lunedì 1 agosto 2016

LE AZIONI

#legami

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting) 

Rispondere alla domanda ‘che cos’è?’ costituisce il primo dovere letterario e intellettuale nell’ambito di uno scritto le cui finalità siano la trasparenza e l’accessibilità dei concetti. Pertanto, diciamo immediatamente che l’azione rappresenta, in qualche misura, un titolo di proprietà di un’azienda. Di qui, potrebbero sorgere i primi dubbi perché, pur avviando un’attività rionale per la vendita di prodotti ortofrutticoli assieme a un paio di amici, possiamo essere qualificati come soci e, di conseguenza, possedere un certo titolo di proprietà, senza per ciò stesso entrare in possesso delle azioni. La prima distinzione, infatti, deve riguardare S.p.A. e S.r.l: quest’ultima si può costituire con un capitale sociale di € 10.000,00 o, addirittura, con molto meno nel caso della versione semplificata, laddove alla prima s’impone un requisito di capitale di € 50.000,00. La Società per Azioni, in virtù della propria costituzione, può agire sul mercato effettuando una vera e propria raccolta di liquidità, cioè mettendo in vendita le proprie quote e conferendo agli acquirenti il diritto di partecipare alla vita aziendale e alla distribuzione degli utili.


Il primo passo di questa apertura finanziaria consiste in una IPO (Italian Public Offering), cioè un’Offerta Pubblica Iniziale. In questo modo, si crea il cosiddetto flottante, cioè un insieme di azioni di cui possono usufruire gl’investitori pubblici nel mercato regolamentato.

A nostro avviso, per comprendere appieno il funzionamento del mercato azionario e la natura del rapporto tra azionisti e aziende quotate occorre prendere le mosse proprio dal termine offerta. Ciò che, sulle prime, sembra solo un meccanismo diabolico e complicato, di fatto e almeno in linea teorica, è abbastanza leggibile e decifrabile. L’immagine che bisogna cominciare a delineare è quella dell’asta, durante la quale i venditori fissano dei prezzi di vendita e gli acquirenti s’impegnano liberamente a spendere una certa cifra. Il prezzo di un’azione dipende, in genere, da parecchi fattori, tra i quali si indica, per esempio, il futuro valore dei dividendi,  vale a dire della distribuzione degli utili, ma sicuramente chi si appresta a fare un investimento dovrebbe essere in grado di leggere rapporti e bilanci aziendali, così da ottenere un’interpretazione obiettiva della salute della società su cui intende puntare. A ogni modo, nei mercati è più importante capire e prevedere il comportamento e le scelte altrui che fare delle scelte in modo anarchico. Se, infatti, per assurdo, un’elevata quantità d’investitori decide di acquistare le azioni dell’azienda X, anche in presenza di componenti di valutazione negative, allora le azioni dell’azienda X saliranno. L’incontro tra la domanda e l’offerta domina incontrastato i mercati.


Per l’investitore prezzo d’acquisto, prezzo di vendita e dividendi sono il sale dell’investimento. Sempre in linea teorica, si dice che l’investimento azionario è più rischioso di quello obbligazionario, tant’è che questa attività rientra nella ‘partecipazione al capitale di rischio’.

Gli azionisti che hanno diritto di voto e partecipano alla distribuzione degli utili sono coloro che hanno acquistato delle azioni ordinarie. Dev’essere chiaro che non sempre i dividendi sono assegnati agli azionisti perché il Consiglio di Amministrazioni può decidere di non procedere alla distribuzione per motivi che deve, comunque, documentare.

Non hanno diritto di voto, invece, i possessori delle azioni di risparmio, pur possedendo priorità nella distribuzione degli utili.

Un caso tutto italiano è costituito dalle azioni privilegiate, le quali possono essere emesse in quota percentuale limitata rispetto al capitale. L’azionista privilegiato gode, per l’appunto, d’un privilegio in caso di rimborso per scioglimento della società o di suddivisione degli utili, ma subisce delle limitazioni in fase di voto.


Di solito, quando la domanda di un certo prodotto è superiore all’offerta, il prezzo del prodotto cresce; viceversa, il prezzo diminuisce. Questo meccanismo è valido sia per i mercati rionali sia per i mercati finanziari. Qual è dunque la differenza? Se ci rechiamo al mercato del pesce o a quello ortofrutticolo, lo facciamo per acquistare beni da ‘consumare’ e la preoccupazione sulle oscillazioni dei prezzi è limitata perché non ci espone al rischio di tracollo, mentre se andiamo in banca a richiedere Custodia Titoli e conto corrente per investire nel mercato azionario, il processo di ‘consumazione’ avviene a una certa distanza da noi e il rischio è legato al tempo e a parecchi altri elementi di contrasto. Si ricordi tuttavia che, in generale, il prezzo delle merci al dettaglio non è così slegato dall’andamento degli strumenti finanziari, come comunemente si pensa! 

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