atti linguistici direttivi, sostenitori e oppositori, in qualche modo, si preparano all'agguato: prima o poi, scenderà la notte dei grandi felini; protetti dall'oscurità potranno attaccare. Non conta il nome del candidato, come non conta il suo schieramento; capitalista o socialista, sarà immolato sull'altare della produzione.  Con la complicità del buio, infatti, l'organismo umano si muove o verso la condanna o verso l'esaltazione, ignorando la via di mezzo, giacché, sia nell'uno sia nell'altro caso, è sicuro di poter eliminare quanti più avversari possibile. Se il leader è cristiano-cattolico, è accusato d'incoerenza per avere sposato una giovane donna in seconde nozze oppure è accusato di bigottismo per aver difeso troppo rigidamente la famiglia canonica. Si cerca la voce di corridoio, la zizzania, come fosse una specie di credito primordiale nei confronti della sua vita. Presto o tardi, la sua casa sarà considerata da alcuni troppo bella e il suo stipendio troppo elevato perché egli possa essere degno rappresentante del popolo.


Né gli amanti virtuali né il leader, in sostanza, hanno potuto sperimentare un vero cominciamento, smarrendosi nell'attesa e nel rinvio del desiderio puro. Dunque, le storie individuali subiscono una rimozione, ogni qual volta in cui l'uomo 'sente' il dovere d'interpretare la storia sociale.

Affidiamo adesso a Elias Canetti la l'inappuntabile chiusa:

<<(...) Quanto più grande è il mucchio di morti sul quale sta il sopravvissuto, quanto più di frequente egli ripete tale esperienza, tanto più forte e imperioso sentirà il bisogno di ammucchiare cadaveri. Le carriere degli eroi e dei mercenari mostrano che simile bisogno diviene morboso e insaziabile. Di solito, lo si spiega dicendo che uomini di tal fatta possono respirare unicamente tra i pericoli, che per loro ogni esistenza priva di pericoli sarebbe tetra e insulsa, che essi non troverebbero più alcun gusto nella vita pacifica. Non bisogna indubbiamente sottovalutare il fascino del pericolo. Ma ci si dimentica che tali persone non intraprendono da sole le loro avventure, che altri le seguono e soccombono. ciò che a essi è veramente indispensabile, ciò di cui non possono fare a meno è il sempre rinnovato piacere di sopravvivere. Tuttavia, per soddisfare quel piacere non è sempre necessario esporre sé  stessi al pericolo. Nessuno può abbattere da solo un numero sufficiente di uomini. Sui campi di battaglia agiscono moltitudini che si prefiggono il medesimo scopo, e quando si è  il loro comandante, quando si controllano i loro movimenti, quando la battaglia dipende da deliberazioni assolutamente personali, ci si può anche appropriare del risultato della lotta e dei morti che restano sul terreno (..)>>.

CANETTI, E., 1960, Mass und Macht, trad. it. di F. Iesi, 1981, Adelphi Edizioni, Milano.   

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