mercoledì 16 marzo 2016

LA PSICOLOGIA DI GUERRA DI SUA MAESTÀ

1. Premessa: Italia come campo di battaglia


I tempi sono cambiati. I contesti politici e militari pure. L'unica cosa che resti immutata è l'idea al centro dell'intera politica mediterranea del Regno Unito: trasformare l'Italia, di fatto, in un suo protettorato.[1] 

Se non ci fossero stati gli americani, molto probabilmente, oggi, l'Italia sarebbe o un vero e proprio protettorato inglese o una sorta di colonia di Sua Maestà. Ciò dispiacerà agli antiamericani, ma da documenti d'intelligence del secondo dopoguerra, ormai ampiamente desecretati, si apprende che l'Inghilterra mirava a controllare l'Italia sia per la sua posizione geopolitica mediterranea sia per gl'interessi nel vicino Oriente petrolifero.

In un testo redatto dagli agenti dei servizi di Washington leggiamo:

L'Italia è un vasto campo di battaglia politica e di intrighi tra le maggiori potenze (…) Quali sono i protagonisti di questa battaglia? La Russia, la Gran Bretagna e il Vaticano. Per quale motivo tale battaglia ha luogo in Italia? Perché essa è divenuta un punto focale degli intrighi dei vari servizi segreti (…) [2]

Ciò non significa che si debba assegnare il ruolo dei cattivi agl'inglesi e quello dei buoni agli americani. Per carità! Non gioverebbe all'analisi. Il contrasto statunitense maturò unicamente nel tentativo di arginare l'espansionismo britannico, non certo per salvare l'Italia. Tra le altre cose, a metà degli anni quaranta, l'Inghilterra comprese un aspetto fondamentale della strategia informativa, qualcosa cui gli altri paesi sarebbero pervenuti parecchio tempo dopo: l'uso della psicologia e del linguaggio per la realizzazione dei programmi politico-finanziari e militari, tant'è che fecero nascere un ufficio specializzato nella propaganda e nella manipolazione dell'opinione pubblica, lo Psychological Warfare Branche, in seguito sostituito dall'IRD (Information Research Department). Dunque, onore e merito alle competenze scientifiche, alla capacità di adattamento e alla 'chiaroveggenza' di chi seppe interpretare correttamente la realtà. In quello stesso periodo, in Italia, fu fondato un ente il cui nome e la cui utilità, dopo circa sessant'anni, sono noti ai più. Anche solo per 'sentito dire', chiunque sa cos'è l'ANSA, vale a dire la più potente agenzia di stampa italiana. Ebbene? L'ANSA nacque proprio per volontà dell'inglese PWB e prese vita grazie a Renato Mieli, padre del rinomato Paolo e agente sul libro paga di Sua Maestà con lo pseudonimo di Merryl. Non si può di certo pensare che l'ANSA non abbia influenzato la stampa italiana... 

Qualche anno prima, l'MI5 s'era già servito di Mussolini, pagandolo e sostenendone l'ascesa al potere per poi scaricarlo al momento opportuno. A poco a poco, tuttavia, crescendo il potere economico degli USA, che non si risparmiarono in contributi ai democristiani, e profilandosi il dominio dell'URSS in fatto di materie prime, occorreva prendere qualche provvedimento. Entro i confini incerti di questa trama, allora, comparve anche l'interesse di Londra per le formazioni postbelliche neofasciste in ottica anticomunista e antisovietica, come se si volesse accreditare un atteggiamento filoamericano. Insomma: qualcuno potrebbe sentirsene stordito e chiedersi che senso abbia fare un passo avanti e due indietro… 

Non c'è affatto da meravigliarsi. Un servizio segreto che sappia fare bene il proprio lavoro non assume mai posizioni nette di prima linea, ma raggiunge un interlocutore apparentemente neutrale  o crea le condizioni perché lo sia  affinché esso attiri su di sé, con formula quadrangolare, l'attenzione del rivale. X determina le condizioni di Z, tale che Y è attirato da Z; T, che appartiene a X, ma che da X è isolato, lavora perché Y arrivi a Z. Ciò che si deve mettere in circolo è un 'tema aperto', un fenomeno illusorio ma suggestivo e interessante e su cui tutti devono esprimersi. Agli effetti di una buona riuscita non servono le armi e, oggi, in parte, neppure i computer: ci vogliono gli analisti, gli scienziati; ci vuole il linguaggio.

L'esercizio di quest'arte e lo sviluppo di questa scienza può essere ancora più chiaro che in precedenza, se curiosiamo tra gli eventi della storia recente. Un paio di esempi sarà sicuramente sufficiente. 

2. Termine medio: il linguaggio tra tecnica e ritmo

Correva l'anno 1952, quando Dwight D. Eisenhower, detto Ike, si candidava alla presidenza degli Stati uniti d'America. Al suo fianco operava Peter George Peterson, un pubblicitario che successivamente ebbe ruoli importanti nella politica statunitense, fino a diventare capo del dipartimento del commercio. Quest'uomo, dovendo condurre la campagna di comunicazione del proprio candidato, formulò uno slogan promozionale che, negli anni, sarebbe diventato un esempio insuperabile di  call to action: I like Ike, accompagnato da un bel pollice all'insù. 

A 63 anni di distanza, ce lo ritroviamo davanti agli occhi come pulsante di Facebook e lo utilizziamo quasi senza rendercene conto. 

Qualche anno prima che si svolgesse la fortunata campagna di Peterson ed Eisenhower, nel 1939, il governo britannico, accingendosi ad affrontare la guerra e volendo tenere alto il morale della popolazione, diffuse il seguente messaggio: Keep calm and carry on, cioè mantieni la calma e va' avanti! La sua riproduzione, nel tempo, è stata, a dir poco, virale, forse anche pandemica, tanto che, al culmine della propagazione, nel 2012,  il segmento semantico aveva definitivamente smarrito i significati d'origine. 

Di frequente, nella rete si sviluppano i cosiddetti meme, cioè strutture grafico-linguistiche, anche semplici modelli stilistici, che si diffondono mediante l'effetto imitazione. Il più clamoroso  tra i casi può essere, senza dubbio, quello di keep calm and (…).   

Ciò che più conta, agli effetti dell'utilità del nostro studio, non è di certo la definizione scolastica, ma una scoperta fondamentale: la preghiera, l'ordine, l'esortazione, il consiglio, propri delle funzioni linguistiche in questione, rientrano in una forma di linguaggio che si rivolge più all'inconscio che alla ragione; esistono, in sostanza, nel nostro sviluppo, i cosiddetti archetipi, cioè forme originarie del pensiero collettivo, le quali vengono direttamente sollecitate da certi specifici richiami. Non è un caso, infatti, che lo slogan I like Ike sia associato, nell'immaginario collettivo, col famoso pollice all'insù dell'epoca romano-latina, in cui si decideva la sorte dei gladiatori. In seguito, divenne un simbolo del nostro modo di pensare e agire. L'originale Keep calm and carry on, invece, era sormontato dalla corona, altro simbolo dominante di potere spirituale e sociale, d'autorità e autorevolezza. 

Procedendo oltre nell'analisi, nel tentativo di condividere qualcosa di utile, rileviamo altri aspetti molto interessanti. Quando Peterson scrisse I like Ike (…che solo in seguito divenne call to action), fece ricorso a due preziosi espedienti: in primo luogo, col mi piace Ike egli semplificò e, soprattutto, personalizzò o, meglio, diede un volto alla politica, cioè a qualcosa di complesso, tanto da utilizzare il soprannome di Eisenhower e non un riferimento astratto e anagrafico; in secondo, luogo applicò, più o meno consapevolmente, la funzione poetica e quella emotiva del messaggio linguistico. In pratica, egli chiese all'elettore un piccolo sforzo di decodificazione, ma gli rese il compito molto semplice. Diverso è il caso della corona inglese perché la tecnica è quella dell'ambiguità, da non intendere secondo l'accezione comune, ma secondo la tradizione latina dell'agire da due lati. Keep calm and carry on determina immediatamente la rottura delle aspettative e sottende una certa ironia che disorienta il destinatario. Di rado, ci si aspetta che un governo utilizzi espressioni dell'ambiente domestico come va' avanti e calma, come, nello stesso tempo, non è del tutto semplice stare calmi in prossimità di una guerra mondiale.

3. Conclusione: perché in Libia e in Palestina 
le cose non possono cambiare

Sul finire del XIX secolo, la Gran Bretagna si trovava già in una posizione di dominio commerciale globale, specie dopo aver sconfitto la Francia napoleonica e consolidato definitivamente una politica estera da sempre imperialistica. All'inizio del XX secolo, l'unica opposizione, cominciando il declino ottomano, era costituita proprio dall'impero russo. In una seconda fase, come s'è già visto, le preoccupazioni inglesi si concentrarono sul dollaro. Per evitare una lunga ricostruzione storica o un'elencazione effimera di paesi e pseudo-alleanze, è sufficiente prestare attenzione solo ad alcuni episodi di geopolitica del secolo scorso. Dal 1952 al 1956, l'Egitto cominciò a sottrarsi inaspettatamente al controllo britannico. In primo luogo, fu deposto il re Faruq, molto aperto alle richieste di Sua Maestà. Il successo di Nasser, qualche anno dopo, nel 1956, non si poté considerare un fattore positivo per gl'inglesi, in vista degli sviluppi commerciali del Canale di Suez. Nasser, infatti, non esitò a rispedire in patria le truppe britanniche incaricate di presidiare il Canale. In quegli stessi anni, il Primo Ministro iraniano, Mohammad Mossadeq, giunto al potere nel 1951, decise di nazionalizzare il petrolio, scelta, quella, che avrebbe lasciato campo libero a Italia, Russia e, di conseguenza, Stati Uniti, se non ci fossero state delle manovre di riparazione, manovre il cui compimento giustifica l'attuale stato delle cose. 

Com'è noto, l'Inghilterra controllava la Palestina per mandato della Società delle Nazioni. L'UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine) e l'ONU, mediante la risoluzione 181, nel 1947, chiesero l'allontanamento dell'Inghilterra dalla zona e la spartizione del territorio tra Stato palestinese e Stato ebraico. Solo Gerusalemme sarebbe rimasta sotto l'amministrazione dell'ONU. Oggi, sappiamo bene che questo non è mai accaduto. Anzi, l'agenzia ebraica continuò ad espandersi con notevoli acquisizioni territoriali ai danni del popolo arabo e, durante la guerra dei sei giorni, nel 1967, il neonato Stato d'Israele fu in grado di annientare rapidamente l'aviazione egiziana. In pratica: il problema 'Egitto'  era stato risolto. Sul versante persiano, per così dire, era stato invece proclamato l'embargo petrolifero allo scopo di punire l'audacia di Mossadeq. Nessuno, naturalmente, dimentica che, nel 1953, in Italia, nacque l'Ente Nazionale Idrocarburi, altra opera dell'audacia che minacciava gl'interessi inglesi sia nell'Africa nord-orientale sia nel 'maledetto' Iran.  Enrico Mattei, pur di garantire una certa autonomia energetica all'Italia, si servì di ogni mezzo: fondò e finanziò giornali, sostenne la DC, Amintore Fanfani e ne sovvenzionò i progetti, trascurò l'opposizione atlantica a qualsiasi atteggiamento filoarabo. In pochissimo tempo, infatti, riuscì a concludere accordi sul petrolio, non a caso, con l'Egitto, di cui poté sfruttare i pozzi del Sinai, e con L'Iran. E non solo: in piena guerra fredda, ebbe l'ardire di sancire un'alleanza petrolifera pure con l'Unione Sovietica, dalla quale sarebbero arrivate in Italia 12 milioni di tonnellate di greggio in quattro anni. Questi sono solamente alcuni dei suoi successi. Una trentina d'anni dopo la sua morte, il sostituto procuratore di Pavia, Vincenzo Calia, nella riapertura dell'inchiesta sulla morte di Mattei, riuscì solo ad accertare che il suo aereo era stato sabotato. [3] E ci fermiamo qui perché riteniamo che questi elementi bastino a istruire un'ipotesi d'interpretazione. 


Con un piccolo spostamento critico e storico, siamo adesso in grado di fare ipotesi su quanto sta accadendo in Libia o sull'irreversibilità della situazione italiana.

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[1] CEREGHINO, M. J., FASANELLA, G., 2011, Il golpe inglese, Chiarelettere, Milano, p. 130.
[2] Ibid., p. 135.
[3] Cfr. Ibid., pp. 145-179.

2 commenti:

  1. Che non servano i computer, è opinabile, tant'è che anche loro usufruiscono di un linguaggio macchina (ricorsività estemporanea), per tutto il resto ho scoperto un pezzo di realtà che non conoscevo.
    Mi permane un forte dubbio sugli accadimenti recenti, dalla Costa d'Avorio alla Turchia, una ex controllata francese, l'altra un nodo da sciogliere ed usare negli assetti Europei.
    Non perdo la sensazione di essere un burattino dai fili tirati.
    complimenti come sempre

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    1. Miky, in merito ai computer mi tocca precisare il senso della provocazione, giacché è fin troppo evidente che sono preziosi (...non già meramente utili)! Nell'ultimo periodo, sta prevalendo in modo irrazionale la TECHINT a danno della HUMINT; il che genera dei protocolli d'indagine asfittici e incompleti. Non sarebbe spiegabile, altrimenti, che i servizi segreti di mezza Europa non siano riusciti ad anticipare attentati clamorosi, preannunciati in ipotesi in parecchi dossier: qualcuno deve pur andare per le strade. In questo senso, i computer, in parte, non servono. I più grandi successi della storia dell'Intelligence sono stati ottenuti dagli uomini. L'Inghilterra ne è un esempio. In quanto agli ultimi episodi, cui tu fai riferimento, dalla mia posizione di analista autonomo, è ancora troppo presto per giudicare. Il caso Turchia, in realtà, mi sembra chiaro: non credo proprio che ci sia tutto questo disaccordo tra Turchia, NATO e ONU, però... Staremo a vedere!

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