lunedì 29 agosto 2016

LA VENDITA ALLO SCOPERTO

#legami

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Correva l’anno 1961, quando il Totò nazionale, il principe dell’ironia e della pantomima, si trasformava in Totòtruffa per la regia di Camillo Mastrocinque, interpretando il ruolo di un irredimibile e fantasioso truffatore. Al culmine di quella performance, Totò, spalleggiato da Nino Taranto, riusciva addirittura a vendere la Fontana di Trevi a un italo-americano in cerca di facili affari. La tecnica di rottura degli schemi del senso comune era indubbiamente quella che il maestro della commedia italiana riusciva ad adottare in modo impareggiabile, tanto da sfidare il paradosso, spesso ‘battendolo’ e oltrepassandolo, cioè senza rientrare quasi mai nel dialogo ordinario. Una convenzione socio-giuridica che accomuna tutti gli esseri umani è la seguente: non è possibile vendere ciò che non si possiede, a meno di incorrere in pesanti sanzioni penali. Non a caso, il film in questione è intitolato Tototruffa 62.

Nella vita di tutti i giorni, in effetti, ogni tentativo di speculazione potrebbe essere immediatamente interpretato come reato. In altri termini: un business fondato sulla violazione delle regole del senso comune o, diversamente, sulla scelta del paradosso commerciale sarebbe quasi sicuramente denunciato come sospetto. Al Giudice per le Indagini preliminari spetterebbe poi l’opportuna valutazione. Possiamo supporre che un uomo, pur non possedendo alcun bene né denaro per dotarsene, decida di vendere qualcosa. Che genere di supposizione è questa? Una supposizione paradossale, per l’appunto. Costui, in pratica, vuole far cassa vendendo dieci smartphone, ma abbiamo già accertato che non li possiede. Di conseguenza, si rivolge a un rivenditore chiedendoglieli in prestito a scopo di vendita. Ammettiamo che il rivenditore sia consenziente: trattandosi di un paradosso, non è il caso di revocare in dubbio le dinamiche dell’operazione. Questi smartphone, appena introdotti sul mercato dall’azienda produttrice, hanno un valore di € 400,00 cadauno, pertanto il furbo businessman guadagna immediatamente € 4.000,00 lordi. Perché sono lordi? Sebbene qui non si veda traccia di razionalità commerciale, un accordo c’è e prevede che il fornitore del prodotto abbia diritto sia a una commissione sia a un interesse sull’intero valore della merce, interesse che deve essere applicato per tutto il tempo durante il quale l’accordo resta aperto, per così dire. A questo punto, ci si potrebbe chiedere per quale motivo l’accordo non debba essere concluso in fretta. Il caso è semplice: si rammenti che abbiamo parlato di prestito, non di regalo, pertanto, prima o poi, dovrà materializzarsi un qualche risarcimento. Lo speculatore potrebbe vendere in fretta e furia gli smartphone avuti in prestito, ma, di fatto, deve attendere che il loro prezzo sul mercato diminuisca al fine di guadagnare concretamente qualcosa. Egli, infatti, dopo averli venduti, secondo l’accordo summenzionato, deve ricomprarli per restituirli al legittimo proprietario. Considerando, per esempio, che a distanza di un anno il prezzo si riduca di almeno € 100,00, egli, riacquistandoli per € 300,00 agli effetti della restituzione, ottiene un incasso netto di € 1.000,00; il che, senza particolari sforzi, costituisce un gruzzoletto da non trascurare.

Di che tipo di insensatezza stiamo parlando?


La vendita allo scoperto (short selling) consiste effettivamente nella vendita di titoli che non si possiedono e che il seller ottiene in prestito da un broker. L’economia e, soprattutto, la finanza includono il fenomeno del paradosso come elemento d’interazione quotidiana tra gli operatori, tanto che un buon trader deve avere, a nostro avviso, la capacità di pensare per buona parte del giorno in modo opposto a quello comune, ma anche la parallela capacità di sognare in modo diverso. Dato che, in questo caso, il meccanismo paradossale è un meccanismo reale e funzionale, il rischio di perdita, nella vendita allo scoperto, esiste. Chi vende allo scoperto si fa prestare dei titoli che sa di dover restituire; egli deve quindi puntare su un mercato ribassista e deve sperare che le previsioni siano azzeccate. Ottenendo 1000 azioni in prestito per 10 euro ciascuna, si ricavano subito € 10.000,00 dalla vendita, tuttavia il guadagno è dato dalla differenza di cui abbiamo già parlato. Se il valore delle azioni scende fino a € 8,00, allora lo short seller spenderà € 8.000,00 per restituire le azioni al prestatore, trattenendo € 2.000,00, cui bisogna sottrarre, com’è stato detto, gli interessi passivi e la commissione. Se il valore delle azioni sale fino a € 12,00, beh… A quel punto, bisogna pagare e sorridere. 

Nessun commento:

Posta un commento