sabato 16 maggio 2015

IL CASO BATTIATO
PERCHÉ I GESUITI EUCLIDEI VANNO DAI MING?




Bere un bicchiere o una bottiglia, leggere Pirandello, combattere come leoni, vivere la vita et cetera: parliamo e scriviamo in questo modo. In che modo? Sineddoche, metonimia, metafora, similitudine, allegoria e almeno un'altra ventina di figure retoriche soffiano sulle nostre scritture e sui nostri dialoghi come un tiepido vento primaverile. Anche l'espressione "soffiano come un tiepido vento primaverile" è già un atto d'accusa. Non se ne può fare a meno, fuorché si voglia impoverire ogni lingua del mondo o candidarsi al ruolo di automi. Quindi, in che modo parliamo e scriviamo? 

Ciascuno di noi parla e scrive per immagini, ricorrendo inconsapevolmente a delle rappresentazioni mentali, le quali, a propria volta, non sono altro che la proiezione di solide esperienze. Il neuroscienziato Donald Hebb afferma che "neuroni che si attivano per la prima volta insieme tenderanno ad attivarsi insieme anche in seguito". In pratica, quell'impulso elettrico che si origina nel nostro cervello, principalmente nell'area di Broca e in quella di Wernicke, e si trasforma presto in parola non è accidentale, ma è un processo che giunge a maturazione in parecchi anni. 

Ogni atto linguistico è una sorta di olio su tela, un quadro a tutti gli effetti: parlanti e scriventi sono dei pittori surrealisti che non sanno di essere pittori. Oltre a bere, leggere, combattere e vivere, pertanto sosteniamo, indirettamente e con l'inconscio, ciò che beviamo e leggiamo, il modo in cui combattiamo e quello in cui viviamo. 

Se, nello stesso tempo, prendiamo in considerazione i processi di scrittura creativa, allora scopriamo che i componimenti possono denunciare sicuramente degli stati d'animo e rivelare degli aneddoti intriganti. L'Io di colui che compone si frammenta all'interno dell’opera, assume i volti dei propri personaggi e si ricompone solo alla fine, nella materia del climax. Le figure retoriche sono la forma di questa scomposizione: velano e rivelano qualcosa. Talvolta, esse sono talmente luculliane, rimarchevoli e sfarzose da disperdere persino il significato delle cose. 

A questo punto, so di essere in procinto di tirarmi addosso l'odio di molti lettori, ma, se è vero che ambasciator non porta pene, io, in qualità di ambasciatore di un fenomeno linguistico, non dovrei essere messo alla gogna. 

Negli anni, dalla mia adolescenza fino ad oggi, mi sono sempre trascinato un fardello, quello del caso Battiato. Ne sono stato e ne sono un ascoltatore. Ma non posso confessare di esserne un autentico estimatore. Il suo manifesto, cioè la canzone che più di ogni altra è stata glorificata da almeno due generazioni, è Centro di gravità permanente. Franco Battiato è noto per il suo arzigogolare e per le sue cervellotiche creazioni, anche se, a mio avviso, in realtà, un cantautore dovrebbe essere più noto per i significati che per i sofismi. Il maestro non si tocca! Per l’amor del cielo! La sua appartenenza alla scuola mistico-filosofica della quarta via dell'armeno Georges Gurdjieff permea i testi e nessuno può mettere in dubbio il valore dell'ispirazione. L'interpretazione del testo stesso e i messaggi però sono tutt'altra cosa: la complessità non implica l'astruseria. Una vecchia bretone / con un cappello e un ombrello di carta di riso e canna di bambù. / Capitani coraggiosi / furbi contrabbandieri macedoni. / Gesuiti euclidei / vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori / della dinastia dei Ming (…) Da vecchia bretone a contrabbandieri macedoni, il discorso potrebbe ancora salvarsi; potrebbe trattarsi dell'indicazione polimorfa della natura umana per la quale l'autore è alla ricerca del centro di gravità permanente. Da gesuiti euclidei a dinastia dei Ming, invece, la forzatura si fa iperbolica, patologica e insensata, è pesante, ingombrante. La Compagnia di Gesù, che rappresenta l'istituto di diritto pontificio dei gesuiti, è conosciuta nella storia, recente e non, per il rigore con cui affronta gli studi religiosi e la severa disciplina, voluta fin dall'inizio dal fondatore, Ignazio di Loyola. L'aggettivo euclidei si può associare al sostantivo gesuiti, se e solo se s'intuisce l'importanza dottrinale de Elementi, opera del matematico Euclide fondata integralmente sui postulati, cioè su proposizioni che devono essere accettate come valide in assenza di dimostrazione. In effetti, la regola gesuitica, per così dire, è l'espressione di un postulato, ma è appena il caso di notare che, nello spazio-tempo di due termini, la lettura è diventata discepolato. Come se non bastasse, i gesuiti sono vestiti come dei bonzi, sostanzialmente dei monaci buddisti o maestri della legge, come dice Treccani: o accettiamo la ridondanza e indossiamo l'abito talare o, senza perderci d'animo, giudichiamo ampolloso e spropositato l'artificio letterario di Battiato. Il travestimento di questi personaggi, da consegnare agli psicoanalisti, è utile, a quanto pare, a varcare la soglia della corte della dinastia dei Ming. Che cosa andrebbero a fare questi monaci greco-arcaici e, per giunta, buddisti a casa dei Ming? 

O Maestro Battiato, perché tutto questo? Mi sembra ostentazione nevrotica e maniacale di cultura, d'una cultura che, di fatto, potrebbe anche rivelarsi insussistente. Altro è mettere in fila delle citazioni o degli slanci di cultura pomposa, altro è saperne tanto da poterne discutere riccamente. Esorto il lettore ad ascoltare e leggere, a scopo di paragone, l'incipit de Il suonatore Jones di Fabrizio De Andrè: In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità / a me ricordava la gonna di Jenny / in un ballo di tanti anni fa. Semplicità ed eleganza si mutano, per l'ascoltatore, nella magia d'un ritmo incantevole che si comprende pur nella complessità letteraria. 

Sarebbe lecito chiedersi perché il Battiato di Centro di gravità permanente, dopo avere propinato figure retoriche a gogò e gonfiato il brano di teorie ermetiche, si ritrovi a cantare una certa schifezza in inglese, il cui testo è simile a "the pen is on the table": over and over again / you are a woman in love baby come into my life / baby i need your love / i want your love / over and over again


Quando nel tegame del cascame culturale aggiungiamo pure un cinghiale bianco, qualche derviscio che balla sulle spine dorsali, un paio di cavigliere del kathakali, almeno una balinese in un giorno di festa e gustiamo la brodaglia sulla prospettiva Nevskij, allora sì… Possiamo cantare anche noi Cuccurucucu perché il mondo è grigio e blu e i desideri non invecchiano quasi mai con l'età. Infatti, io, nonostante l'accozzaglia, continuo ad ascoltarlo e… Mi piace! 

3 commenti:

  1. Buongiorno Francesco, come dal nome del frate che diede lo nome all'ordine che prima di tutti, anche dei Polo, andó in Cina e creó la prima chiesa! E giá mi son perso! Perché la cina é grande! Secondo me, dato la particolare chiusura e ritorno all'ortodoasia della dinastia Ming rispetto alle precedenti, é possibile che esista qualche aneddoto che non tutti conoscono!
    Suppomgo che il BVB (Buon Vecchio Battiato), abbia giocato tra simbologie e aneddoti, creando un puzle tridimensionale! Quindi, ogni riferimento andrebbe letto con strumenti diversi.
    Lo fanno in molti e lo faccio spesso anche io...
    Cambiare piano é divertente anche se si fanno le scale

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    1. Caro e stimato Oreste, il tuo spunto è per me occasione di chiarimento, dal momento che questo post circa l'abuso retorico-figurativo fatto da Battiato ha generato un po' di caos. Molti hanno concluso sbrigativamente che io non mi sia documentato adeguatamente sul retroterra storico-religioso del testo. Qui, voglio precisare che il mio scritto è stato costruito interamente sulla turbolenza semantica e stilistica di Battiato. D'altronde, trattandosi di un post e non di un saggio, la sintesi ha avuto la meglio sulla quantità di notizie. La vicenda del missionario gesuita, matematico e cartografo, Matteo Ricci, recatosi in Cina a fare proselitismo, è nota, ma questo non cambia lo stato dell'arte. Ho sempre avuto l'impressione che l'ascoltatore medio, una volta stordito dagli eccessi linguistici, abbia compensato con l'esaltazione. Ritengo pertanto che l'ambiguità e, a tratti, l'incomprensibilità, abbiano giocato un ruolo decisivo nel successo di Franco Battiato.

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  2. Buongiorno Francesco, come dal nome del frate che diede lo nome all'ordine che prima di tutti, anche dei Polo, andó in Cina e creó la prima chiesa! E giá mi son perso! Perché la cina é grande! Secondo me, dato la particolare chiusura e ritorno all'ortodoasia della dinastia Ming rispetto alle precedenti, é possibile che esista qualche aneddoto che non tutti conoscono!
    Suppomgo che il BVB (Buon Vecchio Battiato), abbia giocato tra simbologie e aneddoti, creando un puzle tridimensionale! Quindi, ogni riferimento andrebbe letto con strumenti diversi.
    Lo fanno in molti e lo faccio spesso anche io...
    Cambiare piano é divertente anche se si fanno le scale

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