sabato 6 giugno 2015

LA BAMBINA COL DELIRIO DI POSSESSIONE SI FA CAPIRE, 
BUROCRATI NO


Qualche anno fa, da uno degli uffici dell'ateneo palermitano, presso il quale insegnavo Analisi dei Testi, mi giunse un documento che mise a dura prova la mia capacità di sopportazione. Ero titolare dell'insegnamento di Analisi di testi. Lo ribadisco. Inutile ostentazione la mia? Aspettate a giudicare! Il mio specifico ruolo professionale, infatti, fu l'origine dei mali. Da poco, ero stato ammonito dal Presidente del mio corso di Laurea, Scienze e Tecniche della Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione, in quanto professore indisciplinato e poco rispettoso della linea di pensiero seguita dagl'illustri colleghi. In pratica, adottavo i testi dei bostoniani del MIT, quelli della scuola di Palo Alto, ricorrevo a metodi d'insegnamento presi in prestito dalla psicologia umanistica integrata, da Carl Rogers, finendo con l'applicare una didattica esperienziale e laboratoriale.

Di fatto, tradivo il modello accademico-feudale; il che si tradusse presto in un richiamo verbale. Convocato all'interno di una stanzetta, mi vidi puntare contro l'indice della scienza e della saggezza. Per onestà, mi tocca dire che feci orecchie da mercante: me ne fregai! Ero ormai un vero e proprio disertore tra i corridoi dell'istituto.

Tre mesi dopo il solenne rimprovero, ricevetti il famigerato e già annunciato documento. Ve ne riporto la parte saliente, l'unica ch'io abbia copiata in un file di word per diletto: <<(…) Con riferimento alla norma avente per oggetto l'esplicabilità della funzione docente di cui al comma (…) della Legge (…), ex-Legge (…), circa la disciplina d'esercizio dei ruoli di ricerca rispetto alla disponibilità del corpo studente, la Pubblica Amministrazione si fa garante di obiettività e trasparenza nell'ambito del procedimento di sviluppo progettuale cui i titolari di cattedra dovranno attenersi (…)>>.

Questo messaggio austero e intimidatorio proveniva da una delle sezioni del Rettorato ed era stato scritto da un impiegato 'laureato', non era stato estrapolato da chissà quale Gazzetta, ma dubito che il Rettore ne sapesse qualcosa. Riportava pure una firma, ma evitai di fare indagini.

Sulle prime, arricciai il naso, aggrottai la fronte e feci tutte le smorfie necessarie allo sforzo di comprensione. In qualità di docente di Analisi dei Testi, non potevo tirarmi indietro: la frustrazione sarebbe stata cocente. Nello stesso tempo, tuttavia, procedere nel tentativo d'interpretazione significava far crescere il rischio di farsi venire una crisi epilettica.

Il burocratese ha sempre avuto una certa tradizione in Italia, allo stesso modo in cui i burocrati hanno occupato posti di rilievo nella Pubblica Amministrazione. 

Non ho mai capito che cosa induca un uomo a scrivere in questo modo. 

Se si volesse tradurre in un italiano decente la minaccia impiegatizia, grazie all'intuizione e non alla parafrasi, basterebbe dire che I titolari degli insegnamenti devono rispettare un programma ministeriale; della qual cosa si fa garante la Pubblica Amministrazione.

Premettendo che la cosiddetta 'Legge' circa l'insegnamento universitario non contiene affatto queste prescrizioni e che non ho mai saputo quale fosse il vero scopo del mittente, mi sia concesso di affermare che la storica e arcinota bambina dell'esorcista, durante i deliri di possessione demoniaca, articolava il linguaggio molto più chiaramente.

Il burocratese ha delle caratteristiche d'incomparabile 'durezza' morfologica e sintattica e di criptica pesantezza. Uno tra gli stilemi più ricorrenti è l'uso del participio presente come legamento tra sostantivo e sostantivo e tra periodo e periodo: con riferimento alla norma avente per oggetto (...) Ne conseguono la riduzione della scorrevolezza del periodo e la sua oscurità lessicale, oltre che un ritorno infelice e spropositato alla lingua latina, lingua madre dei nostri legislatori, ma gestita, in questo caso, con parecchia superficialità. Non c'è, infatti, esatta corrispondenza tra costrutto latino e costrutto italiano. Su questo piano è da collocare l'espressione funzione docente, che è comunque molto più accessibile e diffusa.

Altro fenomeno di pura devianza è costituito dalla comparsa di termini sofisticati, strettamente accademici e, per giunta, con un'area semantica indefinita, troppo ampia perché il lettore-fruitore possa averne contezza. Il sostantivo esplicabilità è lemma che neppure il Treccani online intende 'esplicare' perché viene formato sul suffissoide –bile, che, a propria volta, è già una formazione aggettivale basata sulle lingue arcaiche. Se consideriamo che il cittadino medio è il primo destinatario dell'informazione legislativa, bisogna concludere che questa scrittura è autoreferenziale, vuota e innaturale; non appartiene ad altri che a chi la produce.

La terza componente d'analisi è da ricercare nella gestione contorta delle congiunzioni relative. In particolare, la forma obliqua del pronome relativo che, cioè cui, nell'ambito del burocratese, serve a sopprimere interi periodi: la norma X di cui al comma X.1 della Legge (…) e così via. Come si può intuire facilmente, il parziale sintagma relativo di cui non è seguito da una predicazione, da qualcosa che ci dica qual è il vero tema del discorso. La deduzione ermeneutica è pertanto obbligatoria, nella misura in cui si voglia ricostruire il significato dei testi. In sostanza, abbiamo a che fare con un scrittura che non si basa su significati espliciti.

Nel § 1.3 del Codice di Stile delle Comunicazioni Scritte ad Uso delle Pubbliche Amministrazioni, si legge, non a caso, che il linguaggio è utilizzato più nell'ottica della legittimità formale degli atti che in quella, sostanziale, della comprensibilità del messaggio.>>. Fin dall'introduzione, Sabino Cassese, ex Ministro della Funzione Pubblica, mette in evidenza che l'incapacità di comunicare, propria della Pubblica Amministrazione e che si realizza mediante l'uso di formule linguistiche inaccessibili e, talora, anche impertinenti, ermetiche e fumose, allontana il cittadino, l'utente, il vero fruitore del messaggio. La lontananza che ne deriva genera immediatamente il paradosso: se il fruitore è, già da principio, privato della propria funzione di destinatario del messaggio, il messaggio non esiste. Si configura, di conseguenza, una sorta di esoterismo settario della parola e del suo uso. In pratica, non c'è alcuna relazione. Allo stesso modo, la lontananza diventa scena del teatro dell'assurdo: in che cosa consiste una società i cui consociati non sono tra di loro in relazione? 

Nelle pagine successive del Codice, gli autori propongono addirittura un elenco di termini e formule da evitare al fine di ridurre le distanze tra lo Stato ed il cittadino. In questa sede, ne prendiamo in esame alcuni a scopo di sintesi e chiarimento: 1) attergare, che significa, nel linguaggio delle Pubbliche Amministrazioni, scrivere a tergo di un documento, cioè sulla parte posteriore del foglio; 2) non deambulante, che, tradotto alla lettera, starebbe per chi non passeggia, ma che immaginiamo significhi chi non è in grado di camminare; 3) in ossequio a, che indica atto di riverenza; 4) è vietata la balneazione, frase costruita sul sostantivo balneazione, ma che acquisirebbe trasparenza, se riscritta in è vietato fare il bagno ; 5) la circolare avente per oggetto, frase che si regge sul participio presente avente e che deve essere sostituita con la circolare che ha per oggetto.


La necessità di comprendere e far comprendere il linguaggio si fa allarmante, se, ad analizzare attentamente certi testi, si rischia di ammalarsi di nevrosi.

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