venerdì 26 agosto 2016

GLI HEDGE FUNDS

#legami

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Molto di rado, si sente dire che gli scommettitori siano talmente sicuri di vincere da concedersi, addirittura prima dell’esito della competizione, dichiarazioni compromettenti e impegnative. Se per giunta la posta in gioco è altissima proprio per volontà degli organizzatori del circuito di puntate, allora si capisce presto che la partecipazione è, per lo meno, elitaria e rischiosa. La logica da seguire è quella dello sviluppo di un sistema, come ce ne sono tanti, specie se si prende come modello di riferimento quello delle scommesse sportive. L’elaborazione di un sistema, infatti, dovrebbe caratterizzarsi per la coesistenza di strategie differenti, coperture e mosse speculative, tanto da garantire, nel peggiore dei casi, un ritorno economico minimo. È evidente che tanto più il sistema è garantito quanto più la quota di partecipazione è elevata. Eppure, nonostante le molteplici forme di rassicurazione, non sempre le cose vanno per il verso giusto proprio perché, se c’è una certezza nel calcolo combinatorio, è la seguente: non è possibile coprire tutte le variabili, tranne che il numero degli elementi di gioco sia ridotto a poche unità. Tuttavia, poche unità non sono sufficienti a dare grandi risultati. E inoltre… Nel mondo della finanza, il concetto di ‘poche unità’ non è ammissibile: le variabili sono sempre incalcolabili e indefinibili.


Il caso degli Hedge Funds è da inscrivere esattamente nell’area appena delimitata: di fatto, sono dei fondi, pertanto se ne può scoprire la natura imparando a conoscere la modalità strutturale dei fondi ordinari, ma non hanno niente a che vedere coi Fondi d’Investimento; le quote di partecipazione sono molto elevate; il patrimonio di base deve essere giocoforza altrettanto elevato; il numero dei partecipanti è ridotto per legge; le strategie non sono affatto standardizzate né sono vincolate all’acquisizione di azioni e obbligazioni. I gestori degli Hedge, in genere, lavorano mediante meccanismi di combinazione tra long position e short position, opzioni, futures, valute et cetera. Insomma: un esempio che possa racchiudere tutte le manovre degli Hedge al fine di renderne limpido e accessibile ai più il funzionamento è quasi impossibile. Si tratta, in pratica, di ‘eccellenti’ sofismi della speculazione finanziaria, che nascono con il meccanismo della raccolta e si strutturano con quello dell’equilibrismo multifattoriale.

In Italia, questi fondi esistono da poco, dato che sono stati introdotti e ammessi alla fine degli anni novanta, ma sono attivi dagli anni cinquanta e hanno mietuto vittime illustri. Il più noto e preoccupante tra i fallimenti è quello che ha investito due premi Nobel per l’economia, Robert Merton e Myron Schoels, matematici e autori di “un nuovo metodo per la valutazione dei derivati”. Merton e Schoels avevano sviluppato un metodo di moltiplicazione dei guadagni per il Long-Term Capital Management, ma, dopo un biennio di successi significativi, il fondo, nel 1998, fu annientato da un insuccesso altrettanto significativo: svalutazione del rublo e default della Russia, su cui s’era ‘puntato’, ne sancirono la disfatta e la svendita.


Guadagnare sempre è impossibile; nessun analista può affermare il contrario e, se lo fa, è irresponsabile, nonché pericoloso.

Nessun commento:

Posta un commento