sabato 23 maggio 2015

UNA PRODUZIONE DI MERDA


Strano, ma vero: si dovrebbe dire alchìmia,  non alchimìa. La parola in questione, derivando dall'arabo al-kìmia, in origine, è accentata sulla penultima sillaba, è ossitona o piana. Molti insegnati, purtroppo, ignorano queste angolazioni proprie della grammatica. Come si suol dire, non casca il mondo, se non si conosce la giusta pronuncia di alchimia

Il guaio ha ben altra natura: se io chiamo Mario un tizio che si chiama Filippo, che cosa succede? Nel peggiore dei casi, non ci risponde. Niente di grave, ma si interrompe la comunicazione! Se, col tempo, Mario si abitua ad essere chiamato Filippo, allora la comunicazione riprenderà a funzionare ed essere fluida. 

D'altronde, ormai, nessuno si accorge che le autovetture accessoriate sono un abuso linguistico. Lo sono perché usare il presunto participio passato accessoriato in forma aggettivale presuppone l'esistenza del verbo accessoriare. Io di solito non riesco proprio ad accessoriare, nonostante la generosità de Treccani. Mai! Lo giuro! Ho tentato anche di superaccessoriare, ma non n’è venuto fuori un granché. Di conseguenza, non mi capacito come certuni siano in grado di ottenere perfino il superaccessoriato

Non è da escludersi che tutti questi encomiabili  risultati siano frutto di una coproduzione. Devo ammettere che il termine coproduzione mi fa venire un po' di nausea. E non si tratta di raffinatezza o pignoleria! Si dovrebbe dire e scrivere comproduzione almeno per salvaguardare l'igiene. Di fatto come ci suggerisce argutamente Fochi, l'apparente prefissoide greco kòpros vuol dire merda e duzione potrebbe essere la traduzione del latino ductio, cioè conduttura. Dunque, la coproduzione è la fogna.  

Certe cose, è vero, dovrebbero essere dette sommessamente, quindi… Con un bisbìglio o con un bisbiglìo? Che razza di sostantivo è questo? È accentato sulla penultima sillaba o sull'ultima? È accentato sia sull'una sia sull'altra; non c’è da preoccuparsene. Se l'accento cade sull'ultima sillaba, il rumorino è continuato, sennò è determinato nel  breve tempo. 

In nome della brevità, spesso, però, si fa uno scempio. Quante volte abbiamo letto o sentito dire breve cenno? Tante, presumo! Eppure non abbiamo arricciato il naso… Se ci limitiamo ad un cenno, la brevità e la sintesi sono già incluse; non c’è bisogno del sovrappiù: breve e cenno non hanno ragione di coesistere. Allo stesso modo, una bevanda che ci sembra un po' amara o diventa amarognola o resta un po' amara. Un po' amarognola è quel troppo che guasta sempre la bevanda. Può darsi che il signor Mario si sia abituato a essere chiamato Filippo, ma non possiamo costringerlo a chiamarsi pure Filippo Filippo. 

Tuttavia ci sono dei giornalisti che non rinunciano agli abusi perché, forse, non possono farne a meno. Talvolta, vale la pena di giustificarli perché – ammettiamolo! – la cronaca vive sull'emozione di chi ne fruisce. Alcuni aggiustamenti, pur se ai danni della limpidezza grammaticale,  sono da considerare interventi tattici, giochi d'enfasi. Una delle tecniche più in voga è l'abbuffata di passivi: tanti quanti ne vuole il redattore. Il criminale è stato arrestato all'alba di oggi dai carabinieri. Di rado, la frase si volge all'attivo a dare risalto ai carabinieri: i carabinieri hanno arrestato il criminale all'alba di oggi. Ciò accade perché il passivo, in questo caso, sposta il focus della fruizione sul criminale, che attira l'attenzione della gente. Provatevi ad ascoltare un telegiornale e, in particolare, la sua cronaca nera con attenzione critica: vi accorgerete che il racconto fa leva quasi esclusivamente sul trucchetto suesposto. 

Se il passivo è usato a scopo d'enfasi, lo stesso non può dirsi per quell'aggettivo di derivazione latina, alacer, che viene spesso consumato in alàcre, quando si deve dire, senza opportunità di scelta, àlacre. Adesso non si può più essere tollerante, come nel caso degli alchimisti. L'arabo non è una lingua costituente per l'italiano, come lo sono il latino e greco. Alchimìa può essere considerata una vera e propria acquisizione, mentre alàcre è un vero e proprio errore. Si dice àlacre

L’aggettivo è un brutto rospo, credetemi, e non basta un bacio per farlo diventare un principe azzurro! A seconda di dove lo si mette, si ha un significato anziché un altro. Il racconto intrigante: quando intrigante segue il sostantivo racconto, otteniamo un'affermazione generale, secondo la quale tutti i racconti intriganti possono avere certe caratteristiche. Se, al contrario, lo precede, le cose cambiano radicalmente. L'intrigante racconto può riferirsi ad un racconto in particolare. A questo punto, se vogliamo farci perdonare da Mario, possiamo dire che il Mario intelligente è il nostro Mario, cioè un Mario specifico, che è diverso da l’intelligente Mario, espressione, questa,  con cui ci riferiamo ad una caratteristica di un Mario che è noto ai parlanti.

In realtà, ogni lingua può essere definita lingua modale, non tanto per la coniugazione verbale, quanto piuttosto per la funzionalità simbolico-allegorica delle sue illocuzioni, molte delle quali mantengono un'elevata performance commissiva ed espressiva in cui gli enunciati mirano spesso a sortire effetti nell'interlocutore. A tal proposito, facciamo una rapida incursione nella lingua araba, dalla quale possiamo trarre spunti pertinenti e interessanti! Un arabo che risponde al semplice grazie (shokran) non dirà semplicemente prego, ma la shokran aila wajib (non dire grazie per ciò che ti è dovuto). Allo stesso modo, se si vuole adottare una formula di cortesia da associare alla richiesta di qualcosa, si dirà o Allah i raham waldik (che Dio abbia misericordia di te) o Allah i hafdak (che Dio ti protegga), in cui i riferimenti alla divinità sono chiari anche per chi non ha dimestichezza con la lingua araba. Occorre sempre indossare i panni di quel redattore che ha il dovere di formulare una resa dei significati adeguata, non potendosi unicamente limitare alla descrizione degli eventi! 

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