mercoledì 30 marzo 2016

I MOSTRI: TECNICA E RITMO 


1. Il mostro acefalo

Forse, non è chiaro che esiste un metodo sofisticato, ma ingegnoso e sviluppato, con cui i Servizi d’Informazione di ogni paese, in collaborazione con un apposito 'comitato di sicurezza', dirigono non solo l'informazione ma anche la comunicazione; la qual cosa è, anzitutto, un dovere. Il vecchio sistema di scambio di favori tra i giornalisti e i cosiddetti agenti segreti è ormai noto ai più. Ci sono tuttavia altre tecniche che non si fa fatica ad immaginare. Una di esse potrebbe consistere nel far pervenire la notizia autentica, ma sapientemente modificata, ad una fonte ritenuta poco attendibile per poi vendere quella falsa sotto forma di versione ufficiale, in modo che il discredito a scapito della notizia autentica sia superiore che in qualsiasi altro caso, grazie all'effetto buzz che si scatena, per esempio, nei social network. In un altro caso, tipico delle azioni di spionaggio e controspionaggio, sapendo di avere una spia all'interno o qualcuno che faccia da amplificatore, si impone immediatamente la falsità, così da farla arrivare a destinazione e raggiungere l'obiettivo. Non di rado, viene utilizzato lo stesso mondo dell'impresa, dove sono infiltrati agenti sotto copertura. Insomma, come si può pretendere che tutto questo sia giudicato o addirittura smontato attraverso rivelazioni pubbliche? [1]

Le bugie di Kennedy e Chruscev molto probabilmente sono state utili a evitare la terza guerra mondiale. In parole povere, gli addetti stampa di Kennedy, nei primi anni sessanta, non avrebbero mica potuto dichiarare che il presidente era troppo impegnato in politica estera a contrastare i sovietici per potersi occupare adeguatamente dei diritti civili e dei segregazionisti. Allo stesso modo, i colleghi al soldo di Chruscev non avrebbero mai potuto dichiarare pubblicamente il fallimento dei piani quinquennali o delle riforme agrarie. Di conseguenza, le notizie diramate erano sempre più o meno confortanti. Tra le altre cose, nel dire ‘confortanti’, qui, si applica una drastica ed ingenerosa riduzione delle questioni che riguardano quel periodo storico. Ciò che si configura, sulle prime, come un occultamento della verità altro non è che una variante della necessità e del dovere di mantenere l'equilibrio. Giusta o sbagliata che fosse, l'Operazione Mongoose, voluta dalla CIA contro Fidel Castro, all'epoca sostenuto dall'Unione Sovietica, era sottoposta ai criteri della massima sicurezza, come lo era la propaggine italiana di Stay-behind, Gladio, venuta alla luce nei primi anni novanta perché non c'era più ragione di nasconderla.

Certo, tutti noi vorremo sapere, oggi, perché il grande successo della civiltà europea, l'euro, si sia trasformato nel più grande disastro dell'economia reale, ma di certo non si può sbrigativamente concludere che esiste la magica soluzione X, come fanno gli urlatori del momento. D'Alema, invitato a Ballarò per un faccia a faccia con la Le Pen, tempo fa, disse che si confonde la politica con la moneta. L'euro non nasce, a nostro avviso, per un autentico progresso economico-commerciale o per l'applicazione delle politiche sociali, ma al solo scopo di costruire un nuovo asset bancario-finanziario. La perdita di competitività e di valore economico è causata da una contraddizione interna e da un conflitto interno. In quanto alla contraddizione, l'Europa confederale non ha una storia né un'identità (...questione più volte ribadita!); tutti i tentativi noti di farne un territorio unico sono stati invasivi, tirannici, aggressivi e opera di imperatori o aspiranti imperatori ed eserciti. L'Inghilterra li ha sempre contrastati, da Nelson a Churchill, e continua, in sostanza, a contrastarli. Anche quello attuale è un tentativo invasivo, tirannico ed aggressivo. È invasivo e aggressivo perché i parametri di austerità della BCE, mostro acefalo, non sono espressione delle sovranità nazionali. Nello stesso tempo, è tirannico perché le banche commerciali possiedono il controllo totale di ogni attività in modo duplice: attraverso rendite finanziarie spaventose e non tassate; tramite la complicità di un sistema asfissiante di polizia tributaria che ha requisito perfino la circolazione del contante. 

Il conflitto invece appartiene al linguaggio, non alla politica, o, meglio: a un linguaggio ‘emozionale’ che è stato diabolicamente inoculato nell'intero sistema della lingua e che costituisce costantemente deviazione semantica, decentramento tematico e differimento emotivo e comportamentale. Se sia opera di qualche specializzatissimo servizio o di chissà quale ente occulto è difficile a dirsi soprattutto perché non abbiamo affatto voglia di proporre un'altra tesi del mistero o del complotto. 

Indubbiamente, c'è qualche artefice; c'è una manovra, com'è accaduto negli Stati Uniti, poco prima della vicenda dei mutui subprime, allorché qualcuno decise di fare propaganda al sogno americano addirittura con i romanzi di Horatio Alger, che descrivevano, per l'appunto, l'ascesa sociale della povera gente e, quindi, invogliavano all'acquisto della prima casa. Può anche darsi che l'effetto sia stato superiore alle previsioni, ma è sufficiente guardarsi attorno, in un giorno qualunque, leggere i titoli dei giornali, poi passare alle pagine dei social network e, da ultimo, scambiarsi dei commenti con i più accaniti tra gli utenti del web per capire che la logica è quella della bestialità e che gli interpreti sono sempre meno cinici e sempre più ‘pietosi’ e romantici.


2. Il mostro policefalo

Intorno alla metà di dicembre del 2014, la RAI, com'è noto, ha dedicato ampio spazio a uno spettacolo di Benigni sui dieci comandamenti. Fin qui, tutto in regola. D'altronde, con Benigni gli ascolti sono garantiti: 9 milioni di spettatori si traducono in uno share di tutto rispetto. Il culmine di questo successo, per cui varrebbe la pena, a detta di alcuni, pure di pagare il canone, coincide, invece, dal nostro punto di vista, col culmine della stupidità collettiva, con un quiproquò sconcertante e contagioso, con una botta di smarrimento narcotico grazie al quale il destinatario del messaggio finisce con l'approvare ciò che, di norma, combatterebbe aspramente. 

Roberto Benigni inneggia alla felicità. È scandaloso, nauseante, angosciante, ma gli ascoltatori sono estasiati, rapiti, incantati e, forse, davvero felici. In fondo, ha ragione Benigni, basta poco; basta cercare la felicità per afferrarne una porzione. 

Poco meno di un mese dopo, Matteo Renzi, a Strasburgo, afferma che le famiglie italiane si sono arricchite in un momento di crisi in virtù d'un'evidente crescita dei propri risparmi e... Si scatena il putiferio, una sorta di mattanza mediatica ai danni di quel poveraccio del Primo Ministro. A ben vedere, se ha ragione Benigni, ha ragione anche Renzi. Come si può tuttavia dar torto a tutta quella gente indignata per le affermazioni del Presidente del Consiglio? Tra le persone in condizioni di povertà assoluta e quelle in povertà relativa, l'Italia può vantare all'incirca 10 milioni di poveri. Allora, Renzi ha commesso un errore imperdonabile. A Strasburgo, avrebbe dovuto esortare gl'italiani a cercare la felicità perché, come dice Benigni, molti di noi hanno nascosto la felicità talmente bene da non ricordarsi il nascondiglio, come fanno i cani con l'osso. Il comico toscano, questa volta, esageratamente comico o esageratamente tragico,  ci suggerisce di cercare dappertutto. Noi ci siamo dati da fare in casa, ma non l'abbiamo trovata, allora siamo usciti, ma neanche nei dintorni di casa abbiamo trovato qualcosa di simile alla felicità. Avremmo potuto prendere l'autovettura per spingerci oltre sempre alla ricerca della felicità, ma, non avendo pagato l'assicurazione, abbiamo pensato che fosse opportuno evitare. Avremmo avuto l'attenuante della ricerca della felicità, qualora la polizia stradale ci avesse fermati, ma, a vivere di attenuanti, prima o poi, ci si becca l'ergastolo, che non è una bella forma di felicità. 

A dire il vero, forse, siamo un po' felici: se paragoniamo la nostra vita a quella dei profughi siriani, in effetti, la felicità non ci manca. Forse che Benigni ha parlato per i profughi siriani dicendo loro ‘cercate la felicità, soprattutto verso la Turchia! Anche se non vi fanno entrare, voi riprovate!’? Oppure si rivolgeva ai greci? Bando alla facile ironia! Con un cachet come quello che ha ricevuto Benigni - si dice 4 milioni di euro, ma, anche se fosse inferiore… -, chiunque sarebbe salito sul palco a saltellare e piroettare sciorinando castronerie e iperboliche litanie sulla beatitudine. È vero che la crisi, in buona parte, è una truffa psicologica, ma questa truffa è un po' sfuggita dalle mani che la controllavano. Perché nessuno s'è detto indignato per le parole di Benigni? Di fatto, guadagna più di quanto guadagna un Primo Ministro, ha meno responsabilità, il cachet gli è stato pagato sempre col denaro dei contribuenti e se l'è cavata con molto poco. 

C'è  dappertutto - intendiamoci! -  una componente d'ipersensibilità, cui si contrappone la scarsa resistenza alla durata dei processi d'apprendimento: esattamente ciò che si verifica quando si abbandona un libro alle prime difficoltà di comprensione. I bei libri esposti sulle scansie sono sufficienti ad accreditare il proprietario quale intellettuale o lettore attento? Su questo binomio di ipersensibilità e pigrizia giocano gli strateghi dell'informazione, della comunicazione e del linguaggio, nell'accingersi ad elaborare la notizia da servire ai fruitori. Roberto Benigni, solenne e chiassoso, esuberante e fantasioso, recita a proposito di questa felicità: <<Ce l'hanno data quando eravamo piccoli, ma l'abbiamo nascosta, come fa il cane con l'osso e non ci ricordiamo più dov'è. Cercatela, guardate nei ripostigli, nei cassetti!>>. 

9 Milioni di persone in Italia hanno davvero bisogno di questa iperbole smodata, noiosa e irriverente? Il ricorso ai bambini e alla fase aurea del nostro sviluppo è una mossa da furfanti ‘navigati’: bisogna ammetterlo; cattura l'attenzione traboccando d'enfasi ed emotività per poi esplodere nella similitudine semplice del cane che nasconde l'osso. La retorica  - si badi! -, sia nella forma scritta sia in quella orale, è un'arte che può rivelarsi beffarda, irrisoria, oltraggiosa e maligna, se adottata unicamente agli effetti della seduzione d'un interlocutore ignaro e inebetito da ammirazione e adulazione. Per di più: il contesto in cui essa è realizzata e il personaggio che ne fa uso completano la messa in scena, tant'è che Matteo Renzi è condannato per lo stesso motivo per cui Roberto Benigni è acclamato. 

La vacuità e le illusioni costituiscono un terreno fertile per i comportamenti umani perché agevolano l'aggregazione eliminando le barriere della cognizione, dell'istruzione e della cultura. Il discorso di Strasburgo fatto dal Primo Ministro non si discosta molto da quello fatto dal saltimbanco prenatalizio; anch'esso è fondato interamente sulle tecniche di comunicazione e su manovre retoriche, ma, diversamente, reca in sé il presupposto della conoscenza di alcuni concetti chiave di politica economica e si sviluppa su figure retoriche un po' più complesse di quelle usate dal rivale. Renzi parla di aumento del risparmio medio in epoca di crisi. Non ha mica torto! Il guaio è che per ottenere questo risultato bisogna commisurare tutto al caso in cui ci fosse stata la lira. Diciamo che s'è servito d'una specie di litote. Infatti, per effetto d'inflazione, i risparmi si sarebbero ridotti drasticamente. E inoltre, la crescita percentuale non può che riferirsi a coloro che hanno investito realmente in prodotti economico-finanziari. Altro guaio: sono troppo pochi. Il Presidente, questa volta, ha sbagliato tecnica e stile.


Buona ricerca della felicità!

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[1] Cfr. GIANNULI, A., 2009, Come funzionano i servizi segreti
Adriano Solani Editore – Ponte alle Grazie, Milano


6 commenti:

  1. Un bel contributo, Francesco, che suggerisco di chiosare con quanto ho avuto anch'io da ridire (eufemismo) a proposito delle ciarle indecorose di Benigni sulla felicità (e non solo). Complimenti!
    Segnalo il mio apporto del 29 Ottobre 2015: http://dettaglitv.com/2015/10/29/la-felicita-secondo-sotutto/

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    1. Stimatissimo Maestro, ti ringrazio per la partecipazione vivida e diretta: è onorevole averti qui. Ed è ancora più gratificante riportare il tuo contributo di pertinenza, da te suggerito in modo esemplare: "È vuoto, falso, teso al consenso, se non al profitto materiale, ciarlare per il pubblico estasiato, annunciando il dono che da bambini sarebbe stato dato a ciascuno e che da taluni sarebbe stato nascosto come fa il cane con l’osso, magari dimenticando poi il nascondiglio! Sciocca e perfino insensata l’esortazione a cercare quel dono nei cassetti dell’anima, con metafore che nel contesto sanno di poeticismi patetici, di induzione alla facile commozione ed alla fede ingenua. Milioni di uomini, sulla terra, che quotidianamente vivono in condizioni estreme d’indigenza, muoiono di fame, sono afflitti dalle guerre e dalle persecuzioni, perdono i familiari più cari, fuggono dalle terre natali, sono colpiti da malattie mortali, in quali comodini potranno mai rovistare per vedere “uscire” la felicità che “è lì, ce l’avete, ce l’abbiamo”?… Fortunati loro se riusciranno ad afferrare qualche briciola di serenità!".

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    2. Come sempre, intelligente e generoso! Grazie Francesco.

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  2. Mi sono davvero gustata questo lungo, denso e interessante post: ogni volta i tuoi scritti permettono una pausa da cui ripartire. E anche questa volta, aggiungo, un' analisi non scontata. E si ricerchiamo la felicita': e decidiamo il momento, se fosse da ora, non retrocediamo ne' facciamoci vincere dalle prime "cadute"...Credo molto di piu' nella determinazione della nostra felicita' che non solo nel suo "ritrovamento".Grazie Francesco.

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    1. L'espressione 'ogni volta' mi fa pensare di essere in buona compagnia e te ne sono grato. In assenza di queste forme di comunione, non esisterebbero intelletto e scrittura. Può anche darsi che già questo fenomeno sia un frammento di felicità, come ciò che, nascendo da un'intesa, si può toccare e vedere. Il guaio del caso Benigni sta nel successo di pubblico, pubblico che subisce una vera e propria neutralizzazione.

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