sabato 19 marzo 2016

IL CIRCOLO DELLA MORTE


Ogni caduto è per gli altri un incitamento a proseguire. Il destino che ha raggiunto il caduto li ha evitati. Il colpito è una vittima sacrificata al pericolo.[1]

Noi, come potenziali malati di cancro, siamo utili alla società. La nostra condizione non genera compassione né tanto meno preoccupazione, se non a chi ci sta intimamente intorno. Anzi, c’è di più: la nostra patologia ingrossa un circuito che parte dalla semplice farmacia per concludersi tra l’industria farmaceutica, i mercati finanziari e lo stesso Ministero della Salute. Per certi aspetti, di qua dalle scomode verità e dai misteri della disinformazione e pur essendo oggetto d’interessi economici (…da malati, lo siamo!), non possiamo dirci contrari a questa nostra utilità. Soffriremo, forse atrocemente, ma saremo certi di aver generato un po’ di benessere. In effetti, il codice di esenzione che ci assegneranno non sarà sufficiente a ridurre il volume di affari.

Ciò che più conta, in tutto questo, è la cosiddetta morale della favola: l’asse dei guadagni è bell’e fatto. Tenendo a debita distanza la facile retorica di circostanza, a ben vedere, ci rendiamo conto, sulle prime, che un po’ di male è necessario a far funzionare gli ingranaggi. Qualcuno potrebbe obiettare che un malato oncologico costa parecchio allo Stato. Di fatto, però, se si moltiplica il mio caso per ‘enne’, ci si accorge che, se aumenta la richiesta d’uno specifico farmaco, di conseguenza, aumenta il fatturato d’una certa azienda, i cui dipendenti sono al riparo da fenomeni di ‘crisi’, aumenta la produzione, aumenta il flusso d’importazione ed esportazione, con particolare incidenza sulla Bilancia dei Pagamenti, cresce anche la produttività del settore terziario di riferimento e – perché no – anche il PIL; da ultimo, tra ritorno contributivo e possibili investimenti nella ricerca scientifica, lo Stato rientrerebbe sulla scena facendo un gran bella figura. È evidente che la rassegna suesposta è semplicistica; è altrettanto evidente che sembra poco confutabile.

Altra obiezione tuttavia potrebbe essere la seguente: un tempo si moriva di febbri puerperali o di polmoniti, oggi no. È vero; nulla da eccepire! Se, tuttavia, non ci fossero state quelle morti, molto probabilmente non sarebbe stato possibile il progresso. La bellezza dell’economia sociale e della ragion di stato è presto detta: il malessere di qualcuno è prezioso e fondamentale per l’evoluzione di una comunità civile.

Si legge spesso, per esempio, sulle pagine dei Social Network, di animalisti eccitati e devoti alla tutela dei randagi. In specie, in un’occasione, lo scrivente ricorda di aver letto su Facebook di una particolare autovettura sulla quale era stato montato un ecografo per cani. Tanta gentilezza d’animo disintegra i nostri sensi. Non sappiamo che costi abbia questa operazione, ma, anziché utilizzare l’ecografo per i cani, lo si sarebbe potuto destinare al Congo. Eh, no! L’errore sta qui, sta tutto qui. Bisogna avere un po’ di coraggio: se non esistessero questi fenomeni, non si potrebbe dare vita ad un altro circuito economico, quello che ha origine nelle giornate nazionali a tutela dei randagi e si espande grazie a tutta quella turba che fa lavorare i veterinari. Causa ed effetto: l’ecografo non va in Congo, ma i veterinari lavorano ed è sacrosanto che sia così. Sciocchezze? Non proprio.

Le sciocchezze della microeconomia sono il sale della macroeconomia. Il lettore è pregato di comprendere il senso della provocazione. Altra morale della stessa favola?  Mantenendo vivo il paragone tra i bisogni dei randagi e i reietti del Congo, è necessario che nessuno intervenga in Congo e che la popolazione indigena crepi bestialmente e, soprattutto, senza ecografo. Stuprano le donne congolesi, praticando su di loro ogni sorta d’impareggiabile violenza? A quanto pare, occorre lasciar fare perché in Congo, già da tempo, imperversa una terribile faida per l’accaparramento delle miniere di coltan, minerale acquistato dalle multinazionali dell’elettronica per la realizzazione di dispositivi come i telefonini cellulari e i pc. Il denaro incassato dai guerriglieri serve poi a finanziare le guerre civili e la barbarie. Non c’è da stupirsi o fingersi sgomentati. Nessuno di noi può immaginare un’esistenza senza dispositivi elettronici, pertanto i cadaveri del Congo non potranno mai essere riscattati dagli animalisti. La retorica del perbenismo è come un grosso centro commerciale dentro il quale ognuno può acquistare la sensazione o la dichiarazione che preferisce sapendo di potere uscire da lì indisturbato e con un minimo di approvazione.

Bene: ancora una volta, il male chiude la bocca a tutti! La sopravvivenza di una comunità ha un prezzo e qualcuno deve pur pagarlo. Nessuno se ne scandalizza e mai se ne scandalizzerà, tranne che con le parole e i manifestini. La verità, sì, tutti pretendono la verità, ad ogni costo. Il circolo della morte, paradossalmente, è il circolo dell’economia, sebbene si debba essere disposti ad ammettere che si tratta di un circolo ‘virtuoso’ o, per lo meno, utile.

Mario Monti, noto performer italiano dell’alta finanza, nel 2004, condannò la Microsoft al pagamento di una multa di circa 500 milioni di euro con l’accusa di abuso di posizione dominante: tra i temi dell’indagine anche e soprattutto l’abbinamento di vendita di Windows Media Player e Windows 2000, un programma per ascoltare musica assieme a un sistema operativo. In pratica, il Commissario Europeo fece valere le regole del cosiddetto antitrust. Se poi si scopre che la regola dell’antitrust fu messa in evidenza dalla denuncia della Sun Microsystem e che la Apple ha lucrato proprio su ciò per cui è stato condannato Bill Gates con iPod/iPhone e iTunes, allora qualche dubbio sorge. Se si aggiunge – già che ci siamo – che l’antitrust ha quasi un secolo e mezzo di vita negli Stati Uniti, mezzo secolo in Europa, mentre in Italia è appena entrato nell’età adulta (una ventina d’anni), c’è da capire che bisogna ricominciare a studiare. 



Si rammenti che i colossi appena citati sono quelli che si approvvigionano costantemente del coltan del Congo e non ci pare che ci sia un intervento consistente delle Nazioni Unite. Il circolo della morte si chiude sempre. Basterebbe conoscerlo per accettarlo e difendersi con un po’ d’aggressività. Bisogna pur calpestare qualche piccolo fiore, purtroppo! In caso contrario, che si fa? Si rade al suolo l’intero pianeta? Ciò che fa la fortuna degli operatori finanziari prende il nome da due paroline chiave: notizia asimmetrica. Chi sa come e perché una certa operazione è fatta può anche prevederne la parabola evolutiva e conoscerne il momento opportuno per mettere denaro in un certo settore togliendone un po’ da un altro. Non è un caso che, negli ultimi vent’anni, si siano registrati investimenti imprenditoriali maggiori verso la cosiddetta area Stakeholder e a favore degli Influencers, non quelli indicati dai sedicenti social media manager, ma quelli che sanno spostare i capitali con uno schiocco delle dita, più che verso la produttività effettiva o a vantaggio della ricerca. È naturale che un imprenditore, pur di sopravvivere, preferisca interagire con un regolatore che con un regolato perché è il regolatore che gestisce il processo economico e finanziario. Quando vengono emesse delle obbligazioni ad alto rischio da una società bisognosa di capitale di debito, come accade spesso, l’acquirente deve entrare in possesso di un titolo di risarcimento. È risaputo che, molto di frequente, le cedole magiche delle obbligazioni causino catastrofi e disperazione perché già in default all’atto dell’emissione. La disperazione non ha mai arrestato questo processo di smaltimento dei rifiuti. Riecco la regola d’oro: bando all’ipersensibilità perché, se ci lasciamo turbare troppo dai misfatti, ci manca la lucidità per conoscere i fatti ed esserne puntualmente informati!

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[1] Canetti, E., 1960, Masse und Macht, trad. it. di F. Jesi, 1981, Massa e Potere, Adelphi edizioni, Milano, p. 64.

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