sabato 25 luglio 2015

LA LINGUA COME CASO CLINICO


Per circa vent'anni, dal 1956 al 1975, in Italia, la musica pop è stata promossa da Canzonissima, un varietà di grande successo trasmesso dalla RAI e che rappresenta, oggi, un bollino di qualità sul curriculum psicosociale del buon italiano. Tutto sommato, anche i più piccoli, che non hanno avuto la fortuna di seguirlo in diretta, ne sanno qualcosa per sentito dire. Di fatto, su quel palcoscenico si avvicendarono le più importanti tra le figure della nostra radio, prima, e della nostra televisione, in seguito: Paolo Panelli, Nino Manfredi, Raffaella Carrà, Sandra Mondaini, Corrado Mantoni, Mina, Walter Chiari, Alberto Sordi, la coppia comica Cochi e Renato e tanti altri. Non mancò neppure la vivacità della controversia politica, in occasione della presentazione affidata a Dario Fo e Franca Rame, i quali, dopo aver subito parecchie censure, decisero di abbandonare la conduzione.

Riportando alla memoria questo ventennio, dobbiamo considerare che ciò che esiste regolarmente nell'arte popolare, talvolta, non esiste in grammatica non perché essa non abbia spazio per fantasia e creatività, ma perché fantasia e creatività, in qualche modo, devono essere disciplinate. Come si suol dire, questo sporco lavoro qualcuno deve pur farlo per citare una storica battuta da agente segreto hollywoodiano. Canzonissima è un superlativo assoluto ricavato da un sostantivo, pratica, questa, che può andare bene per le sperimentazioni, in cui e per cui un autore sceglie la forzatura al fine di attirare l'attenzione. In questo modo, se l'occasionissima è una, allora è funzionale, ma troppe occasionissime sono disgrazie bell'e buone, elucubrazioni di mentitori e ciarlatani o venditori sgrammaticati. Nello sport, specialmente nel calcio, chi non ha mai sentito dire campionissimo? Se andiamo avanti così, rischiamo di finire dritti nell'occhio di un ciclone grammaticale. Qual è la differenza tra aggettivi e sostantivi? C'è ed è netta. Sia concesso il campionissimo, senza abusi, soprattutto perché già il termine campione lascia pensare che ci si riferisca ad un atleta di raro valore, figuriamoci il superlativo improprio campionissimo!

In sostanza, non facciamoci prendere la mano dal trasformismo! Dai sostantivi non si ricavano i superlativi, allo stesso modo in cui stesso non dovrebbe mai diventare stessissimo (…è la stessissima cosa?), anche se questa storpiatura si vede gironzolare troppo spesso. Perché? Come può l'uguaglianza essere più 'uguale'? Non ci vuole mica la laurea in lettere per capire questa faccenda! 

Dovendomi mettere al riparo dai faciloni della grammatica contemporanea, voglio ricordare che alcuni autori illustri hanno adoperato queste forme scorrette. La mia precisazione è 'tendenziosa'… Qualcuno, infatti, potrebbe sentirsi autorizzato ad usarle nel buon nome dei suddetti autori. Potrebbe, ma non deve farlo! A questo punto, si configurerebbe una domanda classica: - Perché non posso farlo anch'io, se lo fanno loro? –. Ehm, no! Si suppone che scrittori, poeti, autori televisivi et al. abbiano studiato talmente bene la questione da potersi concedere la cosiddetta licenza. E inoltre, il contesto d'uso è la chiave di lettura. Prima di oltrepassare i confini della norma semplice ed essenziale, è almeno opportuno conoscerli. Stranamente, ci si abitua presto a deviare dalla strada principale della regola e ci si dà un gran da fare per cercare tutte le giustificazioni possibili. Silverio Novelli, esperto della lingua italiana che risponde ai quesiti dei lettori su Treccani.it, racconta che alcuni, dopo avere ricevuto il suo parere, inappagati, gli scrivono: - Grazie, ma continuerò a modo mio! –. Evidentemente, costoro desiderano solo una conferma per le proprie strampalate tesi grammaticali, finendo con l'apparire ridicoli e presuntuosi.

Tra le abitudini insindacabili dei parlanti italiani, ne riscontriamo una riguardante l'uso del gerundio. Sto arrivando risponde il marito per telefono alla moglie che lo incalza, laddove dovrebbe dire sto per arrivare. Sto per arrivare deriva da un costrutto squisitamente latino e prende il nome di perifrastica attiva. Con l'espressione sto arrivando, non ci si rende conto di dire qualcosa di simile a sono nell'arrivare o nella fase dell'arrivare. Non si fa fatica a capire che si tratta di un errore, sebbene la lingua colloquiale ne sia satura. Può darsi che esso dipenda dalla natura di ambedue le espressioni, che contengono due funzioni aspettuali del verbo, l'una corretta, l'altra scorretta. Non a caso, quando diciamo che sta piovendo, è in corso un preciso fenomeno meteorologico. Il gerundio, in quanto verbo indefinito, può esplicare parecchie funzioni nell'ambito della sintassi. Dunque: è giusto dire sto mangiando, se lo dico, mentre consumo del cibo; è sbagliato ricorrere a stare più gerundio, tutte le volte in cui non si può definire l'atto indicato dal gerundio stesso.


Possiamo anche dire che, in grammatica, si gioca a mettere segni giusti e parole giuste al posto giusto, mentre in ortografia le lettere giuste al posto giusto, in semantica i significati giusti al posto giusto, in linguistica, invece, si gioca a riconoscere il gioco che si fa in grammatica, ortografia e semantica. Accade, di tanto in tanto, che ciascuno decida di riscrivere d'arbitrio le regole in modo tale da cucirsele addosso, farsele su misura, per così dire. E inoltre, bisogna dire che non sempre i giocatori accettano di buon grado di perdere, cosicché qualcuno o si mette a giocare da solo oppure trasforma il singolo caso in legge. Per esempio, in medicina e nelle branche affini, si sa per certo che un sintomo non è patognomico, cioè non basta a designare una patologia e, di seguito, a determinare una diagnosi. Coloro che s'improvvisano medici virtuali attraverso la consultazione dei siti internet, ignari di questo piccolo ma decisivo particolare, leggono da qualche parte che i capogiri o, che so, la nausea sono sintomi di questa o quell'altra malattia e si fanno prendere dall'ansia. Dimenticano che l'anamnesi e il completamento del quadro sintomatologico sono fondamentali… La grammatica, che si esprime in diversi contesti e a più livelli, deve essere studiata alla maniera di un caso clinico: per ogni errore ci vuole un po' di anamnesi, com'è necessario un quadro sintomatologico.  

2 commenti:

  1. Ottimo articolo, grazie! Vorrei chiedere a qualcuno se sa qualcosa di SES Astra. Secondo questo articolo ci sono 350 canali gratuiti, di cui 40 in HD e serve soltanto una parabola da 60 cm... http://www.dday.it/redazione/16988/astra-orizzonte-aperto-su-centinaia-di-canali-tv-gratuiti-via-satellite

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    1. Mi piacerebbe saperti rispondere, ma ne sento parlare adesso per la prima volta!

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