sabato 18 giugno 2016

REGOLA AUREA PER L'USO DELLA NOTIZIA

Nella tradizione dei miti narrati ed esaltati, adottati quale modello di virtuosa emancipazione intellettuale, si ritiene che l’uomo comune sia una sorta di prigioniero all’interno d’una caverna e non possa vedere altro che le ombre delle cose, impedito e incapace di raggiungere la luce del sole. La fortunata allegoria di Platone è stata ripresa più volte sia nella letteratura sia nella cinematografia, a tal punto da diventare una metafora morta, una specie di abuso retorico, una tortura inaccettabile per chi voglia disporsi a un minimo di etica filosofica. Di qui, sembra farsi cocente l’impressione secondo cui esisterebbe ‘una sola forma di realtà’, ossia unicamente quella di chi, privo di ceppi, possa agire liberamente e osservare ciò che lo circonda entro un’amplissima visuale, laddove sarebbe opportuno e sano ammettere che pure i cosiddetti reclusi possono vedere e sapere. Tra le altre cose, qualche carcerato, prima o poi, potrebbe anche liberarsi o essere liberato, approssimandosi alla condizione di libertà; il che costituirebbe un rischio bell’e buono, prefigurando squilibrio e disarmonia. Per converso: qualche uomo libero potrebbe finire in catene, causando dei vuoti, per lo meno temporanei, al gruppo degli illuminati. Dunque: a questo punto, si possono designare almeno ‘tre realtà’: quella dei prigionieri, quella degli uomini liberi e quella del passaggio dall’una all’altra delle due.

(immagine ilsole24ore.com)


I mercati finanziari e i grandi sistemi geopolitici, a dispetto delle imponenti apparenze, potrebbero essere collocati  – e ribadisco: potrebbero! – esattamente nella via di mezzo, quella dell’eterna transizione: gli analisti tecnici, i seguaci di Elliott, gl’idolatri di Fibonacci e tutti coloro che sono persuasi che si possa fare trading sulla base di leggi universali e paradigmatiche, a questo punto, si solleveranno contro di me, ma è un prezzo che pago con piacere. Il problema, ovviamente, non sta in Fibonacci o in Elliott, ma nella distorsione criminale. L’universo si espande verso il caos e verso il disordine e così pure la finanza e la geopolitica, tuttavia caos e disordine includono delle trecce e forniscono indicatori di movimento. Occorre fissare la propria attenzione sulla componente cinetica, non su quella potenziale o – peggio ancora – statica. Restando entro i confini dello stratagemma letterario di Platone, possiamo dire che il compito – o l’avventura eroica – dell’investitore – trader consiste non già nel riuscire a capire quanti prigionieri diventeranno uomini liberi e quanti uomini liberi diventeranno prigionieri, previsione, questa, che già di per sé implica fatica e possibilità di osservare la scena dall’esterno (…chi mai potrà farlo?), bensì nell’indovinare quello che pensano e fanno gli altri investitori: la realtà non importa affatto; in questo gioco, vince chi, dopo aver studiato gli accadimenti, sa distaccarsene; la qual cosa non è facile, come di solito si pensa.

(immagine repubblica.it)


Tutti noi, infatti, possediamo una sorta di modulo neurobiologico, relazionale e linguistico con cui pregiudichiamo i fenomeni dell’esistenza e ne fuorviamo il corso all’interno dei nostri pensieri, andando alla ricerca di elementi e prove che confermino le nostre intuizioni e le nostre previsioni: ciò si verifica, purtroppo, anche nella totale assenza di riscontro, anzi è accertato che le smentite possano alimentarne sempre di più il bisogno. Il fenomeno di pumping and dumping, che sta alla base delle cosiddette bolle finanziarie, fa leva proprio su questi presupposti psicologici ampiamente sfruttati dagli speculatori: sulle prime, il titolo viene gonfiato; in seconda istanza, se ne esalta la performance; da ultimo, quando la quotazione sale, gli artefici del pump and dump, vendono senza esitazione. E il gioco è fatto. Anche in questo caso, la realtà del titolo, quella fatta di bilanci e produzione, non viene neppure chiamata in causa, non è neppure lontanamente discussa.

(immagine repubblica.it)

Quando un’azienda rende noti i propri dati disastrosi sulla produzione e sulle vendite, ci si aspetta che il titolo crolli, tanto da fare la felicità di ribassisti e detrattori, ma, se, nel contempo e chissà per quale strana combinazione di fattori, gl’investitori sono disposti a dare a essa fiducia e vogliono scommettere sul suo potenziale, allora il titolo sale sorprendendo talora perfino il CDA dell’azienda stessa. Può darsi che la finanza sia prettamente einsteiniana? Bisogna chiederselo, dal momento che spazio e tempo non sono affatto slegati l’uno dall’altro: solo la nostra percezione ne determina la separazione, non altrimenti che fossero due entità.


Sul piano dell’informazione, che costituisce l’involucro entro il quale si agitano la finanza e l’economia, come all’interno una specie di palla di vetro con la neve, l’atteggiamento critico da assumere non differisce di molto dal precedente. Di fatto, ogni segmento informativo si materializza ed è pubblicizzato in modo coerente, continuo e lineare, quasi fosse prodotto – stando al mito della caverna – esclusivamente dagli uomini liberi e vicini alla luce del sole. Se per libertà s’intende il potere economico, che è sicuramente una gran cosa, allora i produttori di notizie fanno parte della schiera degli illuminati. Non è questo il momento per mettersi a fare dissertazioni sull’essenza della libertà. Nel mondo dell’informazione, esiste, dal mio punto di vista, una regola aurea e la cui conoscenza dovrebbe indurre ogni fruitore scrupoloso allo scetticismo come metodo: l’eccesso di coerenza, di continuità e di linearità dimostra in modo inequivocabile che il corpus di notizie o è del tutto infondato o, tutt’al più, è la proiezione allegorica di un fenomeno sottostante. Un caso eclatante è rappresentato, almeno nel primo semestre del 2016, dall’impianto geopolitico costruito sulla Russia e, soprattutto, sul sempre imminente riacutizzarsi della guerra fredda. La teoria della rinnovata guerra fredda è –  a dir poco – ridicola e bisogna sforzarsi di capire perché i media l’abbiano ‘pompata’ tanto: sarebbe sbrigativo liquidare la faccenda come la risultanza di un’opera di disinformazione dell’occidente anglo-americano, non perché USA e alleati o pseudo-alleati siano delle animelle, ma perché il profitto sarebbe piuttosto limitato. I tempi sono cambiati e non basta più vendere lucciole per lanterne. Negli ultimi mesi, il Cremlino ha mostrato solidità ed esemplare efficienza, anzitutto, in materia di antiterrorismo con una serie di interventi equilibrati e raffinati sia sul fronte siriano sia su quello diplomatico. I lettori occidentali non dovrebbero mai dimenticare che la tanto bistrattata Russia è riuscita con abilità mai eguagliata a fare opposizione politico-militare, senza mai attirare su di sé alcuna forma di vendetta; il che acquisisce valore, specie se se ne considera il territorio vastissimo e multietnico. A lungo, Putin è stato additato come un cinico imperialista nei confronti dell’Ucraina, laddove non è stato difficile scoprire che buona parte della popolazione ucraina è esplicitamente filorussa. Di recente, il partenariato commerciale tra Europa e Russia s’è fatto sempre più fecondo: tutti sanno che le sanzioni non saranno rinnovate, eppure non si fa altro che straparlare del pericolo finanziario che le sanzioni stesse potrebbero comportare.  Il caos politico ed economico che ha attanagliato l’Unione Europea non ha mai lambito i confini russi. Come se tutto questo non bastasse, è sufficiente gettare uno sguardo a una qualsivoglia cartina geopolitica per rendersi conto che la Russia è praticamente braccata, dalla regione scandinava fino al Kazakistan, passando dal cuore dei Balcani, dalla NATO, un’organizzazione che ormai vive solo di gesti spettacolari e simbolici, giustamente schiacciata e surclassata da paesi che cominciano a fare scelte in piena e legittima autonomia: Erdogan e la Turchia ne sono una fulgida testimonianza. Da cosa è stata intimorita o indebolita la Russia? Per caso, la messa in scena atlantica nell’area del Nagorno-Karabakh è stata significativa? Oppure, lo è stata quella relativa all’esautorazione dell’ex primo ministro ucraino Arsenij Jacenjuk, benché si parli di dimissioni? A dispetto della compattezza dell’Unione, a un certo punto, l’insospettabile Olanda, com’è noto, ha fatto dichiarato nettamente il proprio rifiuto dell’accordo UE-Ucraina, che la dice lunga sulla realtà, mentre la Russia, che lo si accetti o meno, ha continuato a mantenersi irreprensibile, senza sbagliare una sola mossa o mostrarsi incerta. Sul finire di questa rassegna, che non può considerarsi sufficiente né, tanto meno, esaustiva, ma che spero fornisca almeno degli spunti, è necessario fare menzione dell’importantissimo ruolo di Gazprom , la più grande compagnia russa nella produzione di Gas naturale con vendite che superano abbondantemente i 100 miliardi di dollari l’anno. Ciò che c’interessa, adesso, non è il fatturato dell’azienda, ma il meccanismo di dipendenza strategica che essa impone anche indirettamente a molti dei ventisette paesi riforniti. Un aneddoto della storia recente può rivelarsi davvero interessante: i più attenti ricorderanno sicuramente che l’Europa atlantica s’è affrettata a condannare l’aiuto russo nei confronti dell’Ungheria. Ebbene? L’Ungheria acquista circa il 90% di gas dalla Russia, finendo col dipendere da essa, mentre la spinosa Turchia – spinosa per la NATO e per i mezzi d’informazione – ne riceve il 67%. Tuttavia, mentre in Ungheria non esistono filiali e forme di compartecipazione, in Turchia la Bosphorus Gaz Corporation AS possiede il 40% degli impianti e dell’indotto.

(immagine di borse.it)



La spiegazione della strana campagna di comunicazione sulla guerra fredda sta nell’osservazione degli indici della borsa russa: RTSI, MICEX, MICEX 10, RTS 2, RTS standard. L’osservazione ovviamente deve essere fatta incrociando i sistemi, europeo e russo: a quel punto, si scoprirà il tentativo di guidare o fuorviare gl’investitori. Non è un caso, in funzione di quanto si è detto, che il titolo Gazprom, alle ore 12:20 di mercoledì 15 giugno ceda lo 0,33%, mentre, paradossalmente, nel rapporto col rublo, il calo è subito dall’euro e dal dollaro. L’andamento del semestre è una straordinaria conferma della vacuità dell’informazione. 

(immagine di traderlink.it)


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