mercoledì 10 agosto 2016

CREDIT DEFAULT SWAP

#legami

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

I Credit Default Swap (CDS) sono i derivati della tragicommedia finanziaria degli ultimi anni, essendo balzati agli onori della cronaca in seguito al ‘collasso’ dei mutui subprime. Il loro nome, in effetti, è inscindibilmente legato al debito e, in particolare, al rischio di insolvenza di chi, per esempio, ha acceso un mutuo: in sostanza, se qualcuno finisce sul lastrico e perde la casa o non può più pagare le rate di un prestito, qualcun altro guadagna bene. È la selvaggia legge della finanza e, forse, della nostra intera esistenza. Non a caso, in finanza, l’espressione “bruciati parecchi miliardi in borsa oggi…”, che sentiamo ripetere spessissimo al tg, è falsa e incomprensibile, oltre che inaccettabile: nessun euro si brucia; se una parte perde, un’altra vince.


Di fatto, la loro nascita non sarebbe da considerarsi tanto infausta quanto il loro sviluppo. Essi furono concepiti, almeno idealmente, in seno alla JP Morgan, come assicurazioni finanziarie sul credito e proprio per tutelare gli istituti che lo emettono. La descrizione del meccanismo d’impiego e della trama ‘assicurativa’ ci aiuta a diradare la nebbia che col tempo s’è addensata su di essi. Quando una banca concede un prestito a un cliente, in qualche misura, essa si espone al già citato rischio d’insolvenza. Anche nel migliore dei casi, infatti, non è mai escluso che il contraente possa avere, prima o poi, difficoltà a pagare le relative rate. I CDS sono stati introdotti nel sistema proprio per evitare che il carico di perdite causato da insolvenze sia eccessivo. La banca dunque si rivolge a una specifica figura, quella del protection seller, per stipulare una vera e propria assicurazione che la copra dai rischi in questione. È evidente che la stipula implica il pagamento di un premio assicurativo periodico. Ai CDS possono ricorrere anche e soprattutto i possessori di titoli di stato per difendersi dall’eventuale default dell’ente pubblico per eccellenza, sebbene questo comporti degli intrecci pericolosi. Anzitutto, quando un debito pubblico viene rinegoziato, i titolari di CDS, pur avendo elaborato la giusta strategia nei confronti della nazione in default, non ricevono neppure un euro di rimborso perché la rinegoziazione del debito non è prevista nella trama dei CDS. In secondo luogo, ogni qual volta in cui un investitore – importante e che abbia un certo peso all’interno del sistema economico-politico – acquista dei CDS ‘contro’ uno stato, egli non fa altro che lanciare un allarmante messaggio critico al sistema stesso, i cui attori economici cominceranno a preoccuparsi seriamente di ciò che sta per accadere in quel ‘territorio’.

Il termine trama non è stato scelto a caso. Infatti, facendo qualche passo indietro e tornando sul rapporto tra banca e assicuratore, si scopre qualcosa d’inquietante. Nessuno vieta al protection seller di rivolgersi a un altro protection seller allo scopo di ‘assicurare la propria assicurazione’. Quest’ultimo, a propria volta, può fare la stessa cosa, facendo intervenire un terzo protection seller e assicurando l’assicurazione dell’assicurazione. E così via fino a generare un’interminabile catena di Sant’Antonio. Siccome i parametri di definizione e valutazione del valore di un CDS sono fortemente legati ai tassi d’interesse e ai premi di emissione, proviamoci a immaginare una certa scena! Una banca di Roma, dopo aver concesso un prestito a una grande impresa, contatta immediatamente un protection seller a Hong Kong e si assicura. Il protection seller di Hong Kong, che non vuole rischiare né perdere tempo, chiama il collega di Francoforte e fa la stessa operazione. Il tedesco, che non può stare a guardare, essendo già il terzo anello della catena, ne coinvolge uno di Nuova Delhi e si mette al riparo. Allo stesso modo, il protection seller indiano ne chiama in causa uno londinese, il quale non esita a tirare dentro l’ennesimo protection seller, che può trovarsi a Doha, a Parigi, a New York o in qualsiasi altra piazza d’affari. Non si può certo dire che noi facciamo lo stesso con la nostra polizza RCS!

C’è dell’altro, sebbene ciò possa apparire infernale. I CDS già stipulati si possono scambiare, over the counter naturalmente. Ebbene sì, i protection seller di Hong Kong, Francoforte, Nuova Delhi, Londra, Doha, Parigi, New York et cetera possono vendere le ambigue assicurazioni appena stipulate, cosicché sulla trama già piuttosto contorta si costruisce un’altra trama ancora più contorta, i cui intrecci sono ben lontani, per significato finanziario, da quel prestito iniziale acceso a Roma e che costituisce il sottostante. Un trader navigato, per esempio, può fare incetta di CDS rilasciati sul prestito di un’azienda in ottima salute, di cui però prevede il crollo, e rivenderli al momento opportuno, cioè quando l’azienda è in crisi. Ciò che aveva acquistato a basso prezzo adesso ha un grande valore.


Qualche domanda conclusiva: se il primo anello della catena cede irrimediabilmente, che cosa succede? Pagheranno tutti? Chi è quell’ultimo che dovrebbe fungere da scudo finale? Ecco il cosiddetto rischio sistemico!  

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