lunedì 22 agosto 2016

FUTURES

#legami

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)


Il termine ‘speculazione’, in genere, fa paura perché fa pensare a macchinazioni assurde e diaboliche che gli uomini di finanza concepirebbero per ingannare investitori e risparmiatori. In effetti, l’esistenza dei fenomeni over the counter, già elencati e descritti, non lascerebbe ben sperare, tuttavia esistono anche dei derivati che sono ben regolamentati e, addirittura, standardizzati, pur rientrando nella grande e temibile area della speculazione. I Futures, di fatto, non nascono per la classica copertura, ma sono voluti dal sistema per fini strettamente speculativi. Il loro meccanismo dovrebbe ormai esserci noto in funzione degli approfondimenti precedenti.

Come tutti i derivati, è necessario che ci sia un sottostante di riferimento: una commodity, un indice, una qualche attività finanziaria. Stabilito il legame col sottostante, acquisire Futures vuol dire investire in un mercato al rialzo o il cui andamento, secondo l’investitore, sarà rialzista, per così dire. Se nell’Opzione Call lo scopo è quello di acquisire una certa facoltà d’acquisto, la quale può essere esercitata o meno, nel caso dei Futures, ci si impegna direttamente ad acquistare il sottostante: insomma, non è possibile tirarsi indietro, come può fare il possessore dell’Opzione Call, pur perdendo il premio versato. Quindi, se entriamo in possesso di Futures sul Brent Oil, al prezzo di 30 dollari al barile, non dobbiamo fare altro che sperare che il prezzo del barile salga, altrimenti ci toccherà acquistare a 30 dollari qualcosa che costa meno.


Non è difficile capire che chi investe in Futures è un bull, come si dice in gergo. Appartengono alla categoria dei bulls (tori) tutti coloro che puntano sulle fasi rialziste del mercato, mentre i bears (orsi), al contrario, puntano sulle fasi ribassiste.


I contratti che riguardano questo genere di derivati, tra le altre cose, non sono modificabili. Possiamo dire, diversamente, che non sono esposti alle ‘manipolazioni’ che caratterizzano la maggior parte dei derivati; il che sancisce la loro negoziabilità all’interno della borsa e per il tramite d’una Clearing House, un’agenzia finanziaria che funge da istituto di garanzia per ambedue le controparti.   

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