mercoledì 20 maggio 2015

UNA SINTASSI DA BLOG OVVERO CHOMSKY PER I BLOGGER!


Alcuni scienziati, in particolare il pluridecorato Noam Chomsky, caposcuola, e Steven Pinker, sono convinti che la facoltà del linguaggio sia innata: noi saremmo dotati di una competenza "genetica" che ci permette di articolare e organizzare il discorso attorno a dei significati. Essi, nello stesso tempo, affermano che le lingue del mondo sarebbero accomunate da schemi, parametri e proprietà ricorsivi, cioè che si ripetono più volte, senza che il parlante se ne renda conto. La lingua italiana, alla quale ci limitiamo in questa occasione, è basata, per esempio, sullo schema SVO, soggetto, verbo e oggetto. Tutti i costrutti deriverebbero da questo modello secondo un processo combinatorio e trasformazionale. 

L'uomo sarebbe in grado di produrre un'infinita quantità di combinazioni servendosi di un set finito di elementi. Si badi che si fa riferimento non solo a coloro che hanno studiato tanto da poter padroneggiare il lessico a proprio piacimento, ma anche a chi non ha studiato affatto! Perché un bambino, quali che siano i suoi educatori, non dirà mai "acqua di pieno" al posto di "pieno d’acqua"?  In pratica, il bambino non ignora i legami essenziali della lingua. Pieno d'acqua è un sintagma aggettivale (SA), la cui testa, ciò che dà significato all'intero sintagma è, per l'appunto, l'aggettivo pieno. A tal proposito, Pinker ci presenta gli esperimenti effettuati dagli psicolinguisti Stephen Crain e Mineharu Nakayama su bambini di tre, quattro e cinque anni. Posti a confronto con la frase Ask Jabba if it is raining in this picture, che contiene un dummy subject, cioè un soggetto fittizio difficile ad interpretarsi, i bambini dimostrano di non ignorare l’it necessario a reggere la forma progressiva is raining

Osservando dall'esterno il fenomeno della Grammatica Generativa Trasformazionale - così è definita la teoria in questione -, possiamo immediatamente estrapolarne una funzione strumentale. In altre parole, nell'epoca del blogging, che costituisce ormai un vero e proprio modello di scrittura, sintagmi, schemi e parametri ricorsivi possono diventare più utili di quanto si pensi di primo acchito. 

Checché se ne dica, un blogger di buon livello dovrebbe attenersi, nella redazione dei propri testi, a delle regole di trasparenza e semplicità. Sulla base del suddetto schema SVO, il periodare lungo, ricco di intrecci sintattici e sovrapposizioni verbali è da evitare. Innanzitutto, la scelta ideale dovrebbe esplicarsi nel seguente schema: soggetto, predicato, complemento, subordinata di primo grado, cioè dipendente dalla reggente, e, al più, una subordinata di secondo grado, dipendente dalla subordinata di primo grado. Le frasi coordinate, se non superano la lunghezza dello schema SVO, non alterano l'armonia del discorso. È opportuno ricorrere agli esempi per evitare i dubbi legati alla terminologia. [Io (S) voglio scrivere (V) un buon testo (O)] (REGG) perché mi piace (SUB I grado) che i lettori siano soddisfatti (SUB II grado), ma ho molti dubbi (COORD alla reggente). La coordinazione è data dall'uso della congiunzione coordinante ma, che mantiene la simmetria verbale tra i due segmenti della frase. Questa struttura potrebbe evitare la maggior parte dei danni grammaticali e sintattico-semantici che si riscontrano dei blog. 

È evidente altresì che ci stiamo rivolgendo principalmente ai blogger che hanno finalità descrittive, saggistiche, per così dire. Ce ne sono tanti, forse troppi, per esempio, che spiegano che cos'è il web, come usarlo per trarne vantaggi tecnico-professionali. È quanto mai necessario che la loro sintassi resti vicina ai modelli di base, che generano nel lettore maggiore voglia d'interpretazione che nel caso di un periodare oscuro. Se, infatti, com'è stato detto,  siamo tutti accomunati da una competenza innata ed esercitata in schemi e parametri ricorsivi, allora è molto più facile per noi completare la lettura di un testo riconoscibile che andare alla ricerca di un nuovo codice di riconoscimento. Non c'è da stupirsi, d'altronde, che esista una sorta di fisiologia della conoscenza nell'ambito del processo di comprensione del linguaggio. È accertato, tra le altre cose, che la nostra memoria non è affatto in grado di registrare notevoli quantità di informazioni appartenenti ad una lunga sequenza di parole. L'uso improprio di un verbo o di un sintagma in luogo di un altro allontana il lettore suggerendo ambiguità piuttosto che chiarezza. Il più delle volte, noi utilizziamo delle espressioni del cui significato non ci rendiamo conto:

  • L’allievo che interrogò il professore si mostrò poco preparato

Chi fu interrogato? 

La frase, che è una rielaborazione d'un esempio fatto da Steven Pinker, ne L'istinto del Linguaggio, è un documento di "chiara ambiguità". Anche se non se ne ha la consapevolezza, il numero delle frasi ambigue è superiore a qualsiasi prodotto dell'immaginazione soprattutto perché subentra un altro fattore deviante, lo scambio tra verbi transitivi e verbi intransitivi. Disambiguare le frasi è un dovere di scrittura. Spesso, l'argomento diventa oggetto di tensione e polemica tra "opinionisti" ed esperti perché alcuni ritengono che i tecnicismi siano necessari, altri, invece, sposano la causa della trasparenza tout court. Se si fa blogging con la pretesa di dare suggerimenti e spunti, la trasparenza deve essere un imperativo categorico, non una scelta. Se è vero, come hanno scritto Watzalawick et al., che non si può non comunicare, è altrettanto vero che comunicare vuol dire stabilire delle relazioni di senso e significato. 

L'uso di un linguaggio corretto, elegante e misurato, mai sconsiderato, impertinente o pedante, ingentilisce l’anima. Le parole si propagano da noi a Dio, sono effetti della nostra voglia di esserci e partecipare. Suoni e segni sono l’espressione dello spirito umano primordiale e, nello stesso tempo, rinnovano la visione della realtà, generano alleanze virtuose, condivisione e conoscenza.


4 commenti:

  1. La teoria della Grammatica Generativa Trasformazionale mi potrebbe far battagliare ore! Sulle tue considerazioni finali concordo in pieno! Viva la chiarezza, sopratutto nei blog!

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    1. Ne sono un convinto sostenitore e mi fa piacere trovare riscontro nelle tue parole. Ti dico di più: ho l'impressione che, spesso, l'oscurità di alcuni testi dipenda dall'ignoranza degli autori. Mi sarebbe gradito conoscere la tua opinione circa la Grammatica Generativa Trasformazionale. Hai suscitato in me parecchia curiosità col "battagliare".

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  2. La parola è uno strumento dell'anima e nell'asservirsi, la rappresenta. Complimenti prof ;)

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    1. Strumento dell'anima. Allora, siamo in piena atmosfera biblica e finalistica. La parola come itinerario della mente in Dio, alla parafrasando Bonaventura da Bagnoregio. Da "sia la luce" a "in principio era il verbo", la parola e il linguaggio sono documenti di appartenenza alla Tradizione sacra, espressione di un popolo. E ancora: come non pensare al Cantico dei Cantici e ad un certo modo di amare?

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