venerdì 5 agosto 2016

INFLAZIONE E DEFLAZIONE

#legami

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Nella redazione di questi tentativi di semplificazione del linguaggio economico-finanziario, per scelta di condotta, si rifugge dal ricorso all’etimologia. Il motivo della linea ‘editoriale’, per così dire, è presto detto: nonostante gli apparenti legami tra i termini trattati e le loro origini glottologico-strutturali, l’area tecnica delle implicazioni prevale a tal punto da schiacciare quella del significato.

L’inflazione è un che di noto ai più: se ne parla fino all’abuso, trascurando, nell’atto della comunicazione, che non esiste come valore assoluto. Secondo la più comune delle definizioni, consiste nella diminuzione del potere d’acquisto della moneta e, di conseguenza, in un aumento del costo dei beni e dei servizi; il che ci fa tornare di colpo alla questione della differenza tra il valore reale e il valore nominale affrontata in precedenza. 


Adottando subito un esempio banale, possiamo entrare nella materia viva, anziché restare ai margini teorici. Se un operaio percepisce un salario di € 1.400,00 e, in qualche modo, riesce a cavarsela ogni mese, ciò che bisogna chiedersi è questo: il valore di questi € 1.400,00 è nominale o reale? Senza esitare, rispondiamo subito dicendo che è un valore nominale. Perché? Quasi tutti noi siamo consapevoli delle oscillazioni del prezzo del gasolio e della super sp alla pompa. Ebbene? Quando il prezzo di gasolio e benzina cresce, non cresce parimenti anche il salario dell’operaio. Se, per di più, cresce anche il prezzo del pane, la situazione peggiora. È vero che i salari sono soggetti agli adeguamenti, ma è altrettanto vero che tali adeguamenti non sono legati in in misura proporzionale ai prezzi. Lo sappiamo bene. Per valutare correttamente il potere d’acquisto di un salario dovremmo comunque fissare un tempo T0 e un tempo T1 e verificare l’andamento dei prezzi.

Si è sentito dire, di frequente, che l’inflazione è ‘programmata’ dalle banche centrali allo scopo di stimolare la domanda e l’economia. Una banca centrale non fa altro che introdurre nuova moneta nel mercato affinché il nuovo corso aumenti gli scambi. C’è da dire, tuttavia, che la cosiddetta iniezione di liquidità interessa principalmente le banche commerciali e non le tasche dei cittadini, che, a propria volta, dovrebbero accedere alle ‘quote di moneta’ sia tramite l’aumento delle entrate salariali (?) sia tramite i prestiti agevolati (?). I punti interrogativi sono posti a tutela del grosso dubbio che grava su questo iter, che molto di rado è così efficace e diretto.


Il fenomeno apparentemente opposto all’inflazione è quello della deflazione, che dovrebbe configurarsi come la diminuzione del costo della vita, cioè di beni e servizi. Di primo acchito, la deflazione sembra un meccanismo positivo perché permette al padre di famiglia di usare al meglio il proprio stipendio acquistando più di quanto farebbe in caso di inflazione. Tuttavia, una spirale deflattiva può causare un pericoloso declino nella produzione e nell’occupazione: le aziende, non potendo più contare su un certo guadagno, sono costrette a praticare drastici tagli nei diversi comparti; la qual cosa spinge le autorità a intervenire, anche se in nessun sistema economico-finanziario la legge causa-effetto risulta vincente. In pratica, in caso di deflazione, la banca centrale può decidere, come si è già detto, di far pervenire alle banche commerciali nuova liquidità, così da agevolare l’ipotetico ritorno all’inflazione, che però potrebbe allarmare di nuovo l'operaio e, più in generale, il consumatore medio, fino al rischio che si materializzi la metafora del cane che si morde la coda.

Da ultimo: se le banche, nonostante l’iniezione di liquidità o il quantitative easing, non aprissero nuove linee di credito per famiglie e piccole imprese? Beh, a quel punto, il cane e la coda finirebbero col non incontrarsi mai.

Concludendo il discorso sui concetti basilari, è bene sapere che le stime su inflazione e deflazione, di solito diffuse dall’ISTAT, sono ottenute tramite la creazione di un paniere dei prezzi, che contiene beni e servizi principali di cui si segue l’andamento ‘commerciale’ in un determinato arco di tempo.


                                    

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