mercoledì 1 luglio 2015

UN OTTICO VINCE IL PREMIO DELLA BUONA SCRITTURA


Il web e, in particolare, il blogging sono una specie di terapia di gruppo gratuita: non sempre e non per tutti, ma, nella maggior parte dei casi, l'attività di scrittura e le interazioni che ne conseguono fungono da anestetico dei disagi personali. Si sa, ogni oppiaceo ha una durata ed è un viaggio illusorio e analgesico. Prima o poi, i dolori potrebbero ricomparire più acuti che mai. Lo spazio clinico in cui si compie la speranza è un vero e proprio limbo, un luogo non dantesco, ma in cui si resta sospesi, vaganti, in attesa di definizione e investitura. L'aspirante recensore getta in questo pozzo dei desideri la commedia delle proprie interpretazioni; l'aspirante poeta, traboccante d'amore, vi fa scivolare con leggiadria parole salvifiche; l'aspirante narratore tenta di ricomporre sé stesso e il mondo circostante, lasciando cadere da sé inavvertitamente frammenti di gloria e immaginando che il pozzo sia sorgente di nuova vita. Da ultimo, il blogger, esperto di pozzi e sentieri sotterranei, costituisce una categoria a sé; egli aspetta gli altri sul fondo, come fosse una sorta di traghettatore, non infernale, come s'è già detto, oppure il preposto di un consultorio sempre in grado di indirizzare le 'anime' al posto giusto.

L'intimità, tra le altre cose, non corre il rischio di essere attaccata e demolita perché - checché se ne dica - è incomunicabile. Occorre toccare e vedere, respirare assieme, affinché si possa essere compartecipi di un giudizio autentico sulla cosiddetta vita privata. Non è un caso che lo psicologo Albert Mehrabian assegni alla componente non verbale e a quella paraverbale del linguaggio un ruolo decisivo agli effetti dello sviluppo del discorso. In sostanza, il 55% della comunicazione passa dal linguaggio del corpo, il 38% dall'uso della voce, mentre il 7% resta nell'area delle parole.

La scrittura è, sì, in teoria, una sorta di passaggio di stato dello scrivente, tuttavia, in fatto di confessioni, essa impone all'autore uno sforzo e un esercizio all'ascolto di sé stessi che, spesso, maturano in anni di introspezione. 

La rete, quella delle community, dei gruppi e dei blog non è fatta tuttavia solo di 'buongiorno', 'cuoricini' e 'tazze di caffè fumanti', ma è ben rappresentata da autorevoli intellettuali del settore che sanno rispettare la grammatica e i legami tra i significati. Purtroppo, l'Italia è un paese 'ritardato' e incomprensibile; di conseguenza, l'assenza di una regolamentazione professionale si traduce in una patologia degenerativa che finisce col danneggiare l'intero sistema. Fino ad ora, mi sono occupato di castronerie e strafalcioni; adesso, ritengo che sia arrivato il momento di descrivere e rappresentare qualche esempio di qualità, stile e contenuto.

Il più 'corretto' tra gli autori del web, almeno tra coloro che sono entrati a far parte della mia ricerca, è Riccardo Scandellari, ormai noto come Skande, la cui grammatica è ben strutturata, rispettosa di tempi e modi dei verbi e, soprattutto lineare, armoniosa e semplice. Non si rilevano mai, nei suoi articoli, perifrasi e iperboli sintattiche. La lunghezza dei suoi testi è sempre adeguata allo scopo comunicativo, non scade mai nelle cosiddette metafore morte o nella retorica melensa e non è impostata su forme di captatio benevolentiae nei riguardi del lettore. Parimenti, è bene mettere in evidenza un aspetto che lo distingue dagli altri: non eccede mai nell'uso del gergo tecnico-informatico, dosando diligentemente e con buon senso della misura gl'inglesismi e gli acronimi. I suoi lavori sono sempre ricchi di aggiornamenti scientifici.

Un altro autore che distingue sempre l'uso dell'indicativo da quello del congiuntivo e le cui letture sono evidenti è Fabio Piccigallo. Il suo blog, On marketing, altrettanto ricco di notizie e aggiornamenti scientifici quanto quello di Riccardo Scandellari, è articolato con proprietà di linguaggio ed equilibrio sintattico. La capacità di creare o organizzare strutture di significati e sequenze informative è, a mio avviso, la sua caratteristica peculiare. Occorre fargli solamente una contestazione: troppi inglesismi tecnici appesantiscono i suoi testi. Si tratta, comunque, di una 'fuga' lessicale perdonabile. Anche se è ormai accertata la tendenza a coprire la scrittura italiana di blocchi angloamericani nel nome del primato tecnologico del Regno Unito e degli informatici d'oltreoceano, parlare e scrivere vuol dire trasferire notizie ad un numero quanto più ampio possibile di destinatari. A tal proposito, Valentina D'Urbano, su Il Libraio, scrive : <<Non usare l’inglese, se puoi dirlo in Italiano (…)>>.
 
Se ci spostiamo verso il piano della narrativa, il blog Dimmi Luna per me è stato una scoperta autentica. Molto di rado, si riesce a scovare qualche scrittore o qualificato 'scrivente' tra quei numerosi e sedicenti protagonisti dello sfogo mediatico. Antonio Dimitrio, curatore e proprietario di Dimmi Luna, un blog che sembra nascere da un canto leopardiano, si fa notare per l'eleganza e la forza narrativa delle proprie opere, che spesso sono inattaccabili. La grammatica che egli adotta è frutto di una scelta sintattica e stilistica esemplare. Sebbene non sia questo il luogo della discussione sul testo narrativo, è bene ricordare che il processo di elaborazione di un racconto o di un romanzo impone all'autore almeno un paio di impegni improrogabili: 1) quello che concerne il passaggio di registro lessicale dalla dimensione dell'Io narrante a quello dei dialoghi; 2) quello della costruzione di una cronaca di elevato valore simbolico e che non può risolversi in mere descrizioni. Dimitrio riesce ad agire perfettamente su ambedue i fronti, assolvendo il proprio dovere creativo. È evidente che il giudizio di gusto è relativo e va rinviato alla quantità dei lettori. D'altronde, il mio intervento non può e non deve concludersi in una recensione. Tuttavia, nel panorama incommensurabile dei narratori, le parole di Dimmiluna  sono suadenti e convincenti.

Sul web, accade anche ciò che non ti aspetti. Accade, in altri termini, che un esempio di compostezza e accuratezza scritturale provenga da un ottico, uno dei pochi del mestiere che sappia far coesistere personal branding, simpatia e originalità. Nessun pregiudizio sugli ottici m'ha impedito fino ad ora di volgere loro lo sguardo critico, sia chiaro! Ma Nico Caradonna è un caso unico. Scrive con competenza e ordine sintattico ed è in grado di trasferire ai propri lettori nozioni di ottica piuttosto complesse con godibile semplicità. A lui va quindi una menzione critica e di merito. Di solito, ci si aspetta che i capolavori di scrittura professionale siano prodotti da copy writer e web writer; invece, questa volta, bisogna cedere il posto all'ottico.


Purtroppo o per fortuna, molto di frequente, i social network si dirigono verso l'anonimato a causa di una scrittura amorfa e di un gioco simile a quello del cane che si morde la coda. Il fenomeno dell'originally shared è ormai del tutto desueto. In pratica, si potrebbero raggruppare in categorie le forme di condivisione dominanti: i file di grafica sulla satira politica, la contestazione sociale indefinita, gli auguri a iosa per i compleanni degli sconosciuti, i video sulla tenerezza suscitata da cani e gatti et cetera. Non si sa quasi mai chi stia dietro queste catene interminabili, eppure hanno la meglio sul messaggio. Dunque: accogliamo con favorevole disposizione d'animo quei pochi superstiti della buona comunicazione! Avrei voluto indicarne altri, ma il dovere della selezione mi ha costretto a queste figure. 

8 commenti:

  1. Mi è piaciuto parecchio.:-)
    Buona giornata e buon lavoro,
    Francesco

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    1. Grazie, Oreste! Si fa quel che si può. Fino ad ora, ero stato visto come una sorta di castigatore, ma, di fatto, ero solo un osservatore o rilevatore di castronerie e strafalcioni, che, una volte abbandonate online, mi venivano incontro. Adesso, era giusto dire che esistono anche i buoni esempi!

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    2. Mai visto come castigatore.
      Più "ironico professionale".
      Chi ha le competenze e la sicurezza, non ha bisogno di umiliare le persone.
      Come ho visto fare ad altri.
      Sei un giovane promettente :-D

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    3. Oreste, io prometto e riprometto, ma bisogna vedere se gli altri siano interessati alle mie promesse... ;-)

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    4. É un problema comune, mio caro!
      Il comune ha paura delle promesse.
      Preferisce il "mal" che gli dia almeno "mezzo gaudio"!
      Ti auguro che le tue, di promesse, siano almeno d'interesse per qualcosa di grande!
      Prima o poi...
      Io ho ben pensato di smettere:-P

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  2. la scrittura per il web ha una natura diversa da quella reale, in quanto dovendo essere estremamente mirata ha bisogno di linguaggi propri, sebbene debbano spesso essere comprensibili anche ai novizi. senza dimenticare la punteggiatura molto più presente, in quanto periodi brevi favoriscono una lettura più interessata. ma anche da questo punto di vista, noi italiani/italioti abbiamo ancora tanto da crescere, e invadendo le community di cuoricini e faccine o, ancora peggio, di lenzuoloni pieni di abbreviazioni ma senza punti ne' virgole, avremo solo involuzione. ottima retrospettiva caro Francesco, buona giornata!

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  3. Grazie, Alessandro! Ti ritrovo: attento, preciso e critico! Ti rispondo con un frammento che estrapolo dalla parte introduttiva di Errori & Parole perché ritengo che sia pertinente...

    Il linguaggio che usiamo costruisce e modifica la realtà che ci sta intorno: un errore di grammatica o comunicazione, a poco a poco, specie se ripetuto nel tempo, può trasformarsi in una distorta visione dell'esistenza. Forse che ho esagerato? La mia è solo un'iperbole studiata per promuovere il libro? Per farsi un'idea di quanto io sia stato iperbolico è sufficiente leggere un enunciato proposto da Steven Pinker, uno che sicuramente conta sa più di me, ne L'istinto del Linguaggio (1994):
    "Il testimone che esaminò l'avvocato si rivelò poco convincente"
    ‘CHI esaminò CHI?’
    A seconda del modo in cui si interpreta la frase, il ruolo dell'uno può essere assegnato all'altro, almeno sulla base dei principi di grammatica e semantica; il che sconfessa obiettori e detrattori.

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