sabato 4 luglio 2015

ASSIEME AL LINGUISTA CON LA LINGUA SUDATA 
O IN MUTANDE ALLA SERATA DI GALA


Nell'accingermi a preparare il capitoletto che segue, mi sono imbattuto in un alterco scatenatosi su Twitter e i cui protagonisti disputavano su quale fosse la forma più corretta tra i pneumatici e gli pneumatici. Sulle prime, coinvolto indirettamente, non ho mosso un dito; ero abbastanza soddisfatto dal loro scambio e non vedevo motivo per dire la mia sull'argomento. Ad un certo punto, però, uno dei due, non senza boria, ha scritto: – Ripeto: no. Sono linguista. Controlli dizionario. –; la qual cosa, infiammandomi di passione per la controversia, m'ha spinto a intervenire. Il 'linguista', oltre a dirsi favorevole a i pneumatici, ha affermato che, ormai, bisognerebbe eliminare pure i congiuntivi perché i parlanti sono i padroni della lingua. Di conseguenza, se i parlanti non usano i congiuntivi, perché portarseli appresso? Voglia il cielo che non ci sudi la lingua! Grazie a Dio, il 'linguista' ha solamente venti follower! Costui è linguista e se lo dice lui… Io ho risposto dicendo d'essere un netturbino (…della parola? Me lo auguro!), ma preferisco gli pneumatici a i pneumatici e mi tengo stretti i congiuntivi. Lo faccio perché uso l'alloro per le tisane e non per coronarmi il capo. Il verbo preferire non è usato a caso perché, ad onta della regola tradizionale, gli studi di sociolinguistica hanno ammesso l'uso secondario e sostitutivo di il/i pneumatico/-i in luogo di lo/gli pneumatico/-i. Secondo la grammatica essenziale, davanti a s impura, ps, pn, gn, z, e suoni e wuà, di fatto, il dovrebbe diventare lo e i dovrebbe diventare gli. Un po' di buone maniere avrebbe salvato il linguista dall'ignominia, ma Egli, il linguista con la lingua sudata, in spregio di tutto e tutti, non ancora sazio di magre figure, ha rincarato la dose con spocchia accademica: - Legga il Berruto! -. Lunga vita a Gaetano Berruto, innanzi al quale mi prostro, per carità! Ma frasi come "Sono un linguista", "Legga il Berruto", "Controlli il dizionario" sono espressioni di una tragicommedia che, al più, può generare commiserazione. Come ho già detto, se avesse dato un contributo critico e scientifico, senz'alterigia, avrebbe potuto dimostrare, in parte, le proprie ragioni.

Lingua e società sono elementi di un sistema e seguono un vero e proprio processo di costante trasformazione, cosicché ciò che vediamo dall'esterno, talvolta, può non corrispondere al movimento interno. La regola è proiettata e fissata, per così dire, sulla facciata d'una certa epoca; i suoi cambiamenti, invece, si compiono dentro l'edificio, al riparo dallo sguardo generale. La lettura analitica di un giornale, a mio avviso, potrebbe essere l'ingresso in una delle stanze dell'edificio. Tra sviste, usi impropri, infelicità semantica, scelte comunicative e stile, molto spesso, i quotidiani ci regalano delle meravigliose chicche e ci permettono di guardare da vicino il processo linguistico. 

A tal proposito, mi sono permesso di raccattare, qua e là, articoli di giornale allo scopo di farne l'analisi. Ilvo Diamanti, su la Repubblica (03 lug 2015), scrive: <<Roma è una città delusa. Forse, disillusa. Perché le indagini del Ros e della Procura rivelano un grado di collusione fra malavita e politica ampio e desolante. Ma, in fondo, largamente pre-supposto dai cittadini. Così Marino e la sua giunta appaiono delegittimati. Difficilmente, oggi, verrebbero rieletti. Anche se il Sindaco, personalmente, viene ritenuto pulito. Irresponsabile. Ma ciò, in fondo, rischia di diventare una colpa. Guidare una nave che affonda nella palude. A sua insaputa. Non è una giustificazione, tanto meno un merito. Per il Capitano. Anche se, sulla piazza, non si vedono nocchieri capaci di emozionare.>>.  La concisione è indubbiamente una qualità richiesta al giornalista. Si sa, del resto, che l'uso d'una punteggiatura poco ortodossa serve talora a produrre un ritmo incalzante e drammatico, tuttavia mi riesce difficile accettare una subordinata causale isolata e abbandonata. Nell'incipit del periodo riportato sopra, si rileva, infatti, una precisa tecnica di scrittura. Il primo punto tecnico-stilistico è posto dopo Roma è una città delusa; il secondo dopo Forse, disillusa. Perché esagerare, incastrando tra i punti anche la causale Perché le indagini del Ros (…)? A dare un ulteriore effetto enfatico sarebbe bastato un punto interrogativo in sequenza e con modifica del contenuto. Andando oltre, ci si rende conto che il testo collassa a causa dello stile. Lo stesso fenomeno, infatti, si verifica per la subordinata concessiva: Anche se il Sindaco, personalmente, viene ritenuto pulito (…). Le subordinate – non dimentichiamolo! – traggono forza semantica dalla reggente. Non rispettare le virgole necessarie vuol dire indebolirne il valore, fuorché si lavori a talune sperimentazioni. Ce ne sono parecchie e anche di inestimabile valore, ma un testo giornalistico non può e non deve subire tale massacro. Un altro caso di isolamento colpisce, infatti, un aggettivo participiale: Irrisolto; dal quale, tra l'altro, è fatta dipendere una coordinata avversativa retta da ma e separata, ancora una volta, da un punto. Notiamo, poi, Guidare una nave (…), che dovrebbe essere preceduto dai due punti,  A sua insaputa, Per il capitano et cetera. Insomma: è un testo smodato, quasi illeggibile.

Sul Corriere (03 lug 2015), Alberto Alesina scrive: <<La fiducia reciproca (concessa e meritata) è un fattore di straordinaria importanza per il successo di un'economia e di una nazione. Se non possiamo fidarci gli uni degli altri, contratti che beneficiano entrambe le parti non si scrivono (…)>>. Se non possiamo fidarci gli uni degli altri, contratti che beneficiano entrambe le parti non si scrivono? Che vuol dire? Di là dai modi dire ricostruiti maldestramente, qualcuno avrebbe potuto far notare ad Alberto Alesina che lo stesso Corriere mette a disposizione degli utenti un discreto dizionario online, dove è chiaramente precisato che il verbo beneficiare è intransitivo. Pertanto, scrivere che qualcuno beneficia qualcun altro è un grave errore. Avrebbe dovuto scrivere contratti di cui beneficiano entrambe le parti. Diciamo transeat? Purtroppo, non si può.

Per non correre il rischio d'essere giudicato fazioso e parziale, prendo in esame  anche una noticina grammaticale mediante un frammento di un articolo di Monica Serra (il Giornale, 03 lug 2015): <<In manette sono finiti ex dirigenti della coop rossa modenese. Tra loro l’ex presidente Roberto Casari (…)>>. Il segmento linguistico incriminato è Tra loro. Tutte le volte in cui questa preposizione semplice (tra) incontra un pronome personale, è necessario che tra i due intervenga un'altra preposizione semplice, di, ad occupare il posto di mezzo: tra di loro. È un obbligo di legge, se mi si concede la metafora, viste le manette in questione.


Quale che sia il parere di maestri e maestranze del giornalismo o di linguisti arroganti, una norma di buon gusto deve pur esserci. È vero che la stanza del giornalismo è quella in cui si realizzano i grandi negoziati della lingua italiana e che il fine potrebbe anche giustificare i mezzi, ma non si può corrompere ogni forma di scrittura affinché si trovi un accordo, che, tra le altre cose, potrebbe rivelarsi fantasmagorico. Oppure, in altri termini: invitati ad una serata di gala, possiamo pure presentarci in mutande; nessuno, di fatto, potrebbe dirci che non è una scelta di stile, ma non passeremmo inosservati e qualcuno potrebbe pure chiamare la polizia.  

4 commenti:

  1. Sdraiato sul banco, il braccio che ciondola, di colpo si sveglia illuminato.
    Lo svogliato studente, non si voglia fraintendere, ha solo avuto uno sprazzo di lucidità.
    Si alza di scatto, come un coltellino a molla.
    Guarda tutti gli astanti negli occhi!
    Tutti a dire, con lo sguardo: "Noi lo sappiamo!"
    Allora lui, il nostro ex, ma solo temporaneamente ex, annoiato studente, in piedi e dritto dice:" Di quel che avete sentito- La regola è proiettata e fissata, per così dire, sulla facciata d'una certa epoca; i suoi cambiamenti, invece, si compiono dentro l'edificio, al riparo dallo sguardo generale.-
    Ne comprendete l'importanza?"
    Perso l'eroico furore, il giovane, si sdraia nuovamente riprendendo il sogno indolente! :-)

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    1. Giornalista, dunque, come come estensione allegorica d'uno studente svogliato e che chiede spesso di recarsi al bagno per sottrarsi alle lezioni. Lungo il corridoio, s'accorge d'essere stanco, tanto da non avere neppure la voglia di svuotare la vescica. Gli pulsa. Deve farlo. Accelera il passo, conscio di dover comunicare almeno per fisiologia. Finalmente, arriva a destinazione, ma è già tardi, rischia di farsela addosso. Tira giù la cerniera... La pelle gli s'impiglia nella lampo. Il dolore è acuto. La pipì trova la propria strada. Gli riesce di dire soltanto: - Mio Dio! Adesso, che faccio? -

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    3. -CERTO!- esclama il suo pensiero , ignorando l'urina che aveva deviato il suo percorso.
      Di botto, é ricorso al discorso che devia dal percorso, e si distrae dai giovani dolori.
      Ripensa al prete che, senza più fedeli, trovó lo stratagemma adatto, mettendo sulla croce un suo amico, altrettanto matto da accettare.
      Nudo, con un velo di carta a coprire ció che si doveva, si muoveva e gemeva sulla croce, a dimostrare la passione.
      Tutti che gridavano "MIRACOLO"!
      Ma l'amico matto del prete, che godeva di posizione privilegiata, vedendo la signora Marta, dal seno rigoglioso e sodo, cominció tosto ad essere piuttosto sollevato ed irrigidito, proprio lì dove portava il velo leggero.
      Questo, pian pianino, si spostava, rischiando di cedere e cadere.
      Cercando di mantenerlo affisso, quel pover'uomo crocefisso, cominció subito con un lamento: "Marta! Marta, copriti il seno che cade la carta!"
      Allibiti, sgomenti e scossi, i fefeli sopraggiunti per un miracolo differente, rimasero per quello, assai strano, e un poco irriverente, con la bocca spalancata.
      Ancor più le mandibole s'aprirono e gli occhi furono sgomenti, quando il velo cadendo leggero, danzando tra le correnti della cappella, ne mostró un'altra!
      Quest'ultima, in vero, non so certo giudicare se altrettanto bella. Quello che so è che venne coperta dal cappello del prete, che dimostró l'utilità di una erezione come appendi abiti o cappelliera d'occasione.

      Così, il nostro amico nel bagno, ancora ridacchiando, prese il coraggio, e la lampo ,come da suo nome, fu subito tirata...
      Come Dante, ritornó a riveder le stelle.
      Rientrato poi al suo posto, meno spavaldo e di caratter tosto, sebbene preso da quel dolore che non cessava di pulsare, tornó comunque a sonnecchiare!!

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