mercoledì 21 settembre 2016

GLI AGGREGATI MONETARI

#legami (#errorieparole)

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Con i ‘se’ e con i ‘ma’, in genere, non si fa la storia perché le ipotesi e le formule avversative della nostra immaginazione svuoterebbero i fatti o li indebolirebbero irrimediabilmente, tuttavia, nella scienza, anche in quella elementare, ‘quella della semplificazione’, i ‘se’ costituiscono la migliore delle premesse d’analisi, mentre i ‘ma’ ci permettono la rielaborazione critica. Nel tradizionale paradigma galileiano, si recita opportunamente: osservazione, ipotesi, esperimento, legge. Dunque, a proposito di Aggregati Monetari, ‘se’ andiamo in pizzeria e paghiamo il conto con una banconota da 50 euro, non facciamo altro che utilizzare l’aggregato M0, ‘ma’, se ricorriamo al bancomat, allora utilizziamo l’aggregato M1. Chi mai direbbe di aver pagato in M0 in M1? Nessuno. In effetti, non serve dirlo, sebbene sia il caso di sapere che l’atto di pagamento include una miriade di conseguenze, specie se commisurato alla quantità di atti che ogni secondo si compiono nel mondo.


La quantità, molto probabilmente, non è un problema che ci poniamo ogni giorno al risveglio mattutino, fuorché si abbiano troppi debiti o troppi crediti, tuttavia alcuni filosofi, non a torto, hanno trattato con particolare dedizione l’argomento: secondo Aristotele, per esempio, la quantità era una categoria dell’essere, uno dei modi per definirlo. Allo stesso modo, gli economisti, più o meno consapevoli della lezione aristotelica, hanno avvertito il bisogno di definire la moneta e le sue funzioni e, in tale direttrice di studio, hanno stabilito codici e misure di classificazione. Il criterio adottato è quello della prossimità all’uso, cioè del grado di liquidità: non si fa fatica a capire che la banconota e il bancomat possiedono un grado di liquidità di gran lunga superiore a quello delle obbligazioni o dei BOT o di tutto ciò che può essere trasformato in moneta in seguito a una scadenza o a una transazione finanziaria.


Sulla base di quanto abbiamo appena detto, la categoria M0 rappresenta la base monetaria, tutto il cosiddetto circolante quale strumento d’immediata fruizione e pagamento. Di conseguenza, le riserve bancarie, che possono essere convertite in liquidità immediata, appartengono anch’esse all’aggregato in questione.

Quando si parla invece di depositi a vista, si entra nell’ambito della liquidità primaria e si adotta, come s’è visto sopra mediante l’esempio del bancomat, il codice di riferimento M1. Questo aggregato, che comprende anche l’M0 in termini di calcolo quantitativo e ‘insiemistico’, è noto, infatti, per l’alto grado di convertibilità. Le operazioni che comunemente si svolgono con assegni e bonifici sono basate, per l’appunto, su trasferimenti quantitativi nel segmento M1.

Nell’ambito della liquidità secondaria rientrano, invece, i depositi caratterizzati da scadenze, anche se nel caso dell’M2, questo il codice in questione, prevale il criterio del breve termine dei risparmi, fino a un massimo di 2 anni. Sono escluse da M2 tutte quelle forme di moneta che possono essere oggetto di trasferimento tramite assegno o bonifico, in termini di definizione e, soprattutto, d’uso. In termini di calcolo, ogni insieme, invece, contiene il precedente.


Allo stesso modo in cui in pizzeria nessuno oserebbe mai pagare il conto con un assegno o un bonifico, così sarebbe ‘schizoide’ pensare di pagare con obbligazioni o BOT. Neppure nella forma più ardita di fantaeconomia si riuscirebbe a immaginare un padre di famiglia che, dopo aver mangiato la pizza, tirasse fuori una cedola obbligazionaria al fine di saldare il debito.  Obbligazioni e BOT, infatti, hanno un grado di liquidità o convertibilità molto inferiore a quello delle precedenti categorie monetarie e vengono raggruppare in M3. Più finanziaria che economica, questa categoria comprende anche le operazioni pronti contro termine e alcuni titoli di mercato. Si definisce operazione a pronti quell’atto di compravendita in cui il pagamento si effettua alla consegna o con dilazione minima. Per pronti contro termine, invece, s’intende la cessione di titoli a un qualsivoglia acquirente da parte di un istituto finanziario che s’impegna a riacquistarli, alla scadenza prestabilita, a un prezzo più alto. In pratica, è una sorta di prestito.

Ciò che emerge, in sostanza, è il valore di funzione della moneta, il cui uso e la cui gestione a opera delle banche centrali sono da considerarsi due variabili o, per dirla diversamente, due insiemi biunivoci.   

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