mercoledì 22 aprile 2015

PAROLACCE, SESSUALITÀ E GRAMMATICA


Ho la vescica piena. Devo svuotarla. Sulla pagina è impensabile. Né, tanto meno, posso abbandonarmi sullo scrittoio, davanti al pc. Il gesto non avrebbe alcunché di letterario. Vado a pisciare: è una sosta iniziale, ma fa riflettere. A quale formula di scrittura corrisponde? Mi serve un esempio dotto. Ci penso, mentre, già in bagno, mi libero del peso. Il voyeurismo specifico di Dante verso Beatrice nella Vita nuova. Sì, non guardate il testo come allocchi! Chiamiamo le cose col giusto nome! Dante era un voyeur? Come si può definire uno che dichiara di andare in chiesa a spiare la donna della quale è innamorato o che la segue lungo le normali passeggiate? D'altronde, c'è un che di fisiologico. Con un bel giro di parole potremmo cavarcela. No! Non va proprio. È tutto così spirituale! 

Citiamo un altro voyeur! Petrarca. Anche qui potremmo cavarcela. Appostarsi tra i cespugli e le fronde per sbirciare una donna che si fa il bagno è un chiaro segno. Ma non se ne parla proprio! Neanche in questo caso. Un mito è pur sempre un mito. Non va toccato. 

Allora, Boccaccio! Andreuccio da Perugia mi pare bell'e rincoglionito. E se gli accademici puntano il dito contro di me? Un po' di educazione culturale non fa mai male. Vediamo un po'. Tasso, Boiardo, Ariosto: tutti maledettamente rapiti dai sensi, ma insoddisfatti. Un Orlando che perde il senno per poi ricuperarlo sulla luna grazie ad Astolfo e ad un cavallo alato potrebbe anche costituire la manifestazione di un problema di ordine fisiologico nella scrittura. Sì, ma così s'indebolisce il processo di fascinazione. Lo stesso dicasi per il don Chisciotte! 

Nobiltà non rima con pisciare né con fisiologia. 

La scrittura è un atto creativo; non la si può mica insudiciare in maniera spicciativa! Figuriamoci la grammatica! Mi occorre un salto temporale. Non è escluso che la letteratura dell'ottocento e del novecento mi sia favorevole. Ho trovato! Kafka! Tutti hanno letto di Gregor Samsa e nessuno può negare che uno scarafaggio sia tanto immondo quanto una scrittura che manifesti una fisiologia impertinente e inopportuna. 

La pelle del mio pene s'impiglia nella chiusura lampo, proprio mentre sto per mettere a punto l'esempio dotto. Il dolore lancinante spazza via ottocento anni di letteratura. Il mio membro è arrossato. 

Godo della sensazione di scampato pericolo.

La buona grammatica, che precede la buona scrittura, non esclude l’uso della parolaccia, non è una prassi contemplativa, ascetica, asfittica, salottiera e per signorotti ammuffiti e inamidati. La grammatica è un modo per esprimere anche ciò che lo sguardo non trattiene. Eppure, tutte le volte in cui si sfiora la fisiologia umana, bella, naturale e coinvolgente, si teme di produrre spazzatura o di fare un torto ai nobili personaggi che ci hanno istruiti. 

Si dice fare l'amore o fare all'amore? Anzitutto, si può anche dire scopare, verbo che il magistrale dizionario della lingua italiana Devoto-Oli ammette, riferendo che significa "unirsi carnalmente". È triviale? No! È solo un'estensione pertinente dell'area semantica. 

Il Treccani, presente sul web con dovizia di contenuti, dedica all'eros, uno spazio esemplare, sottraendo a moralisti, proibizionisti, integralisti e puristi ogni opportunità di obiezione: in pratica, fa intervenire parecchi scrittori a sostegno della variegata naturalezza della cosiddetta parolaccia e dei termini che raccontano l'intreccio dei corpi. 

Tra le due espressioni, fare l'amore e fare all'amore, la più corretta è sicuramente la prima. Fare all’amore, che trova comunque riscontro sia nella letteratura sia nella cinematografia, è invece, sulla base di quanto ci dicono i linguisti, un regionalismo dell'appennino tosco-emiliano, ma che si riscontra già nel Lazio settentrionale. 

C'è una comune tendenza a purificarsi, a espiare le colpe originarie, anche attraverso la scrittura, ma bisogna ricordare che usare ampie perifrasi, eufemismi e figure sostitutive di vario genere costituisce un errore ridicolo, genera stupidità, piccineria intellettuale. Vincono il contesto e la funzione d'uso, non le buone maniere. Insomma, aggirare l’ostacolo è sbagliato. 

Perché Charles Bukowski, che di certo non è un genio della letteratura e non ha prodotto capolavori di narrativa, ha goduto d'immensa fortuna letteraria? È così difficile capire perché sulle scansie d'una libreria troviamo tante edizioni delle opere di Bukovswi e pochissime di quelle di Thomas Mann? Nello stesso tempo, invece, accade l’esatto contrario nei processi di scrittura comuni. Sublimazione e compensazione invadono la descrizione degli atti d'amore degli aspiranti scrittori. Accade, dunque, che angeli e arcangeli guidino l'estro degli autori verso forme mielose, estatiche, evanescenti, impeccabili, linde, come se la natura recitasse continuamente inni d'armonia solamente per loro. Tutto questo è patetico, allo stesso modo in cui è sbagliato. Rincorrere l'esaltazione e la deviazione aulica del verso fulminante è una forma di ineleganza, di sciatteria, una specie di smargiassata non dissimile da quella del tizio che, in sella alla propria moto, fa sentire il rombo del motore per attirare l’attenzione delle fanciulle. Io credo che queste scelte infelici siano da annoverare tra gli errori grammaticali.

Di là dalle provocazioni dell’incipit e dall'indiscutibile valore di Dante, Petrarca & Co., la cui letterarietà non si riduce all'ipotesi di voyeurismo, la pretta questione è la seguente: la scelta dei termini e, di conseguenza, dell'intero lessico d'un testo che ci accingiamo a scrivere, è spesso fuorviata dall'idea che scrivere cazzo non sia grammaticale. Non è così! Cazzo non è soltanto il sinonimo volgare di pene, ma è anche un'interiezione bell'e buona! Io non sono un cultore della letteratura dei de Sade, che anzi detesto e reputo insensata (…non sono mai riuscito ad andare oltre la terza pagina di una delle porcate scritte dal marchese!), ma sono fedele al realismo grammaticale, semantico e narrativo.
Come scrive Francesca Serafini su Treccani, il termine coito è algido!


Il senso della misura, la valutazione clinica del messaggio e la competenza precedono e istruiscono un buon messaggio. Siamo certi che la Müller, nel produrre lo spot Fate l'amore con il sapore, non abbia giocato col possibile scambio fonetico tra le consonanti r e n, così da provocare l'ascoltatore? 

1 commento:

  1. Buongiorno Francesco.
    Mi scappa una domanda, ma me la tengo.
    Ho dalla mia che non sono un aspirante né uno scrittore; o almeno, non lo sono in termini assoluti e di categoria.
    Son scrittore nel momento in cui scrivo, ma non lo sono più appena smetto.
    Un caro saluto
    E a presto

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