mercoledì 17 agosto 2016

COMMODITY SWAP

#legami

(la rubrica del lun, mer e ven di #AnalysisAndForecasting)

Un contratto di Commodity Swap è uno strumento finanziario derivato, si basa esclusivamente sul fenomeno di scambio ed è scorporato dal bilancio delle società contraenti. Con un Commodity Swap non ci si scambia quasi mai un prodotto, anche se, in ultimo, comincia a prevalere una tipologia di contratto che prevede la consegna fisica della merce; siamo nel caleidoscopico mondo della Fiction Economy: tassi di cambio, tassi d’interesse, fluttuazioni valutarie et cetera. Anche questo genere di scambio avviene over the counter, come si è detto più volte, cioè al di fuori delle borse e, di conseguenza, in assenza di un vero e proprio controllo. 

Il leitmotiv sembra essere sempre quello della copertura o, in altri termini, dell’investimento strategico: qualora un produttore di frumento tema il ribasso della commodity che produce, egli non deve fare altro che sottoscrivere con una controparte un accordo di pagamento periodico basato sulla differenza tra il prezzo fisso e quello variabile. Se il prezzo scende, il produttore ottiene la differenza a proprio vantaggio, viceversa, cioè se il prezzo sale, gli tocca pagare. Questa brevissima incursione nel significato tecnico del Commodity Swap, tuttavia, non ci permette ancora entrare appieno nella materia. Una variante di registro linguistico, molto probabilmente, sarà utile non solo al processo di apprendimento, ma anche e soprattutto all’esplorazione di una dimensione del denaro che si espande oltre la comune immaginazione: essa può risultare indubbiamente affascinante e, nello stesso tempo, assai pericolosa.


Un bel giorno, un contadino, dopo anni di duro lavoro e dopo avere sviluppato una certa capacità di produzione di frumento, riceve un’informazione che può cambiargli la vita. Decide di rischiare e corre ad incontrare un tizio che gli si propone come mediatore. Questi, successivamente, gli fa incontrare un ricco acquirente della sua materia prima. Il contadino ne è felice, ma è un po’ timoroso e diffidente perché non conosce l’inglese e sa che il cliente conosce solo quella lingua. Il mediatore lo rassicura. Conosce lui l’inglese, non ci sono impedimenti: l’affare è quasi fatto, mancano solamente i dettagli e un paio di firme. Il cliente, infatti, sottoscrive immediatamente l’acquisto di tutte le tonnellate di frumento che il contadino riesce a produrre: ogni sei mesi, per due anni. A questo punto, il contadino chiede al mediatore e interprete notizie precise sulle modalità di consegna del grano, ma la risposta gli giunge incomprensibile: - You mustn’t deliver any products! -. Il pover’uomo fa fatica a reggersi in piedi, aggrotta le sopracciglia, comincia a innervosirsi e minaccia con lo sguardo il mediatore, che si affretta a tradurre: - Tu non devi consegnare alcun prodotto! Abbiamo sottoscritto un Commodity Swap. –. Le cose non cambiano; il contadino impallidisce e pensa di essere stato ingannato. Egli non capisce che cosa è appena accaduto, ma non è stato ingannato. Con un contratto di Commodity Swap, in teoria, le parti non si scambiano affatto il prodotto, ma simulano uno scambio per guadagnare, tramite una specie di scommessa, sui flussi economici che si realizzerebbero, se lo scambio avvenisse realmente. 


S’ipotizza che, se il contadino vende la propria materia prima, abbia una certa liquidità da reinvestire in un determinato settore e grazie a una banca, per esempio, che gli offra specifiche condizioni d’interesse. Allo stesso modo, s’ipotizza che chi acquista abbia un prodotto di un certo valore, che può rivendere o utilizzare come capitale. Si tratta di ipotesi che s’intrecciano con altre ipotesi, che, a propria volta, costituiscono il mercato finanziario. E se il prodotto, da ultimo, dovesse restare invenduto? Può succedere. Ciò che importa, in questo meccanismo, è solo lo scambio dei flussi che si registrano nei due anni in questione. Se, per giunta, al posto del contadino e dell’acquirente mettiamo una banca e una multinazionale…

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