sabato 16 aprile 2016

QUEL CAPITALISTA DI MARX




Il sessantotto, non quello degli operai - sia chiaro! - ma quello degli studenti universitari, specie se osservato all'interno dell'Università Cattolica di Milano, è uno dei più eclatanti e grossolani casi di autoinganno. 

Uno degli episodi che scatenò la protesta degli studenti fu il divieto di raccolta delle firme contro l'intervento americano in Vietnam imposto dal Rettore. Nello stesso tempo, si registrò un considerevole aumento delle tasse. Di primo acchito, entrambe le cause del dissenso e del disagio sembrano giuste, tali da suscitare il risentimento popolare. Anche in questo caso, però, si lasciano passare, consacrandoli alla storia, personaggi e concetti vuoti e fantasmagorici: in primo luogo, in un contesto accademico elitario come quello della Cattolica di Milano, l'aumento delle tasse non avrebbe dovuto generare ira rivoluzionaria; in secondo luogo, sono i figli di 'buona famiglia' e che vivono in condizioni di agio coloro che si possono permettere di pensare all'intervento militare americano nel Vietnam, non dovendo impegnarsi a raggiungere la sopravvivenza. I ragazzi che spendono il proprio tempo, dall'infanzia alla prima età adulta, a desiderare un certo paio di jeans, uno zainetto oppure a combattere contro l'emarginazione e, spesso, anche contro la fame, non potranno mai occuparsi d'un Vietnam qualsiasi o della protezione dei cani o del cosiddetto terzo mondo, dato che sono già fin troppo impegnati a conquistare un primo proprio mondo. 

Non sembra casuale, allora, che il teorico eponimo del sessantotto, Marx, adottato da più parti come modello d'una rivoluzione che permettesse l'emancipazione del proletariato, sia nato in una famiglia piuttosto abbiente e non abbia mai patito la fame. C'è da notare, tra le altre cose, il più importante degli aspetti socio-politici della figura di Marx: non ci sembra che sia mai sceso per le strade a combattere; tuttavia, sulla scia dei suoi insegnamenti, interpretati più o meno correttamente, qualche goccia di sangue s'è versata. Karl Marx era figlio di Heinrich Marx, avvocato, rifugiatosi presso la Chiesa luterana con un'abile e conveniente conversione ad onta delle origini ebraiche, e di Henriette Pressburg, zia dei fondatori della Philips, Anton e Gerard Philips. A questo si aggiunga che il 'borghese' Karl sposò la figlia del barone Ludwig von Westphalen! Stando così le cose, può darsi che egli non abbia mai corso il rischio di alienazione e si sia emancipato piuttosto in fretta, a differenza di quanto accade a un operaio medio. Bisognerebbe capire se la famiglia Marx abbia anche provveduto alla soppressione della propria proprietà privata. Eppure molte delle sue idee hanno armato il braccio rivoluzionario, hanno fatto nascere movimenti bacchici e irrazionali e provocato parecchia confusione sociale. 


Gli stessi partiti di sinistra, in Italia, alle elezioni del 1968, perdono parecchi voti, quando avrebbero dovuto trarre vantaggio dalle nuove dinamiche di contestazione che si basavano interamente sui capisaldi della socialdemocrazia: un autentico paradosso, che invece trova ampia giustificazione nell'irrazionalità e nella vacuità dei propositi. Quell'empito rivoluzionario che nasce dagli studenti che pretendono l'autoinsegnamento e l'autogiudizio, oltre a demolire i sani principi dell'apprendimento, considerando che uno studente ventenne non può avere sviluppato competenze e conoscenze tali da possedere una misura della disciplina in questione, è vuoto e si nutre solo di idee altrui, imita modelli sociali lontani, quali possono essere stati, all'epoca, quello della Cina di Mao o quello della rivoluzione d'ottobre di Lenin, non tenendo conto però che i “rivoluzionari d'ottobre” erano animati e infiammati da sacri bisogni: liberarsi dalla schiavitù e acquisire una condizione di vita più decorosa, esigenze, queste, che gli universitari italiani non hanno mai avuto, allo stesso modo in cui essi non hanno mai fatto una lunga marcia. Lo stesso Lenin, poi, a ben riflettere, propose qualcosa che non ha mai avuto seguito reale nella storia: <<Una cuoca al governo del paese.>>. 

Il più famoso dei casi in cui un operaio sia riuscito a governare il proprio paese riguarda Lech Walesa, elettricista e fondatore di Solidarnosc, oltre che Premio Nobel per la pace, che fu presidente della Polonia dal 1990 al 1995. Di certo, l'emancipazione e il successo di Lech Walesa non furono privi di ambiguità e sangue, dato che la Chiesa Cattolica non si risparmiò nel foraggiare Solidarnosc e il suo fondatore. Fin qui, nulla di strano, almeno a grandi linee. Si tratta di una scelta politica. Il guaio è che i fondi provenivano dal Banco Ambrosiano, di cui lo IOR di Marcinkus, l'Istituto per le Opere di Religione,  era maggiore azionista, e lo stesso Banco Ambrosiano ha rappresentato uno dei peggiori casi di crack finanziario di una banca italiana. Non fu difficile scoprire che lo IOR controllava alcune società offshore in alcuni preziosi paradisi fiscali, dal Sudamerica all'Europa centrale, e che queste società avevano acquistato grossi pacchetti azionari dell'Ambrosiano, il cui presidente, ancor prima del fallimento, nel 1982, venne trovato impiccato sotto un ponte londinese. Non è difficile capire che l'Ambrosiano era utilizzato per esportazione e riciclaggio di capitali, non solo per le sentenze degli anni a seguire, ma anche e soprattutto perché, come si suol dire, due più due fa quattro. 

Di lì a poco, vennero fuori tutti i capri espiatori della prima Repubblica, quei simboli contro i quali qualsiasi persona perbene sa, quasi per spinta genetica, di doversi scagliare. Craxi, Martelli, Andreotti, Sindona, Gelli, la P2 e tanti altri nomi che non hanno goduto della stessa fama. Ora, se è vero, com'è vero, che il processo economico di quegli anni fu ingarbugliato, contraffatto e, spesso, insano, è altrettanto vero che non si possono trasformare delle figure in simbolo del peccato e della tragedia, tanto che, quando si dice Massoneria o Andreotti, si deve, nello stesso tempo, mostrare riprovazione. 

Perché i rivoluzionari, anziché prendere a modello Marx, non hanno preso Cristo, il quale di certo incarnava in modo esemplare l'esistenza comunitaria e la dedizione ai reietti della società? Cristo, che non aveva interessi politici, rifiutò la proposta degli Zeloti di una rivoluzione contro Roma perché aveva  guarda caso  altro da fare, doveva occuparsi di chi viveva nella fame e nel dolore. Perché non è mai stato preso Cristo a modello? Semplice: perché non conviene! Allo stesso modo, gli operai del sessantotto badavano al caro-affitti, all'inflazione, al salario e non alle vicende belliche dei paesi lontani. E fu un grande successo, infatti, l'ottenimento dello Statuto dei Lavoratori.  Allora, tra i mali, si sceglie sempre il minore, cioè quello che permette alla gente comune di ottenere l'equilibrio sociale ed economico minimo. 

Roberto Calvi non fu l'unico morto della vicenda IOR-Ambrosiano-Solidarnosc-. È evidente che nessuno ha mai chiesto la demolizione della Chiesa Cattolica né , tanto meno, la testa del Papa; il che non solo è giusto, ma è sacrosanto perché, nonostante tutto questo, la Chiesa Cattolica ha sempre avuto un ruolo di educazione e di accoglienza delle masse, catalizzando le energie centrifughe e anarchiche o irrazionali: se non ci fosse stata la Chiesa, dal medioevo in poi, molto probabilmente l'evoluzione culturale sarebbe stata molto più lenta e  chissà  forse anche del tutto diversa. 

La sinistra del sessantotto ha fallito proprio perché non ha proposto alcunché di concreto a quel popolo che manifestava bisogni reali, del tutto estranei alle illuminanti dichiarazioni di valore ideologico e filosofico. 

La crisi petrolifera del 1973, che naturalmente determinò un aumento del prezzo del petrolio e la conseguente riduzione della produzione e del commercio, fu, per l'Italia, l'emblema di un altro grande scandalo, uno scandalo che tuttavia ci riserva una sorpresa politico-morale. Il biennio di riferimento va dal 1974 al 1976. In pratica, i politici dell'epoca, appartenenti alla DC e al PSI, avevano favorito l'aumento dei prezzi del petrolio in cambio di tangenti. I nomi che saltarono fuori furono quelli del democristiano Lorenzo Gui e del socialista Mario Tanassi. L'anomalia si forma presto. Infatti, si è in piena crisi petrolifera, cresce l'aumento del prezzo del petrolio e, in seguito alla corruzione, cresce anche il deficit nella bilancia dei pagamenti dello Stato, dove ovviamente vengono registrati gli eccessi d'importazione,  eppure questo biennio è quello della grande ripresa economica guidata dai partiti maggiormente colpiti dalle accuse di corruzione. 

Dal 1970 al 1974, l'inflazione era passata dal 5% al 19%. Dal 1974 al 1978 l'inflazione si riduce, si assiste a una crescita industriale, aumenta il Prodotto Interno Lordo. Ancora una volta, siamo costretti, di conseguenza, a valutare i fatti e, soprattutto, se i fatti si traducono in un miglioramento delle condizioni di vita delle classi deboli. Il PIL, acronimo di cui si parla spessissimo anche con una certa superficialità, è un indicatore importantissimo della vita di un paese perché ne indica la realtà monetaria ed economica. Del calcolo del PIL fa parte anche la spesa delle famiglie in beni durevoli, in beni di consumo e servizi. Quindi, quel PIL che cresce anche a discapito della regolarità è un fenomeno accettabile. È evidente che queste tesi costituiscono una provocazione bella e buona e che trovano molti obiettori e oppositori. Si dice che la corruzione ha costi sociali altissimi per un paese, che è un ostacolo allo sviluppo e che sottrae all'economia legale parecchie opportunità di investimento: è vero. 

Chi non vorrebbe un mondo giusto? Chi, nello stesso tempo, sa cos'è un mondo giusto? A nostro avviso, è giusto un mondo in cui la gente comune non sia costretta a vivere di stenti per poi morire di fame; se, dunque, questo livello benessere essenziale proviene qualcosa di ambiguo, non è neppure il caso di giudicare. Chi deve sfamare il proprio figlio e si vede regalare del denaro da un candidato in cambio dei voti, molto probabilmente, prima o poi, cederà. Quel politico per lui diventerà un salvatore; a differenza di chi invita il padre di famiglia a protestare per le strade, lasciando il bambino affamato. 

Da un'inchiesta de La Repubblica, pubblicata il 18 settembre 2014, si apprende che <<l'85% delle imprese sottratte alla criminalità finisce infatti per fallire, lasciando una scia di disoccupazione e di costi per le casse pubbliche.>>. Gli amministratori giudiziari sono mediocri o l'amministrazione di Cosa Nostra & Co. è migliore di quella dello Stato? Non sono pochi, purtroppo, gli ex lavoratori, oggi disoccupati, che rimpiangono la gestione oscura. 

4 commenti:

  1. Uno stupendo risalto sulla dialettica.
    Un caro saluto Buon lavoro

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    1. Oreste, ti prego di perdonarmi per il ritardo nella risposta. Purtroppo, gl'impegni di lavoro mi hanno impedito di testimoniarti la mia gratitudine e la mia prossimità intellettuale. Grazie!

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    2. Oreste, ti prego di perdonarmi per il ritardo nella risposta. Purtroppo, gl'impegni di lavoro mi hanno impedito di testimoniarti la mia gratitudine e la mia prossimità intellettuale. Grazie!

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    3. Francesco, non ti devi scusare. Visto i tempi in cui viviamo, il lavoro è prioritario.
      Grazie a te!
      Mi fa sempre piacere leggere i tuoi testi, e apprezzo il tuo pensiero. Ti sono debitore di una prospettiva interessante.

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