mercoledì 11 maggio 2016

IL MITO DELLA ROBA NEL TRADING

POVERO ELLIOT!

…eppure, qualcuno ha il coraggio di affermare che, in materia di economia e finanza, esistono leggi universali, incontrovertibili e inalienabili.


La sorpresa non fu sconvolgente, per carità, ma, nel tentativo di ricostruire un certo messaggio diffuso sui social network, secondo un elementare e funzionale criterio d’analisi linguistica, un po’ di preoccupazione mi sopravanzò: gli utenti che supportavano l’autore della ‘panacea’ erano alcune migliaia, cui si aggiungevano gli avventurieri del commento.

Il tema della controversia era il trading online: un tizio, che faceva bella mostra delle proprie virtù sciamaniche o chiromantiche su Facebook, asseriva che i mercati finanziari e, di conseguenza, gli investimenti sono caratterizzati da leggi universali. Sarebbe sufficiente studiarle con attenzione per trarne profitto. Su due piedi, bisognerebbe chiedersi perché il governo greco o lo stesso governo italiano – tanto per fare qualche esempio – non se ne siano ancora accorti, dato il deficit… Comunque sia, dobbiamo evitare di inciampare nella facile ironia. Dopo aver letto il post di questo guru della finanza, mi permisi di scrivere con molta umiltà: “Nei mercati non esistono leggi universali”. Volesse il cielo che non l’avessi mai fatto! Il tizio, indispettito, mi rispose dicendo: “Leggi Elliot, se lo capisci e… blà blà blà”. Mi limitai solo a ribattere che sarebbe potuto nascerne un dialogo costruttivo, se avesse gestito diversamente il feed-back. Povero Elliot! Se con l’aggettivo ‘universali’ s’intende dire che certe leggi sono ricorsive ('ricorsive' non equivale a 'cicliche', ma neppure a 'universali'), ne possiamo discutere, ma ciò non dà adito a chiaroveggenza o certezze.

Non c’è altro da dire in proposito, fuorché costoro, cioè tutti questi profeti del successo, non sono altro che cascame acidognolo di sogni frustrati e conditi con vago intellettualismo melenso, come fossero l’avanzo d’una cena prelibata lasciata ad ammuffire in frigo per mesi.

Il trading è una forma di investimento basata su acquisto e vendita di prodotti finanziari: opzioni, futures, assicurazioni et cetera. Un tempo, in mancanza di piattaforme ‘intelligenti’, ci si rivolgeva a una banca, la quale, a propria volta, contattava un broker, ossia un’apposita società d’intermediazione. La componente di rischio dipendeva dalle scelte individuali. Oggi, accade qualcosa di strano e, a tratti, pericoloso. Se, da una parte, cresce la libertà d’azione dell’uomo della strada, che può entrare a far parte di questo mondo caleidoscopico, senza spostarsi da casa, dall’altra, tuttavia, s’infittisce la schiera di personaggi ambigui, d’incerta formazione e altrettanto incerta storia professionale, sempre pronti a millantare ruoli di spicco ed esibire successi. Essi non appartengono né alla dimensione della gente comune né a quella dei grandi broker o dei grandi banchieri. Non appartengono alla dimensione della gente comune perché dichiarano di guadagnare cifre stratosferiche, a partire da investimenti di circa € 100,00: un padre di famiglia per arrivare a € 5/6.000,00 al mese sa bene che deve spaccarsi le ossa e sa pure che non gli bastano cento euro. Non appartengono alla dimensione dei grandi broker o dei grandi banchieri perché questi non si presterebbero neanche lontanamente a queste messe in scena da tre soldi. In pratica: non esistono.  

Prima considerazione: è impossibile raggiungere quelle cifre con un investimento di cento euro. Seconda considerazione: le trame della finanza sono così complesse e composite che non esiste uomo al mondo che possa averne visione ‘definitiva’. Terza considerazione: come sempre, occorre studiare e bisogna farlo senza pause; il che, comunque, non garantisce affatto il successo economico. Ultima considerazione: se c’è una legge universale, è questa: per far soldi ci vogliono i soldi; e non serve una laurea per capirlo.

Tra i termini in voga e che sollecitano, in genere, l’interesse dell’utente, sicuramente godono della migliore propaganda CFD (Contracts for Difference) e leva finanziaria. L’effetto leverage ha una base frazionaria e si struttura in una sorta di prestito. Anche se, digitando su Google “che cos’è l’effetto leva”, si trovano solamente articoli esaltanti sulle opportunità di guadagno, i rischi e i dubbi sono consistenti. In sostanza, per avviare la macchina occorre un deposito minimo, che dovrebbe essere accresciuto da ciò che apporta il provider. In che modo? Se dobbiamo acquistare 100 azioni della Guadagnifacili Inc. al prezzo di € 1.000,00, ma abbiamo un margine iniziale di € 100,00, il provider interviene con la quota rimanente di € 900,00. O meglio: ci consente di fare operazioni equivalenti; la qual cosa differisce un po’ dal vero e proprio prestito. Quando l'azione della Guadagnifacili Inc. avrà raggiunto, per esempio, la quota di € 12,00, noi guadagneremo € 200,00. La semplicità sembra allarmante. In effetti, lo è perché l’effetto leva deve anche essere capovolto. In altri termini, alla stesso modo in cui può moltiplicare il profitto, così può moltiplicare la perdita. Qualcuno obietterà dicendo che esistono dei metodi di gestione del rischio: stop loss, profit call et cetera. Il problema – sia chiaro! – non sta nella credibilità di questi broker online, di cui non si mette in dubbio l’efficienza, ma in una quantità di variabili per trattare le quali occorre una vasta conoscenza di politica, geopolitica, economia e finanza. E si potrebbe aggiungere anche l’economia aziendale. Sto forse esagerando? Se a questo si sovrappone il concetto di Contracts for Difference, la questione si complica ancora di più perché le opportunità di successo sono legate all'effettiva differenza tra ciò in cui investiamo e i prodotti finanziari sottostanti, di cui s’è parlato inprecedenza (§ Fiction Economy).

Purtroppo, il meccanismo della leva non è così semplice come si crede, almeno non lo è nella misura in cui si creda che sia sufficiente un’intuizione, perché impone la conoscenza dell’intera gamma dei prodotti finanziari, benché sia vero che potrebbe permetterci l’ampliamento dei guadagni. Possiamo tentare la via dell’esempio concreto su base binaria: 1) acquistiamo 100 azioni della Guadagnifacili Inc. al prezzo di € 10,00 ciascuna; 2) acquistiamo 500 opzioni call legate alla stessa azione con premio pari a € 2,00 e quota d’esercizio equivalente a € 10,00; in pratica, spendiamo €2.000,00. Mediante l’opzione call, per la quale paghiamo un premio, abbiamo il diritto di acquistare entro una certa data le azioni, anche quando il prezzo dovesse crescere. Viceversa, se il valore scende, ci conviene perdere il premio e rinunciare all'esercizio del diritto d’opzione. Se, ora, sulla base di questo breve – e mai esaustivo – excursus, consideriamo l’ipotesi iniziale della combinazione tra 1 e 2 e, nello stesso tempo, ipotizziamo che il valore delle azioni passi da € 10,00 a € 20,00, non solo guadagniamo in modo diretto i primi € 1.000,00 euro dall'investimento azionario, ma possiamo anche esercitare il diritto d’opzione: acquistare al prezzo di € 10,00 delle azioni che ora valgono € 20,00 per rivenderle immediatamente. Ecco l’effetto leva classico. Tuttavia, se il valore delle azioni, anziché salire a € 20,00, scende a € 2,00, perdiamo esattamente col metodo della leva. Attenzione: questo può accadere sia in banca sia davanti allo schermo di un pc![1]
    
A un certo punto della nostra ‘media’ esistenza, in piena libertà e discreta autonomia economica, decidiamo di investire in titoli azionari e volgiamo lo sguardo verso un’azienda piuttosto blasonata del panorama italiano: ENI? Unicredit? Pirelli? Il FTSE MIB è sufficientemente ricco. Quale che sia l’azienda designata per la nostra scalata al successo, dalla lettura compulsiva dei quotidiani finanziari e non all'analisi dei bilanci, dalle manovre finanziarie dei governi alle politiche economiche delle banche centrali, dai cambiamenti nella gestione globale delle commodities ai conflitti bellici in corso, tutto questo e tanto altro ancora può irrimediabilmente segnare le nostre sorti.


(un interessante contributo del 2011)

Come si può affermare che esistono leggi universali o, diversamente, che si può guadagnare una buona quantità di soldi con un investimento di cento euro? Qualcuno osa addirittura a scrivere ‘5 euro’ come proposta d’investimento iniziale. Io non intendo gettare discredito sul trading online, anzi ne sono un estimatore e un sostenitore, ma è evidente che il budget d’avvio equivale a quello d’una piccola impresa perché, in assenza di una strategia di diversificazione, non si ottiene alcunché. Il buon senso con cui si deve affrontare la disciplina del trading deve essere pari a quello dell’imprenditore virtuoso, il quale, prima di gettarsi a capofitto nell'impresa, sappia redigere un vero e proprio business plan, un piano swot e si disponga alla preparazione di tutte le necessarie forme di pianificazione. Bisogna resistere alle suggestioni indotte da questi imbonitori del forex.


Tra l’immaginazione e la realtà o, forse, al di sopra di entrambe, monta la frustrazione, un conflitto che incalza l’uomo a raccontare, per difesa  e sotto le forme della verosimiglianza, delle qualità che non possiede: dalle parole nasce una nuova zona di confine meno ampia di quella reale e in cui ci si può muovere con facilità e agio, un luogo in cui, anzitutto, egli sa rappresentare sé stesso e, in secondo luogo, si distingue per delle capacità. Il prezzo da pagare per questa ritrovata, ma apparente, comodità è tutto racchiuso nella lontananza effettiva dalle persone e dalle cose, che aumenta di giorno in giorno in funzione della mistificazione e della quantità di espedienti escogitati per la difesa. All'origine di questo ‘distacco’, il non saper fare e il non saper essere, quali conseguenze del non poter fare e non poter essere, si manifestano come condizioni aggravanti del malessere umano.



[1] Cfr. DEL PRA, M., 2009, Finalmente ho capito la finanza, Vallardi Editore, Milano. 

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