mercoledì 29 giugno 2016

BREXIT:

MIOPIA DEGLI ANALISTI, PROPAGANDA TEDESCA

A nostro avviso, una regola di buona condotta per un analista prudente e disincantato potrebbe consistere nel mantenere una certa distanza dagli eventi clamorosi e sui quali si addensano gli sforzi di tutti i mezzi di comunicazione, nell’evitare cioè di cavalcare l’onda della notizia; il che è valido non già perché si isoli un profilo intellettuale schizzinoso, ma per prioritarie questioni di metodo: evitare di farsi risucchiare dalle suggestioni e dagli impulsi collettivi è un dovere improrogabile. Ne La cantatrice calva, Jonesco introduce la figura di un medico, il dottor Mackinzie-King, il quale, prima di operare un paziente, sperimenterebbe su di sé l’intervento. Ebbene? Nel teatro dell’assurdo, quest’iperbole dell’esistenza, per così dire, investe la quasi totalità dei personaggi; nel teatro della finanza e della geopolitica, le iperboli vanno osservate, intuite, interpretate e circoscritte. Accade tuttavia, che la storia talora stessa abbia il sopravvento, forzando i protagonisti dell’analisi a reinventare il proprio ruolo, a correre il rischio di scomparire nella mischia delle opinioni, cosicché ogni atto d’interpretazione diviene un tentativo di autocoscienza.

La Brexit è stata ed è un fenomeno imponente, invasivo e a causa del quale occorre ridisegnare anzitutto il proprio ruolo. Essa è una manifestazione indeterminata, pura e indifferenziata dello spirito cosmico-storico, della storia che si rivela attraverso i popoli e contro quelle ‘accademie del pensiero’ che, fino al 22 giugno 2016, hanno indicato tecnica e ritmo dell’informazione. Pertanto, non si può non partecipare con un contributo, quantunque esso possa apparire misero, perché sarebbe come rinunciare a una gara, dopo avere riconosciuto la superiorità dell’avversario. La Brexit è stata ed è quest’avversario superiore. Lo è e lo sarà per alcuni elementi di ineluttabilità e dei quali i media hanno detto molto poco.

In primo luogo, il voto anti-UE è espressione della volontà di un popolo che è educato ai diritti e alla cultura democratica da circa ottocento anni. Gl’inglesi, per primi, il 15 giugno del 1215, ottennero dal re Giovanni Senzaterra la Magna Charta Libertatum, un documento di ‘giurisprudenza libertaria’ sul cui primato si può sicuramente dibattere, ma il cui valore non può essere affatto revocato in dubbio: il divieto di essere incarcerati senza un regolare processo e il divieto di imporre nuove tasse senza l’approvazione di un consiglio in esso contenuti ne sono una testimonianza inoppugnabile. L’abitudine a esercitare i diritti è l’unica vera esperienza democratica, tant’è che, oggi, non sarebbe corretto né rispettoso parlare di antieuropeismo britannico, laddove sarebbe sano, da parte degli sconfitti, sottoscrivere unicamente la rivendicazione dell’autonomia e dell’identità storiche. La Gran Bretagna non è mai stata assoggettata a un’entità sovranazionale; semmai la si può accusare d’irrazionale imperialismo. Auspicarne la sottomissione ai principi di Bruxelles è da scellerati.

(immagine di wikipedia.org)


È molto più semplice controllare e assicurare alla causa unionista un paese come l’Italia, per esempio, giacché l’Italia, in saecula saeculorum, fatta eccezione per la maestosa parentesi dell’impero romano, s’è concessa ad arabi, francesi, spagnoli e, tuttora, continua a concedersi a francesi, tedeschi et alia.  Si commette, in sostanza, il grave errore di trascurare il piano della realtà a vantaggio di quello dei dogmi dei programmi politici e finanziari, come se fosse possibile ripianificare la genetica geopolitica. Con questi salti temporali, non si vuole esaltare l’Inghilterra, che ha serie e pesanti responsabilità in fatto di devastazioni finanziarie ed economiche ai danni dei paesi dell’Europa meridionale: bisogna ammetterlo, gl’inglesi non sono simpatici, ma non lo sono come non lo è quel calciatore che, al novantesimo d’una finale, segna contro di noi il gol della vittoria e, per di più, lo fa ubriacando di dribbling l’intera difesa, portiere compreso. Se per giunta questo giocatore milita in una squadra che per due o tre volte di seguito ci ha soffiato il titolo, qual è il nostro livello di gradimento? Un giocatore e una squadra siffatti, per quanto antipatici, sono da ammirare.

Non si può tacere, a questo punto, che gli autocelebrativi americani e la loro democrazia sono figli dell’audacia dei padri pellegrini, i quali, salpando da Plymouth il 6 settembre del 1620 a bordo del Mayflower, giunsero a Cape Cod, nel Massachusetts, e in questa terra gettarono le basi della futura integrazione culturale statunitense. Ancora oggi, non a caso, ogni quarto venerdì del mese di novembre, si festeggia proprio il Thanksgiving Day, che la mediocre cinematografia ha rappresentato solamente attraverso mastodontici tacchini, mentre con esso si ricorda il primo raccolto effettuato dai coloni.

(The first Thanksgiving Day, oil on Canvas by J. L. G. Ferris, 1899, via wikipedia)


Il secondo elemento di ineluttabilità deriva immediatamente dal primo: la noncuranza con cui è stata affrontata la componente storiografica della vicenda, non altrimenti che se fosse una leggenda, ci induce a credere che buona parte dei nichilisti del post-Brexit, i numerosi teorici e promotori del disastro, sia una turba d’imbroglioni o sedicenti politologi o, diversamente, meschini speculatori.

La sterlina, di fatto, ha subito una pesante svalutazione, perdendo fino a undici punti rispetto al dollaro e fino a otto punti rispetto all’euro. C’era da aspettarselo e, forse, anche uno studente del primo anno di economia sarebbe riuscito a centrare la previsione, di conseguenza non si capisce come mai piovano dal nulla pareri di esperti consulenti di banche d’affari su questo fenomeno. O meglio: lo si comprende appieno, se si sposa l’ipotesi dei ‘meschini speculatori’. Nello stesso tempo, si annuncia la ‘fuga delle banche’ da Londra. Il linguaggio, ancora una volta, diventa strumento di potere occulto e gl’inglesi, primi al mondo nell’uso di questa disciplina d’intelligence, lo sanno bene. Forse che si vuole persuadere l’opinione pubblica che il suolo britannico sarà presto sguarnito di sportelli per bancomat? Sarebbe ridicolo il solo pensiero. Dunque, qual è l’obiettivo di questo frasario irriverente?

Le banche resteranno lì: lo spostamento riguarda alcune forme di capitale, dai fondi speculativi ai pacchetti di cartolarizzazione, dalla ristrutturazione dei derivati alle modalità di risparmio e investimento, ma i mercati finanziari non sono fatti solo di rialzisti, esistono anche i ribassisti, cioè coloro che puntano sul calo dei ‘titoli’ e sui cosiddetti crolli. In pratica, è necessario osservare guadagni e perdite sulla base dello scambio costante e inesauribile. È evidente che un brusco calo di un paniere principale di borsa non giova alla salute dello stato che lo subisce, ma ciò non ne implica la disfatta. Tra le altre cose, il governo britannico s’è affrettato a informare i banchieri che interverrà su incentivi, agevolazioni e, addirittura, sulla detassazione a favore del comparto bancario. Si ha idea di cosa potrebbe significare tutto questo? L’Inghilterra, nell’arco di un biennio, in quanto paese extracomunitario, potrebbe trasformarsi in una sorta di paradiso fiscale specifico, tanto da vedere rientrare i capitali con particolare e ‘fiabesca’ rapidità. Attualmente, la debolezza della sterlina, ha già prodotto un vantaggio importante, che naturalmente non viene discusso: le aziende di Sua Maestà possono incrementare in modo vertiginoso le esportazioni, da cui la ‘bilancia dei pagamenti’ britannica trarrà consistente vantaggio. Non si tratta mica di fantaeconomia o fantafinanza, bensì di deduzioni elementari e, come si è detto, ineluttabili.

(immagine di investing.com)



Da ultimo, a suffragio delle tesi finora esposte ci sia concesso di accusare gli analisti di miopia! Non ci vuole molto a dare un’occhiata alla curva di rendimento dei titoli di stato inglesi, che, pur essendo in leggera flessione rispetto allo scorso anno, ci sembra che indichi una certa buona salute. Per carità, prevale l’investimento a breve termine, ma non siamo affatto di fronte al grafico della depressione economica o dell’imminente crisi finanziaria d’un paese. Allora, perché si fa prevalere l’immagine di una catastrofe? Sicuramente, non si è detto che tanta propaganda sul disastro giova alla Germania, che ha tanti buoni motivi per temere altri possibili ‘allontanamenti’ dall’Unione Europea: è il paese che vanta il migliore tra gli asset industriali, si avvale dunque d’un euro forte e può continuare a fare la voce grossa in Europa, tranne che l’entusiasmo democratico-referendario si diffonda in altri paesi, spingendoli verso l’uscita. A quel punto, si configurerebbe la metafora di quell’atleta che racconta in giro con fierezza d’essere arrivato terzo, senza dire che i concorrenti erano tre. 

(immagine de Il Sole 24 Ore)


La Germania è il paese europeo col maggiore tra i debiti ‘derivati’ in Europa nei confronti degli Stati Uniti, che, ovviamente, Trump a parte, che pare soffrire di un disturbo maniacale, sono allineati a sostegno della compattezza dell’UE. A dire il vero, a dispetto dei tanti luoghi comuni sull’alleanza storica tra Inghilterra e USA, troppi dati ‘petroliferi’ ci inducono a pensare che l’intesa tra i due giganti sia solo una bella facciata e nulla di più. Il dollaro, di fatto, a causa della Brexit o grazie alla Brexit, a seconda dei punti di vista, s’è rafforzato notevolmente, consentendo alla FED di prendersela comoda sul rialzo dei tassi. In quanto al resto, i vari Le Pen, Salvini e personaggi consimili sono talmente inconsistenti da potere vivere unicamente di disagi popolari e contestazione, che determinano effetti in determinate porzioni di intervallo politico, ma che non possono andare oltre la pausa ricreativa. 


1 commento:

  1. sono e sempre saranno "isolani". cmq la scozia potrebbe riservargli una sorpress. e forse anche il galles. vedremo.

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