mercoledì 8 aprile 2015

TROPPI SCRITTORI SUL WEB, 
MA, A SENTIRE I POLITICI, VIENE L'OTITE


Alla ricerca di errori grammaticali, non si rischia mai la disoccupazione, sebbene l'occupazione che se ne ricava non sia per niente gratificata. Lo si fa per puro piacere. Un tempo, si sarebbe detto: per la gloria; ma, oggi, non c'è più spazio neppure per la gloria. Si vive di stenti e, forse, si muore pure di fame, tuttavia due sensazioni gonfiano il petto d'orgoglio: la memoria dell'epoca greco-latina, in cui si agiva al solo scopo di agire e in cui un capopopolo, un re o un eroe erano confermati nel proprio ruolo perché ogni giorno si consacravano alla guerra e alla conquista, e il beneficio della contemplazione, che s'impara attraverso lo studio dei documenti classici. Ardimento e codardia sono due estremi storici tra i quali è in gioco non solo la differenza fra ciò che è grammaticale e ciò che non lo è, ma anche e soprattutto la morale dell'intelletto umano. Ormai è una questione di dignità. In sintesi, un enunciato che rispetti dei parametri è detto grammaticale. Possiamo discutere a lungo dello stile, del cambiamento dei registri linguistici, dell'evoluzione della lingua e metterci d'accordo in fretta e senza polemiche. La tolleranza finisce al comparire di quei profili il cui proprietario dichiara di essere uno scrittore. E sono tanti, troppi, costituiscono un mondo parallelo. Potremmo trarne spunto per un approfondimento di semantica, ma non rispetteremmo la pertinenza alla traccia. In un'occasione, mi è capitato di leggere di una ragazza proclamatasi curatrice di una silloge, la quale scriveva: "Assieme al mio amico scrittore ho deciso di (…)". Vien fatto di chiederle: - Il tuo amico non ha un nome? - Se io organizzo un party assieme al mio amico ragioniere (...o postino o netturbino), non scrivo mica "Assieme al mio amico ragioniere (…o postino o netturbino et cetera) ho deciso di organizzare un party". Chi ha riconosciuto a questo "amico" il titolo di scrittore? E inoltre: se questo "amico" è da definirsi scrittore, allora Calvino, Vittorini, Dostoevskij, Mann, Eco et al., di là dai gusti personali, che cosa sono? Presentarsi come scrittore o netturbino o panettiere è pure scortese. Provatevi a immaginare un tizio che, venendoci incontro e tendendoci la mano, ci dica "Buon giorno! Piacere! Io sono uno scrittore."! Voglia il cielo che abbia letto almeno Guerra e pace, prima dell'autoproclamazione. Se poi esiste un albo degli scrittori, informatemi! Sia chiaro però che non intendo sborsare neppure un euro per aderirvi. O gratis oppure niente. Togliete il termine scrittore dai vostri profili! Fatelo per umiltà e dignità, tranne che siate scrivani o copisti, come opportunamente si legge nel vocabolario Treccani! E' vero che è scrittore colui che si dedica all'attività letteraria, ma l'uso improprio dell'estensione dei significati e delle metafore è anch'esso un grave errore grammaticale. O è millantato credito? O è vanagloria? Ci si accorge, a un certo punto, che questi resoconti amatoriali di scrittura profana, molle e mielosa sono accomunati da due errori marchiani: le subordinate introdotte dai verbi credere, pensare, supporre, ritenere et similia sono comicamente espresse con l’indicativo; alcune virgole sono collocate del tutto casualmente: addirittura dopo il soggetto e prima del predicato verbale, senza apposizioni o formule appositive e relative accessorie. Procediamo per gradi! Se nella reggente usiamo un verbo di opinione o di dubbio e il soggetto della subordinata è diverso da quello della reggente, il verbo della reggente va coniugato sempre e tassativamente al congiuntivo. Io credo che tu abbia studiato poco. Non c'è evoluzione della lingua che tenga! La mia perplessità è nata, come ho preannunciato, dopo che ho riscontrato lo stesso errore in almeno tre blog differenti; la qual cosa mi ha poi indotto alla denuncia. La correlazione tra i tempi verbali è un obbligo di "legge", anche se i primi ignoranti sono politici e giornalisti. Silvio Berlusconi, ai tempi della prima campagna elettorale, nel 1994, incentrò tutta la propria comunicazione su due elementi del discorso, il deittico Io, e la prima persona singolare dell'indicativo presente di credere, credo. Il malcapitato Achille Occhetto fu sbaragliato dallo slogan innovativo Io credo, ammettendo che avesse un po' di verve oratoria. Peccato che Io credo dal 1994 a ora sia stato solo impoverito e seguito sempre più dall'indicativo che dal congiuntivo. Una locuzione congiuntiva subordinante che pretende rigorosamente il congiuntivo è prima che. Devo concludere, prima che egli rientri a casa. Non ha niente da spartire coi nostri scrittori, ma è il caso di non lasciarsi scappare l'occasione. Altro uso indiscutibile del congiuntivo è quello che deve seguire come se. In questo caso, si ricorre principalmente al congiuntivo imperfetto, anche se ci sono delle eccezioni. Parliamo della lingua italiana, come se fosse estranea a tutti noi. Ancora una volta, se vogliamo trovare un colpevole, dobbiamo disseppellire le salme dei grammatici latini, i quali hanno messo a punto la consecutio temporum. Come si evince dai termini, si tratta di un equilibrio temporale, necessario e non facoltativo. In poche parole, per ricavare da tutto questo una regoletta di ampia fruizione, basta ricordare che il congiuntivo è sicuramente il verbo del dubbio, pertanto sarà presente in tutte le proposizioni subordinate rette da verbi di dubbio, timore, speranza, volontà, stati d’animo et similia. Al contrario, l'indicativo, sancisce una specie di certezza semantica. Tra i segmenti di sintassi che ricevono un trattamento inadeguato si scova l'unico/a che, espressione strettamente imparentata col congiuntivo, ma arbitrariamente e ingiustamente separata da esso. Questo è l’unico ch’io abbia trovato e non Questo è l’unico che io ho trovato. Passando da una frase all'altra, a poco a poco, notiamo che i casi in cui il congiuntivo è dimenticato sono numerosi. Se seguiamo deputati e senatori durante un’intervista qualsiasi, sentiamo spesso frasi come E' necessario che il governo interviene, E' l'emendamento più giusto che il partito può proporre, Ci rallegriamo che la disoccupazione è diminuita di due punti et cetera. In tutte e tre le frasi occorrerebbe sostituire l'indicativo col congiuntivo. A me viene già l'otite a sentire i politici, ma transeat! Sono politici. Dichiarare di essere scrittore sul proprio profilo e non saper mettere un congiuntivo al posto giusto equivale a uscire da casa con le orecchie da asino. 

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