mercoledì 3 agosto 2016

EURIBOR E LIBOR

#legami

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Il prestito, lo scambio di denaro o, più in generale, la ricerca di liquidità sono fenomeni che riguardano non soltanto il padre di famiglia o il comune imprenditore, ma anche e soprattutto le banche, le quali, ogni giorno – e ogni notte – effettuano molteplici spostamenti di denaro. I motivi per cui ciò si verifica in modo incessante sono parecchi: da situazioni d’improrogabile solvibilità a vere e proprie strategie finanziarie. Accade, infatti, che, a luci spente, gli operatori delle grandi banche provvedano a fare degli aggiustamenti. Queste operazioni, naturalmente, sono regolamentate ed equilibrate dai tassi d’interesse. L’EURIBOR, cioè l’Euro Interbank Offered Rate, è un vero e proprio tasso d’interesse che la Federazione delle Banche Europee rileva quotidianamente, valutando un campione di più di quaranta banche al fine di darne pubblica diffusione; il che avviene poco dopo le undici antimeridiane.


Quando una banca ha bisogno di denaro e si rivolge ad un’altra banca, il prestito è caratterizzato ovviamente da un costo, che in altri termini è il tasso d’interesse, e da una durata, che fa variare il valore del tasso. Ricavando la media dei tassi d’interesse che le banche del campione applicano tra di esse, si ottiene per l’appunto l’EURIBOR. È evidente che tanto più breve risulta la durata-scadenza quanto più basso è il valore percentuale applicato al rimborso del prestito. In tal senso, è importante distinguere l’EURIBOR a 1 settimana da quelli a 1 mese o a 6 mesi o addirittura a 1 anno. Di solito, la differenza non è eccessiva e si aggira intorno allo 0,40%/0,50%, fuorché subentrino fattori clamorosi e che destabilizzano il sistema.

Un parametro da tenere in seria considerazione è il tasso della BCE, che costituisce indubbiamente la maggiore tra le fonti della cessione di denaro alle banche in virtù dell’attività di politica monetaria che essa svolge nell’eurozona.

Se, fin qui, s’è parlato solamente di banche, ciò non significa che il correntista medio sia escluso dalla questione. L’ottenimento di un mutuo, infatti, lo coinvolge appieno in funzione dello strettissimo legame tra il mutuo stesso e l’applicazione degli interessi variabili. L’oscillazione dell’EURIBOR determina direttamente una variazione della rata dei mutui a tasso variabile, sebbene gli eventuali aumenti, di fatto, siano modesti, con riferimento all’incidenza sulle tasche del mutuatario.


Un ragionamento simile può essere fatto per il LIBOR, anch’esso qualificato come tasso d’interesse e, di conseguenza, soggetto all’uso di cui s’è detto a proposito dell’EURIBOR. Le differenze tuttavia sono significative. Anzitutto, esso è l’acronimo di London Interbank Offered Rate ed è fornito dalla London Bankers’ Association. In secondo luogo, pur intrecciandosi con l’EURIBOR per la definizione dei mutui, è calcolato in base alla media dei prestiti interbancari effettuati con diverse valute: sterlina, dollaro, yen, euro et cetera.


Il LIBOR è, in assoluto, il più importante tra gl’indici delle operazioni overnight: in sostanza, di là dalle esigenze notturne di cui s’è detto in apertura, questo parametro regola i prestiti a brevissimo termine, pure quelli cioè il cui rimborso avviene nell’arco delle ventiquattro ore.  

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