mercoledì 29 aprile 2015

SUPERCAZZOLA O COMPLESSITÀ? 


Dopo che ebbi cominciato a muovere i primi passi nel mondo della scrittura, sentii dentro di me un vago senso di colpevolezza e inettitudine. Avendo una formazione rigidamente classica, spinto dall'entusiasmo  e dall'immaturità, ero persuaso che mescolare grecismi e latinismi nella scrittura fosse segno di nobiltà e qualità. Sulle prime, a dire il vero, ero orgoglioso di quei testi pomposi, anche se il numero dei lettori era variabile, oscillava da uno a tre: io, che dovevo correggere le bozze; il mio professore di filosofia teoretica; la mia fidanzatina, che si sacrificava per amore e finiva sempre col dirmi "Bello, amore mio! Bravo!". Tra le altre cose, tutte le volte in cui tentavo di estendere ad altri la lettura, mi esponevo ad una terribile sassaiola che i lettori impietosi non mi risparmiavano: "Devi essere chiaro!", "Devi farti capire!", "In questo modo, non comunichi", "La semplicità del messaggio è fondamentale" mi dicevano quasi tutti. E non avevano torto. Ma ero un po' duro di comprendonio. La spavalderia della giovane età aveva la meglio sul buon senso. E mi ci è voluto un po' di tempo per fare tesoro dei consigli e superare il timore di non riuscire a farcela. A distanza di parecchi anni, mi ritrovo a vivere un nuovo periodo di colpevolezza e inettitudine: questa volta, la causa non è la mia scrittura, ma quella dei professionisti del web, che, credetemi, mi sforzo di seguire semplicemente per imparare. Ma… Si fa presto a dire "semplicemente"!  

È così che m'imbatto in quei testi che disturbano il mio sonno e mi tolgono la serenità. Da un post di Fabio Piccigallo, un professionista che stimo molto e seguo attentamente perché scrive bene e mostra competenza, leggo che "Facebook inibirà la gestione dei Gruppi attraverso le sue APIpubbliche. L'effetto sarà valido per tutti i tool di terze parti che sfruttano questafunzionalità, compreso il nostro PostPickr.". Fino a Gruppi, reggo, ma, quando leggo che l'effetto sarà valido per tutti i tool di terze parti, crollo sullo scrittoio e comincio a chiedermi se sia un'altra delle profezie Maya da decodificare , una nuova normativa della comunità europea, l'ennesimo aumento della pressione fiscale oppure un messaggio in codice… 

Con un po' di timore, consulto sia Fabio Piccigallo sia Francesco Ambrosino, i quali mi istruiscono amabilmente. So che continueranno a farlo, almeno spero! Ma la mia giornata di lettura è da archiviare come la classica "giornata no". 

Mi provo ad immaginare cosa sarebbe successo, se fossi stato assieme a mia madre e la povera donna mi avesse chiesto:  - Che cosa stai leggendo? -. Io avrei potuto risponderle così: - Ho appena letto che Facebook inibirà la gestione dei Gruppi attraverso le sue API pubbliche. Purtroppo, l'effetto sarà valido per tutti i tool di terze parti. Te ne rendi conto, mamma? -. Non oso immaginare la reazione. Grazie a Dio, da parecchio tempo, non vivo assieme ai genitori. 

La grammatica di un discorso è una risorsa essenziale con la quale ci poniamo in relazione di scambio; la grammatica non è solo un insieme di virgole, puntini, soggetti, predicati e complementi; essa è anche e soprattutto la premessa della comunicazione e dei significati che ci accomunano

È vero che potrei consultare il web stesso per ampliare le mie conoscenze e fare la cosiddetta ricerca, ma è altrettanto vero che, se ciò che io scrivo può essere intuito nella ristretta cerchia degli addetti ai lavori, allora un errore c'è. Se io scrivo l'icasticità ctonia del palinsesto vetorotestamentario, anziché scrivere il profondo valore simbolico della bibbia, non faccio altro che mettermi nei guai. In pratica, commetto un errore. 

Non me ne vogliano gli amici chiamati in causa, i quali peraltro mostrano ampia disponibilità d'interazione! Ma io, che sono un po' rincoglionito e devo pur trascorrere qualche ora a leggere in solitudine, ho bisogno di vederci chiaro. 

Questo processo di lettura mi porta a scoprire che la strategia SEO e, in generale, dell'ottimizzazione, risente ormai del cambiamento dell'algoritmo, tanto che gli spider di Google e il crawiling presto avranno un nuovo volto. Cioè? Vuol dire che l'uomo ragno sarà sostituito da qualcun altro e ci sarà una rivoluzione Marvel o è una vera e propria supercazzola? 

Se nell'articolo di Fabio, di là dalla facile ironia, riusciamo a restare all'interno di una traccia, in questo caso, invece, la grammatica dei significati è stata completamente snaturata, violentata. Non c'è giustificazione che regga! Si tratta di un testo smodato, eccessivo; è uno sproloquio da collocare nella dimensione dell'incomunicabilità. Fa bene Francesco Ambrosino, con umiltà e spirito di autocritica, a dichiarare: - Ci riempiamo la bocca di paroloni spesso senza senso! -. Eppure si tratta di un esperto del settore, laureatosi in Scienze della Comunicazione, molto attento a ciò che circola sul web e autore di contributi di pertinenza. 

Se un esperto del web scrive ed è capito solo da un altro esperto del web, si crea in breve un vero e proprio circolo vizioso, una specie di anticamera della comunicazione senza finestre né prese d'aria di alcun tipo. Dunque: anziché dire algoritmo, bisogna anche spiegare che cos'è un algoritmo; lo stesso dicasi per SEO, che, sì, è un acronimo, ma, se lasciato alla deriva, può sembrare il marchio di una setta, di cui fanno parte gli spider, coloro che praticano crawling, che non credo sia sessualità estrema. 

In questa trappola della grammaticalità perversa è caduto, a mio avviso, anche un maestoso narratore, James Joyce, il quale, nell'inviare il proprio romanzo, Ulisse, in lettura ad un amico, fu costretto a corredare il testo di uno schema necessario alla comprensione, lo schema Linati, così chiamato per il nome dell'amico torturato, Carlo Linati. Oggi, non a caso, nell'edizione Oscar Mondadori, l’Ulisse è venduto assieme ad un libretto complementare. Prendi due e paghi uno, è vero, ma uno dei due serve a capire quello che vorresti (?) o dovresti leggere subito. Io sono riuscito a leggerlo solo al terzo tentativo e ammetto di averlo fatto per dovere. Vi pare una cosa normale o l'espressione di un delirio?

5 commenti:

  1. "la strategia SEO e, in generale, dell'ottimizzazione, risente ormai del cambiamento dell'algoritmo, tanto che gli spider di Google e il crawiling presto avranno un nuovo volto"
    Caspita, l'ho capita subito!
    Ma essendo un Maestro della Supercazzola!
    ;-)
    Bell'articolo, concordo!
    Partendo anche dal fatto che spesso, tra il noto e il conosciuto, la comunicazione si sviluppa al primo livello!
    Faccio un esempio.
    Senti spesso dire in giro :"Quello che conta è il valore aggiunto!"; "La verità ti rende libero"; ecc.
    Ma cosa significano tali affermazioni? Cosa significa "Libertà"? Cosa significa "Verità"?
    Ma soprattutto...
    ...'sto caspita di "Valore aggiunto"?

    Buon giorno e buon lavoro

    Francesco

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  2. Le forme astratte del discorso, caro Oreste, dal mio punto di vista, non sono altro che meccanismi di compensazione linguistica, sostituzioni di contenuti e, talora, anche espressione di codardia umana e intellettuale. Chi le usa tende a non assumere impegni precisi nei confronti dell'interlocutore; di conseguenza anche il linguaggio perde le proprie funzioni essenziali...

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  3. Buongiorno, Francesco, concordo sulla semplicità del comunicare, con lo scritto o l'orale, ma non l'impoverimento, come mi capita di vedere ultimamente e da persone con studio.
    Spero di non disturbare troppo ma per descrivere meglio quello che ho capito, devo spiegare un paio di cose. Non ho potuto studiare e ho iniziato presto a lavorare, e per aver il diploma delle scuole d'obbligo ho dovuto studiare di sera.
    Ma ero un giovane molto curioso e ho letto tanto, almeno per me, iniziando con i libri classici e poi ad ogni libro approfondivo con gli autori e gli argomenti di riferimento.
    Per finire ho avuto la fortuna di aver lavorato in un ambiente scientifico e ho conosciuto tante persone veramente eccezionali, dei scienziati che avevano un atteggiamento semplice e mi trattavano come uno di loro, e, in questa esperienza mi hanno detto e ho capito che, le persone che sanno veramente spiegano in modo comprensibile a tutti, mentre chi usa paroloni o con termini in altre lingue è perché sa poco e vuole far credere di sapere. Più o meno così.
    In questi anni mi sono concentrato di più sugli autori greci e latini, che conoscevo, ma solo per alcune opere, e posso garantire che è stata una bella esperienza, ho conosciuto meglio l'uomo e a parte i difetti che sono rimasti uguali, avevano una passione per cercare di scrivere sempre meglio.
    Infatti chi ha seguito la loro cultura, come: Dante, Petrarca, e altri hanno lasciato un segno indelebile.
    Per tanto io preferisco lo scritto un po impegnato, che anche se non capisco tutto, posso almeno andare a cercare su un vocabolario, mentre faccio sempre più fatica a seguire quei post che tanti usano: mezze frasi, niente virgole o punteggiatura varia, e simboli strani; a pensare che tanti hanno la fortuna di essere diplomati, mentre io sono ancora qui a 62 anni che cerco di imparare e mi rendo conto che faccio ancora tanta difficoltà.
    Ecco perché approvo semplicità e non impoverimento e anche tanti termini classici, che sono la nostra storia, ma non chiaramente in modo pomposo.
    Saluto.

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  4. Buongiorno, Francesco, concordo sulla semplicità del comunicare, con lo scritto o l'orale, ma non l'impoverimento, come mi capita di vedere ultimamente e da persone con studio.
    Spero di non disturbare troppo ma per descrivere meglio quello che ho capito, devo spiegare un paio di cose. Non ho potuto studiare e ho iniziato presto a lavorare, e per aver il diploma delle scuole d'obbligo ho dovuto studiare di sera.
    Ma ero un giovane molto curioso e ho letto tanto, almeno per me, iniziando con i libri classici e poi ad ogni libro approfondivo con gli autori e gli argomenti di riferimento.
    Per finire ho avuto la fortuna di aver lavorato in un ambiente scientifico e ho conosciuto tante persone veramente eccezionali, dei scienziati che avevano un atteggiamento semplice e mi trattavano come uno di loro, e, in questa esperienza mi hanno detto e ho capito che, le persone che sanno veramente spiegano in modo comprensibile a tutti, mentre chi usa paroloni o con termini in altre lingue è perché sa poco e vuole far credere di sapere. Più o meno così.
    In questi anni mi sono concentrato di più sugli autori greci e latini, che conoscevo, ma solo per alcune opere, e posso garantire che è stata una bella esperienza, ho conosciuto meglio l'uomo e a parte i difetti che sono rimasti uguali, avevano una passione per cercare di scrivere sempre meglio.
    Infatti chi ha seguito la loro cultura, come: Dante, Petrarca, e altri hanno lasciato un segno indelebile.
    Per tanto io preferisco lo scritto un po impegnato, che anche se non capisco tutto, posso almeno andare a cercare su un vocabolario, mentre faccio sempre più fatica a seguire quei post che tanti usano: mezze frasi, niente virgole o punteggiatura varia, e simboli strani; a pensare che tanti hanno la fortuna di essere diplomati, mentre io sono ancora qui a 62 anni che cerco di imparare e mi rendo conto che faccio ancora tanta difficoltà.
    Ecco perché approvo semplicità e non impoverimento e anche tanti termini classici, che sono la nostra storia, ma non chiaramente in modo pomposo.
    Saluto.

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  5. Carissimo Saverio, per essere uno che non ha la cosiddetta formazione classica, ti assicuro che hai una bella scrittura. La storia che narri, il tuo cammino umano e intellettuale, è esemplare, cosicché è gradevolissimo soffermarsi a scambiare parole e pensieri con te. Quindi, non temere di scrivere qualche riga in più! Per quanto riguarda l'argomento della discussione, io non ho pregiudizi di scrittura e mi rendo conto che il linguaggio non deve essere "sporcato" o impoverito affinché diventi una cosa pubblica. Ma, nel proporre un testo, bisogna sempre chiedersi quale sia il livello di comunicazione che vogliamo raggiungere e se desideriamo donare qualcosa a qualcuno. Se autenticamente vogliamo almeno tentare di fare un dono, allora la semplificazione è d'obbligo, la chiarezza un dovere. Joyce - tanto per fare un esempio - è, a mio avviso, un narratore maestoso e portentoso, ma illeggibile, inavvicinabile: a questo punto, non so se effettivamente abbia narrato o se abbia dato sfogo alla propria immensa cultura. Ne I promessi sposi, troviamo parecchie pagine di "gride", cioè di disposizioni amministrative, che sono inutili e noiose, nonostante l'opera sia insostituibile. E si potrebbe continuare. Ti ringrazio dell'attenzione che mi hai rivolto. Nessuna cultura senza relazioni!

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