sabato 27 febbraio 2016

PROVE D'INTELLIGENCE

Lo strano caso di Goldman Sachs


Qualcuno potrebbe chiedersi perché una rubrica in cui si discute continuamente di banche, compagnie petrolifere e guerre o guerriglie prenda il nome di Prove d’Intelligence. La risposta è semplice e si traduce in un sostantivo, una sorta di keyword: informazione. Ogni conflitto bellico e ogni competizione commerciale passano dalla capacità di sapere qualcosa che altri non sanno. Questa capacità, tuttavia, non è sufficiente al raggiungimento del successo. Oltre a sapere qualcosa che altri non sanno, occorre anche sapere evitare la divulgazione della notizia autentica o, diversamente, in caso d’imprevista divulgazione, saperne gestire le conseguenze sociali. Gli analisti servono a questo fine: anticipare e prevedere. Dunque, che cos’è l’informazione? Non è, come recita il vocabolario Treccani, <<notizia, dato o elemento che consente di avere conoscenza più o meno esatta di fatti, situazioni, modi di essere>>; non perché il contributo filologico e semantico di Treccani sia sbagliato, ma perché, mai come in questo caso, sono esemplari le parole di Emil Cioran: <<Portare un nome vuol dire rivendicare un modo esatto di crollare.>>.[1] L’informazione diventa, allora, una visione del saper fare di un soggetto, pubblico o privato, il quale sia troppo distante dalla comunità civile per essere giudicato; è un che di astratto e neutrale: tanto più essa è verificabile quanto più perde il valore informativo per assumere le caratteristiche del fatto. Per lo più, noi scambiamo i fatti con le informazioni sui fatti: gravissimo errore di metodo.

Si sente dire al telegiornale che la BCE ha deciso di abbassare il costo del denaro? L’annuncio è fatto addirittura per bocca dello stesso Draghi, il quale dice, per esempio, che si tratta dell’inizio della ripresa e di un metodo per aiutare famiglie e imprese. Qual è il fatto e quale l’informazione? Il fatto è costituito dalla riduzione del costo del denaro. L’informazione, invece, è rappresentata dalla dichiarazione secondo cui ne trarranno giovamento famiglie e imprese. La cessione del denaro a tassi agevolati, infatti, non è altro che un’iniezione di liquidità nelle casse delle banche, non già una nuova linea di credito a vantaggio del consumatore finale. Le banche commerciali, essendo legate ad una serie di parametri ‘oscuri’, non modificheranno affatto il processo di rivendita del denaro e dei prodotti correlati. Se volessimo essere sofisticati, dovremmo aggiungere che molte delle nostre banche, tra cui spicca Unicredit, sono state giudicate male dal FinancialStability Board e, di conseguenza, messe in lista nera. In pratica, essendo sottocapitalizzate, non potrebbero erogare ‘prestiti’ in modo sproporzionato rispetto ai parametri di Basilea 3, che imporrebbero, per l’appunto, requisiti di capitale molto precisi. A questo punto, l’informazione risulta frammentata, ma – si badi! – non è tutto. L’ente che si proclama sovrano in fatto di politica monetaria, la Banca Centrale Europea, che è sovrana perché si fa garante del debito delle varie banche dell’eurozona, appartiene a un territorio che non ha mai avuto sovranità. Un governo federale d’Europa non è mai esistito e, così stando le cose, mai esisterà. Inghilterra e Francia, che si pensa costituiscano i punti di forza dell’UE, in realtà, sono sempre stati avversari pure di uno straccio di carta costituzionale: l’Inghilterra in campo aperto; la Francia nelle retrovie e a colpi d’opposizione burocratica. Quindi, abbiamo a che fare con un organismo oligarchico in territorio straniero. Chi lo vuole o chi lo ha voluto?

Mario Draghi è il presidente della BCE: questo è un altro fatto, uno dei tanti, forse il più noto tra i fatti. Prima di diventare presidente della BCE, nel 2011, Mario Draghi era presidente del Financial Stability Board (2006-2009) e, ancor prima, presidente del Financial Stability Forum (sostituito dal FSB), due organismi con il compito di stilare l’elenco delle banche a rischio. In questi stessi anni, cioè dal 2006 al 2011, è stato anche governatore della Banca d’Italia. Prima di ricevere questi incarichi ‘pubblici, tuttavia, Draghi è stato il vicepresidente di Goldman Sachs. Fatti. Solamente fatti. Troppi fatti.

Sull’altra sponda dell’oceano Atlantico, compare la figura di Henry Paulson, Sottosegretario al Tesoro durante il periodo dell’amministrazione Bush. Paulson, in pratica, è stato l’artefice del salvataggio dei colossi bancari americani, ai quali impose l’acquisto delle azioni da parte del Governo di Washington. Forse, a quel punto, non ci sarebbe stato altro da fare. L’intero sistema bancario mondiale era ad un passo dal precipizio. Qualcuno ha sicuramente memoria della chiusura di Wall Street in quei giorni. Tra le banche a rischio di crollo figurava pure la Goldman Sachs. Ebbene? Henry Paulson è stato il Ceo della Goldman Sachs. Potrebbe trattarsi solo di una coincidenza o di una naturale evoluzione di carriera, se non fossimo costretti a ricordare che la Security and Exchange Commission aveva già multato la Goldman Sachs per frode e proprio per un’operazione condotta da Paulson, operazione in seguito alla quale gl’investitori avevano perduto circa 1 miliardo di dollari. Insomma, Paulson, è stato premiato per aver frodato clienti e Stato, come se un qualsivoglia Ministro della difesa mettesse a capo dell’Arma dei Carabinieri un ex boss di cosa nostra, ovviamente pentitosi, o un serial killer.

Chi è l’attuale presidente del Financial Stability Board? Per la cronaca dei fatti: Mark Carney, un altro ex dipendente di Goldman Sachs, che, nello stesso tempo, è presidente della Banca d’Inghilterra e del G20. In pratica, Goldman Sachs è un vivaio fecondo oppure, leggendo e rileggendo, interpretando e reinterpretando l’informazione, Goldman Sachs è qualcos’altro, di cui sappiamo molto poco. Romano Prodi, Gianni Letta, Mario Monti sono solamente alcuni tra coloro che, passando dalla Goldman Sachs, hanno poi ottenuto incarichi di prestigio in Europa.

Il presidente del famigerato Financial Stability Board viene eletto dal G7, cioè dai sette ministri dell’economia dei paesi più sviluppati in termini di ricchezza netta. È un caso, allora, che fino a poco tempo fa, l’inglese Lloyds, fosse in bella vista nella black list dell’FSB e che, poco dopo, ne sia uscita. In un tweet del 25 febbraio delle ore 10.17 italiane, il Financial Times, scrive: <<Lloyds shares surge 9.8% after special divi announced.>>. Impennata del 9 %  di Loyds in borsa? Vien fatto di pensare che Mark Carney abbia fatto la propria parte.

Adesso, proviamoci a riesaminare i fatti! Gl’italiani sono ormai stati abituati a sentire la parola spread come differenza di valore tra titoli tedeschi e titoli italiani e sono ormai convinti che la Germania sia dominante e invasiva in materia di Politica Economica europea, però la Deutsche Bank resta in cima alla black list stilata dal FSB; il che potrebbe sembrare una contraddizione esasperante. Forse, non lo è, specie se leggiamo quanto scrive Luca Ciarrocca nella propria accuratissima ricerca:

Nel gennaio del 2013, un ufficio parlamentare bipartisan, il Congressional Research Service, ha stimato che l’esposizione delle banche statunitensi nei confronti dei paesi periferici del sud Europa – i PIIGS: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna – ammonta a 641 miliardi di dollari, mentre tocca i 1.200 miliardi per le sole banche tedesche e francesi. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, gli istituti americani hanno 757 miliardi di dollari in contratti derivati e 650 miliardi in obbligazioni di banche europee.[2]

In sostanza, il legame tra la coppia Francia-Germania e le banche statunitensi è talmente forte che è impensabile un ruolo di secondo piano per tedeschi e francesi, i quali, naturalmente, non possono far altro che spingere la politica monetaria verso l’accentramento della BCE. A Basilea, si fissano i requisiti di capitale che impongono alle banche la ricapitalizzazione e a causa dei quali le banche sono costrette a cercare liquidità. Negli Stati Uniti, quest’esigenza di capitale è stata ampiamente soddisfatta dal Tesoro in circostanze di pericolo, mentre le banche europee, oltre a incassare denaro proveniente dalla BCE, emettono obbligazioni acquisite da Goldman Sachs, JP Morgan Chase, Bank of America, Citigroup, Wells Fargo & Co. Nel frattempo, si ridefinisce il ruolo del FSB, che decide quali banche devono correre ai ripari. E il gioco è fatto. Pertanto: il Governo degli Stati Uniti tiene al guinzaglio le banche europee?


In conclusione, restando nella terra di nessuno, l’Europa, e spostandoci in Inghilterra, la patria delle libertà democratiche, è necessario spendere qualche parola a proposito del Libor, cioè del London Interbank Offered Rate, nient’altro che il tasso con cui le banche si prestano reciprocamente il denaro, calcolato in base alla media dei valori indicati dalle banche partecipanti e centrato sulle seguenti valute: euro, dollaro statunitense, yen, sterlina, franco svizzero, dollaro canadese, dollaro australiano, corona danese, corona norvegese e dollaro neozelandese. È chiaro che, in seguito alle posizioni che le banche associate dichiarano, viene fuori il Libor, com’è evidente che la variazione del Libor determina la variazione dei prodotti finanziari su scala planetaria. L’informazione viene data ogni mattina, alle ore 11.00. Per quasi vent’anni, fino al 2012, le banche associate, HSBC in testa, hanno fornito valori del tutto falsi e alterati a scopo di speculazione fraudolenta, a dispetto di Basilea 1, 2 e 3, della BCE, del FSB e di tutti gli organi di controllo. E Mario Draghi, Mark Carney,  Henry Paulson… Nessuno se n’è accorto?

Per non dimenticare: qual è il ruolo di Goldman Sachs? Di certo, la si vede al terzo posto della speciale classifica delle banche che hanno riciclato il denaro dirottandolo verso i paradisi fiscali. Con 840 miliardi di dollari, è costretta a seguire solamente Credit Suisse (933 miliardi), e UBS (1.700 miliardi).[3]
  



[1]  CIORAN, E., 1984, La tentation d'exister, trad. it. L. Colasanti e C. Laurenti, La tentazione di esistere, Adelphi, Milano, p. 12.
[2] CIARROCCA, L., 2013, I padroni del mondo Come la cupola della finanza mondiale decide il destino dei governi e delle popolazioni, Chiarelettere Editore, p. 38.
[3] Cfr. Ibid., p. 60.

2 commenti:

  1. Francesco buongiorno e grazie di cuore per essere tornato ad eseguire, almeno in parte l'analisi, che tanto mi mancava.
    La frase "Per lo più, noi scambiamo i fatti con le informazioni sui fatti: gravissimo errore di metodo" penso sia la constatazione di fatto, del modus vivendi del 99% della popolazione mondiale!
    Purtroppo, ancor oggi andare a cercare di estrapolare la verità su taluni argomenti, è sempre più dei pochi; e sopratutto, le verità son nascoste ... chissà perché!
    Draghi Prodi Monti (la relativa prole) sono e restano dei mastodonti, che hanno piedi d'argilla, un pò come i Golem, e che hanno usato senza tanti riguardi, le loro posizioni, per asseverare il predominio di questi strani casi, che ancor oggi, si propagano come una piovra gigante.
    Grazie per la forza d'animo ed il coraggio, che ti portano a perseguire questi misteri, inculcando almeno il dubbio, a quelli che (bontà loro) leggono, e che vogliono almeno porsi qualche domanda

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    1. Miky, io parto da un presupposto: la verità non è bella né brutta: è quel che è; ammettendo che di verità si possa parlare. Purtroppo, il sistema delle TBTF (Too big to fail) è fatto in modo tale che l'eventuale crollo di un simile colosso genererebbe l'effetto domino. Ci ritroviamo pertanto a sperare che nessuno voglia osare mettere in stato d'accusa HSBC p Goldamn Sachs o Wells Fargo. In realtà è stato fatto per HSBS, quando venne fuori che il colosso angloamericano riciclava i soldi dei cartelli della droga sudamericana, ma tutto si concluse con una multa. E ci tocca dire "grazie a Dio"! Il guaio semmai è un altro: se io vado "fuori campo" con un effetto/titolo, passo i guai!

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