sabato 30 aprile 2016

UN MANAGER NON PIANGE COME NOI,
NON HA MAL DI PANCIA O MAL DI TESTA?

La mente  è più grande del cielo –
perché - se li metti fianco a fianco – l’una contiene l’altro
facilmente  e te  anche –
La mente è più profonda del mare  –
perché  se li tieni – blu contro blu –
l’una assorbirà l’altro
come una spugna – un secchio –
La mente ha giusto il peso di Dio –
perché  – alzali – libbra su libbra –
ed essi differiranno – semmai – come suono da sillaba


E. Dickinson, silloge 1862, poesia 632


PREMESSA

La tentazione è sempre quella che proviene dalle immagini vincenti, riposanti e rassicuranti; la suggestione, invece, è quella costruita dai santoni del web, le cui parole segnano solamente sentieri di successo delimitati da spot olimpici e consigli aurei, come se ciò che accade intorno a tutti noi, noi che siamo liberi professionisti, padri di famiglia, amanti, avventurieri e chissà quante altre cose, non subissimo mai il peso del disagio, della frustrazione o della sconfitta. Promuoversi, ovverosia offrire le proprie competenze al mercato, vuol dire allora rinnegare la vita, dimenticare la strada, trascurare pene, timori e assilli dell’uomo comune? In altre parole, colui che attraversa una normale esistenza e si racconta non merita credito e riconoscimento professionale? Un manager o un consulente di valore non piangono come noi, non hanno mal di pancia o mal di testa, non sono mai costretti a mentire per sopravvivere, non soffrono? Neppure nei miti dell’epoca arcaica o nella letteratura si trovano uomini estranei al dolore, eppure, oggi, il marketing è fatto unicamente di figure impeccabili e invulnerabili. Forse che Achille, l’indomito re dei Mirmidoni, non ha patito il distacco da Briseide o dall’amato cugino Patroclo? Forse che Joshua ben-Joseph, il Cristo, non uno dei tanti, sul Getsemani, non ha chiesto al Padre di allontanare l’amaro calice? Forse che Alessandro Magno, il più grande tra i conquistatori, non morì poco più che trentenne ormai afflitto e isolato, nonostante il potere? E si potrebbe dire ancora del fallimento di Napoleone al passaggio del Borodino o dell’arcinota sorte di Giulio Cesare, fino a far nascere un’interminabile sequenza. Le vicende umane, per caso, hanno minato l’identità di questi personaggi che, quali archetipi, fanno parte dell’inconscio collettivo?

Qual è il senso d’una premessa siffatta, in una rubrica in cui si parla costantemente di geopolitica, intelligence, finanza, economia et similia? La risposta sta nei miei propositi: io, in qualità di analista, oggi, voglio promuovermi e intendo farlo, oltre che con un metodo limpido e ben definito, attraverso frammenti di realtà e sulla base delle vicende umane che hanno caratterizzato la mia istruzione scientifica e il mio curriculum esistenziale. Se, dalla laurea in filosofia, attraverso l’insegnamento universitario, sono giunto alle previsioni economico-finanziarie e socio-politiche, devono esserci una trama e dei fatti. L’uomo è rappresentato dalle opere e opera tra i fatti. Il resto è packaging. Mi rifiuto categoricamente di scrivere o enunciare: ‘come fare questo o quest’altro’, ’10 consigli su’, ‘affrettati a contattarmi’ e castronerie consimili!

Una nota caustica: l’analisi del piano SWOT di un’azienda implica che l’analista si occupi anche e soprattutto di debolezza e minacce, dal momento che SWOT è l’acronimo di Strengtghs Weakness Opportunities Threats e non, per esempio, di Soul Wonder Orgasm Tenderness.

IL METODO

Esiste un luogo in cui un osservatore attento e disposto all’esplorazione è in grado di fare previsioni sul comportamento umano: è indefinibile, incontenibile, incommensurabile. Ogni individuo vivente, anche inconsapevolmente, vi transita, lasciando tracce di sé, tracce che si trasformano in documenti d’identità: gioie e dolori, intenzioni e convinzioni, dubbi e certezze, speranza e scetticismo. Ciascuno di questi elementi contiene una storia e dei segni che il passaggio degli uomini racconta. Sulle prime, si tratta di un residuo, che si deposita al suolo, così da generare alti e densi strati di materia amorfa e viva. L’esploratore che si sia giovato del privilegio della contemplazione, tuttavia, ne fa nascere una forma, un volto, una trama. La dimensione entro la quale stiamo interpretando i misteri che ci circondano è quella del linguaggio, unica struttura dell’esistenza che denunci il parlante stesso, rivelando ciò che di solito s’intende nascondere o si tende a mistificare e occultare.

Analizzare gli atti linguistici vuol dire aver visto ciò che è stato, prevedere ciò che sarà, abitare il mondo con limpida perspicuità e lungimiranza, vuol dire sapere. Detrattori e obiettori potrebbero facilmente bocciare tale ipotesi per ciarlataneria o congetturare di imbonitori saccenti e impavidi, ma la scienza, l’esperienza e il laboratorio restano incrollabili.

La nostra lingua, sia quella scritta sia quella parlata, è fatta di parametri che si ripetono in modo puntuale e sistemico; non a caso, essa è considerata ricorsiva. Partendo da mezzi finiti, tutti noi riusciamo a produrre una serie infinita e, per l’appunto, ricorsiva di combinazioni, che si strutturano secondo una particolare frequenza d’uso. In pratica, le modalità espressive di ognuno di noi si basano su un certo patrimonio comune, ma differiscono le une dalle altre sia per lo stile sia per le vicende vissute o parzialmente sperimentate dal parlante. Non possediamo la lingua di Dio e non c’è la pretesa di proclamare la verità, ma abbiamo il coraggio di indagare, scoprire e conoscere.

Nell’ambito economico-finanziario e in quello socio-politico, il più fecondo tra i campi di lavoro è quello dei mezzi di comunicazione, la cui scrittura è ossessivamente rielaborata da formule retoriche e ripetizioni che consentono all’analista di rilevarne le strutture nascoste e profonde. Tanto più l’informatore si affanna a coprire il dato reale, quanto più semplice risulta ‘smontare’ gli schemi di protezione e disinformazione, sebbene questo comporti un esame comparato e quotidiano dei principali ‘organi d’informazione’. Un esempio, in questa sede, può essere utile a fornire un riscontro al lettore: qualche mese fa, quando il valore del barile di petrolio era sceso al di sotto dei 30 dollari, mi lanciai in una previsione di rialzo che mi attirò solo contestazione e scetticismo da parte di detrattori e ribassisti. Avendo ottenuto il risultato previsto, mi permetto di farne menzione, ma senza spettacolo né clamore. Mi sono permesso, con pari umiltà, negli ultimi giorni di fornire pure degli indicatori d’investimento: pericolosità dei principali fondi europei, svalutazione dell’euro e rafforzamento del dollaro, nuovo corso del dollaro, crescita di alcuni insospettabili paesi dell’Asia interiore, pericolosità finanziaria dell’Olanda e altri fattori che, in questa sede non possono essere approfonditi. La manovra di Draghi sui corporate bond americani, passata quasi inosservata, è stata geniale e propria o di un chiaroveggente o di uno che sa e non vuole passare alla storia in modo tragico. Qualcuno potrebbe obiettare interrogandomi: - Se dichiari tali capacità, per quale motivo non investi tu stesso, anziché dare indicazioni agli altri? -. La risposta è semplice e banale: io non posso farlo perché non ho il capitale sufficiente e non intendo fare il saltimbanco del forex, imbonitore o chiromante da strapazzo che vive di bluff impartendo lezioni a destra e a manca.    

Diversamente, vogliamo sapere se il nostro partner ci tradisca? Vogliamo capire perché il nostro socio, di recente, abbia assunto un atteggiamento anomalo? Vogliamo apprendere di più sulle frequentazioni dei nostri figli o sui loro disagi? Vogliamo informarci sulla fedeltà dei nostri dipendenti? Vogliamo prevedere il comportamento dei nostri clienti rispetto a un prodotto che stiamo per lanciare sul mercato? Vogliamo realizzare una campagna di comunicazione efficace? Ne abbiamo il diritto.

È sufficiente disporre di modelli di scrittura redatti dalla persona che desideriamo ‘conoscere’: dai semplicissimi post dei social network alle e-mail: tutto ciò che è scrittura, anche associata con immagini, si trasforma in annunciazione e rivelazione. È evidente altresì che occorre fornire all’analista un quadro documentale sufficientemente ampio in modo che egli ne tragga uno studio comparato e ne valuti i passaggi critici.

Attenzione!

Non si tratta di investigazione privata; e inoltre l’analista non fa alcuna intrusione nella vita privata del soggetto  designato, né sul piano sociale né su quello informatico. L’indagine si svolge interamente mediante l’analisi del linguaggio e, di conseguenza, di protocolli di linguistica previsionale. La risultanza sarà, dunque, un’ipotesi basata sulla ricorsività e caratterizzata dall’approssimazione, non si baserà mai su ‘prove’ che si possono ‘toccare e vedere’: reperire le prove è compito delle autorità giudiziarie o di chi ne abbia l’autorizzazione, nei casi in cui siano necessarie. L’analista redige un report di consulenza, dà un parere scientifico.

Agli effetti di una valutazione corretta è necessario disporre di un corpo di documenti che, pure a campione, ricopra almeno gli ultimi due o tre anni di vita. Tuttavia, si precisa che anche su un solo documento si può ottenere un riscontro, sebbene questo possa essere limitante. Tizio s’è appena intrattenuto in una conversazione in chat con una donna che desidera con ardore e vuole saperne di più? La conversazione è un testo vero e proprio: basta sottoporlo all’analisi…

LA STORIELLA

Ho scoperto la mia grande passione fin dagli anni dell’adolescenza. Già tra i sedici e diciassette anni, dedicavo il mio tempo allo studio del linguaggio, affascinato e, forse, anche stregato dalle parole e dalle loro combinazioni. In precedenza, avevo avuto un precettore d’eccellenza, mio nonno, il quale, gesuita per formazione, conosceva latino, greco, inglese, francese e tedesco e trovava diletto nel preparare delle pergamene in cui traduceva da una lingua all’altra i propri pensieri. Lo osservavo e volevo sapere come fare a tutti i costi. Purtroppo, mi sono fermato a latino, greco e inglese. Un po’ di arabo è venuto fuori grazie ai viaggi nel Maghreb. Sprecai il mio primo anno di università iscrivendomi al corso di laurea in giurisprudenza; non perché sia uno spreco la giurisprudenza, ma perché all’epoca non ero motivato in tal senso. Fu così che passai a filosofia concludendo gli studi in piena regola: lode, menzione e pubblicazione della tesi sul Giornale di Metafisica furono utili all’orgoglio per 48 ore circa. Poi, mi ritrovai disoccupato e girovago, affaccendato nei mille lavori d’un’esistenza anonima e sferzante: facchino, cameriere, bracciante agricolo, venditore ambulante di libri e polizze assicurative. Come si suol dire, tutto questo serve a farsi le ossa, ma serve anche a spaccarle e togliere entusiasmo. La retorica sulla nobiltà di certi lavori, in genere, è fatta da chi non s’è mai sporcate le mani e sta fin troppo bene. Negli anni, mi ritrovai pure su una barchetta a fare il pescatore. Approdai all’insegnamento universitario solo dopo una miriade di spossanti tentativi e perché decisi di affrontare a muso duro il preside direttamente nel suo ufficio, saltando la burocrazia e facendogli notare di avere già pubblicato sei o sette libri, una buona quantità di articoli scientifici, mentre altri personaggi avevano un curriculum simile al bigliettino dei baci perugina. Vinsi il concorso. Sei o sette anni dopo, ne ero già fuori per iniziare una nuova avventura, quella della consulenza alle imprese. Mi ritrovai a lungo per le vie del mondo, da Casablanca, dove presi una casa in affitto, a Mosca, da Tunisi a Malmö e così via, città dove mi recavo per gestire commesse e relazioni imprenditoriali. Oggi, sono un analista indipendente, un libero professionista. In tutti questi anni, tra un’esperienza editoriale e un viaggio d’affari, mi sono sempre chiesto se esistesse un metodo efficace per decostruire la lingua scritta e parlata al fine di ricostruirla secondo senso e significato occulti, in specie secondo quei sensi e quei significati che precedono la genesi di un titolo del Sole 24 Ore o di Milano Finanza o la scelta della FED o della BCE di annunciare rialzi e ribassi sui tassi. E non ho fatto altro che lavorare d’analisi e previsioni; il che non mi rende immune da errori né mi esonera dal pagamento degli F24 o dei miei debiti con banche e finanziarie.

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