mercoledì 29 luglio 2015

FA CALDO ANCHE PER LA GRAMMATICA


Ore sette e quarantacinque. Un vento moderato soffia da sud-ovest. È un libeccio quasi impercettibile, ma che ci affatica e ci affligge fin dalle prime ore del mattino. L'umidità raggiunge l'ammorbante soglia dell'ottantaquattro percento. Si suda, pur restando immobili. Trentadue gradi, a quest'ora, sono sufficienti a che l'uomo desideri con ardore l'evasione e ne studi i particolari con zelo. Tra le altre cose, le previsioni degli esperti del meteo non lasciano ben sperare: si annuncia un altro anticiclone africano che farebbe seguito a Caronte. Ne risente anche la grammatica, che vorrebbe essere fissata ai tre puntini di sospensione, non potendo rinchiudersi per dovere di cronaca e di genetica nei locali climatizzati. Coi tre punti di sospensione, potrebbe almeno riprendere fiato, confidare in una variazione benefica e farsi seguire anche da una lettera minuscola, meno impegnativa della compagna maiuscola… Il rischio della complicazione sarebbe, comunque, abbastanza alto; la calura fa brutti scherzi.

D'altronde, a pensarci bene, come può la grammatica 'volere qualcosa'? Non può! E meno che mai può risentire delle alte temperature estive, a meno di assumere personalità e autonomia! Di fatto, dopo cinquanta capitoli di #errorieparole, potremmo essere talmente generosi da concedere almeno un po' d'animo alla grammatica, come, di solito, lo doniamo a piene mani alla situazione, dicendo la situazione richiede l'intervento immediato, o a tante altre cose inanimate e, per giunta, astratte: questo progetto ci condurrà lontano, non altrimenti che se il progetto ci prendesse per mano e ci guidasse con amore materno. Sotto il sole cocente, non andremmo molto lontano, a dire il vero, con o senza guide fantasmagoriche.

Comecchessia, noi siamo abili a dare vita agli oggetti del nostro discorso: le mie parole - si dice - mirano a (…), sebbene sia il parlante a mirare a qualcosa. Facciamo una piccola pausa per tornare indietro di qualche riga: ci condurrà lontano o ci condurrà lontani? È meglio affrontare a testa alta gl'imprevisti: meglio lontano che lontani, trattandosi di una determinazione avverbiale e non di una modifica aggettivale. Prima che la temperatura aumenti, è bene dire che l'elisione di gli si può effettuare solo davanti a parola che cominci per i

Fatti i debiti chiarimenti, non facciamo fatica ad affermare che grammatiche, progetti, situazioni e parole non piangono, non ridono, non soffrono e non gioiscono assieme a noi, benché non ci sia alcunché di strano a far sì che mirino a qualcosa, richiedano qualcosa o risentano di qualcosa. Perché ci comportiamo da animisti impenitenti, senz'accorgercene? Oso dire che lo facciamo per due motivi: 1) l'ambiguità retorica e la ridondanza determinano il prezzo che paghiamo per l'efficacia della comunicazione: certi spazi aperti della nostra lingua diventano libero accesso all'interazione tra emittente e ricevente; 2) molto probabilmente, ciascuno di noi porta dentro di sé quel bimbo che, quando gioca, riesce a dare vita a tutto ciò che lo circonda. Se non ci fossero queste due componenti, l'una linguistica, l'altra archetipico-psicologica, il novantanove percento dei politici potrebbe smettere di parlare.

Noi, in pratica, pur non avendo competenze di poetica e retorica, usiamo con estrema disinvoltura e incalzante frequenza almeno quattro o cinque figure retoriche: sineddoche, metonimia, metafora e similitudine - per non parlare dell'iperbole o dell'anacoluto et similia - costituiscono la piattaforma di semantica e pragmatica del nostro linguaggio verbale. È altrettanto evidente, almeno quanto lo è l'uso, che non bisogna abusarne, come spesso accade, fuorché si voglia e, soprattutto, si possa trovare un alibi di ferro nell'afa e nell'arsura che rendono l’aria irrespirabile.

Il caldo torrido, se dobbiamo parlare con estrema franchezza, sortisce sempre qualche effetto: la grammatica è un'anziana signora, pluricentenaria, si regge ancora sulle proprie gambe, ma è costretta a incassare parecchi colpi, quantunque si mostri, spesso, alquanto tollerante, alla maniera di tutti i nonni, che sanno amare con dolcezza e pazienza i propri nipotini pur nella radicale diversità di doveri e principi morali.

Per 'lei' è giunto, dunque, il momento del meritato riposo; i suoi ultimi sei mesi sono stati impegnativi, cosicché, adesso, è opportuno che stia lontano dalle polemiche e dai torti che le si fanno costantemente e che, ad agosto, potrebbero rivelarsi fatali. A settembre, la nonna cederà il proprio posto in #errorieparole ai linguaggi delle devianze o, in altri termini, alla lingua delle persone affette da disturbi mentali (seconda sezione della rubrica): aneddoti scientifici ed esperienze professionali saranno oggetto dell'analisi. Si scoprirà il caso di quella paziente che, dopo essersi coperta di escrementi, disse al proprio medico: ti piaccio così?, quello del paziente che dichiarava di perdere sangue dall'intelletto o di abitare solo il centro della casa e quello di tanti altri. In genere, questa lingua 'disturbata' presenta delle caratteristiche di paradossalità, secondo il senso comune, tuttavia non si fa fatica ad accertare che un cosiddetto filo logico esiste. Il viaggio attraverso i significati della mente umana è un'avventura affascinante e pericolosa: talvolta si può procedere lungo una strada dritta e uniforme, talaltra, invece, si rischia di prendere la tangente e restare a parecchia distanza dal centro abitato o perdersi e girare a lungo attorno allo stesso punto.


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